24 gennaio 2020
Aggiornato 05:00
Governo

Paolo Savona, il professore anti-Euro e nemico della Germania che spaventa Bruxelles

Nome caldo per il ministero dell'Economia, sul suo profilo si stanno direzionando le critiche più aspre degli oppositori al governo Lega-M5s

Paolo Savona durante il workshop di Cernobbio, 14 marzo 2015
Paolo Savona durante il workshop di Cernobbio, 14 marzo 2015 ANSA

ROMA - Più di Giuseppe Conte, è il nome di Paolo Savona quello intorno al quale si sta discutendo tra Lega Nord e Movimento 5 stelle. Non è uno scontro, ma un confronto: al centro della questione il futuro titolare del ministero dell'Economia e delle Finanze che fino a qualche giorno fa sembrava destinato al leghista Giancarlo Giorgetti, ora in predicato di diventare sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Quello di Paolo Savona non è un nome neutro. Un passato da direttore generale di Confindustria e da ministro dell'Industria del governo Ciampi, per lunghi anni al fianco di Guido Carli, che da ministro del Tesoro firmò per l'Italia il trattato di Maastricht, in tempi più recenti si è riscoperto decisamente meno europeista. Non tanto per un crollo del fascino europeo, quanto per il ruolo sempre più centrale conquistato negli anni dalla Germania che, come si legge in uno stralcio della sua autobiografia, «non ha cambiato la visione del suo ruolo in Europa dopo la fine del nazismo, pur avendo abbandonato l'idea di imporla militarmente per tre volte l'Italia ha subito il fascino della cultura tedesca che ha condizionato la sua storia, non solo economica, con la Triplice alleanza del 1882, il Patto d'acciaio del 1939 e l'Unione europea del 1992. È pur vero che ogni volta fu una nostra scelta. Possibile che non impariamo mai dagli errori?».

Le critiche alla moneta unica
Dal criticare la Germania e il ruolo egemone assunto nell'economia europea a criticare la moneta unica, vista la storia recente, il passo è decisamente breve. «Creatura biogiuridica costruita male». Questa definizione spiega perfettamente l'idea che ha il possibile ministro dell'Economia dell'Euro. Le motivazioni dietro questa lettura sono semplici: per Savona la moneta unica, era scritto, avrebbe creato fragilità strutturali che hanno portato l'Italia a tornare, «come la Grecia», in una «nuova condizione coloniale». Il motivo? Semplice: «L'euro ha dimezzato il potere d'acquisto degli italiani, anche se le autorità lo negano». Ed eccoci al passo più delicato della sua autobiografia, che tanto spaventa in queste ore sia il Quirinale che Bruxelles: «Il divieto costituzionale di referendum sull'Unione europea e sull'euro - fa notare - è la più chiara violazione dei principi democratici». Che sia la Brexit la stella polare da seguire per Paolo Savona?

Eppure fa parte dell'establishment
Quelli fatti finora sono esempi del perché il suo nome non sia, diciamo così, ben visto dall'Italia europeista. Ma anche tra la base tanto del Movimento 5 stelle che della Lega Nord il nome di Paolo Savona non è passato inosservato. E, cose che solo la politica riesce a fare, tramite accuse diametralmente opposte. A Savona viene imputato il suo passato - e per certi versi il suo presente - dall'altra parte della barricata: in Banca d'Italia, in Confinfustria, nella Banca nazionale del lavoro. E ancora: in Impregilo, Gemina, Aeroporti di Roma e soprattutto - dal punto di vista grillino - nel Consorzio Venezia Nuova, di cui è stato presidente fino al 2010, società che si occupa della costruzione del Mose. E se la carriera politica non è finita sotto la lente di ingrandimento delle basi giallo-verde (è stato ministro dell'Industria con Ciampi tra aprile del 1993 e aprile del 1994 a capo del dipartimento per le Politiche Comunitarie con il governo Berlusconi III) lo stesso non può dirsi per il suo ruolo di vicepresidente vicario dello Aspen Institute Italia, di cui presidente è Giulio Tremonti, presidenti onorari Giuliano Amato, Gianni De Michelis, Cesare Romiti e Carlo Scognamiglio e di cui sono membri nientepocodimenoche Gianni Letta, Emma Marcegaglia, Romano Prodi e... (soprattutto) Mario Monti.