2 giugno 2020
Aggiornato 13:30
Governo

La ministra mancata Castelli contro Confindustria, ma sul Tav spiazza la base M5s

La deputata M5s difende il contratto di governo contro Confindustria, ma sulla Torino-Lione lascia il M5s perplesso

La deputata M5s Laura Castelli
La deputata M5s Laura Castelli ANSA

ROMA - Probabilmente non sarà ministro come qualcuno aveva ipotizzato in questi ultimi giorni, ma Laura Castelli, particolarmente attiva sui media di questi tempi, entra a gamba tesa contro Confindustria: "Il contratto di Governo tra M5s e Lega affronta con equilibrio tutte le questioni prioritarie indicate da Vincenzo Boccia all'assemblea annuale di Confindustria, dalla politica industriale al lavoro, passando per la produttività e l'Europa. Non capiamo quindi lo scetticismo del Presidente Boccia verso il governo nascente, e speriamo che si potrà dialogare in futuro al di là dei luoghi comuni che oggi ci separano". 

Si torna a parlare di politica industriale
Pensiamo alla Banca pubblica d'investimento, per esempio: dopo tanti anni - osserva Castelli - si torna a parlare finalmente di politica industriale, con un istituto che andrà a finanziare le piccole, medie e grandi imprese e ad intervenire anche nelle infrastrutture utili al Paese. Sul Tav e altre opere già in cantiere "non abbiamo pregiudizi", ma valuteremo caso per caso se servono davvero o se è meglio investire le risorse esistenti in altri campi", a partire dalla green economy, settore ad alti profitti in grado di produrre occupazione di qualità e quindi aumenti di produttività, secondo i 5S. II fatto che Castelli apra alla Torino-Lione sembra quasi una comica, visto che ci ha sempre messo la faccia per difendere a spada tratta il Movimento No Tav. Sabato scorso la vedevamo marciare a fianco dei comitati della Valsusa e dintorni per dire no alle grandi opere inutili stile Alta Velocità, e possibile che oggi qualcosa sia cambiato?

Serve una spinta alla domanda interna
Parla anche di produttività Castelli: benissimo l'intervento sulla riduzione del cuneo fiscale, che è previsto nel contratto, ma occorre anche una spinta alla domanda interna, altrimenti a beneficiare della ripresa saranno solo le imprese orientate all'export, che, per quanto importanti, sono una minoranza. La sfida di fondo è ricostruire il "circolo virtuoso" che va dall'aumento dell'occupazione di qualità all'incremento dei consumi e degli investimenti privati. "Da soli gli sgravi non bastano", se non c'è profittabilità sul mercato interno. Motivo per cui, continua Castelli, si dovrà aprire un tavolo in Europa per "ridiscutere" quei trattati che "ci impediscono di rilanciare l'economia e tenere sotto controllo il debito pubblico tramite la crescita".

Capitolo tasse
Infine le tasse. Nel contratto c'è la Flat Tax a due aliquote, estesa anche alle imprese. Ma non solo. Un capitolo decisivo è la semplificazione del rapporto tra imprese e Agenzia delle Entrate. È uno dei punti più dettagliati del Contratto e, conclude Castelli, "abbiamo intenzione di realizzarlo fino in fondo per sgravare le imprese da orpelli burocratici ormai insostenibili. A Vincenzo Boccia consigliamo di leggere il Contratto di Governo con maggiore attenzione per evitare inutili equivoci".

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