9 marzo 2021
Aggiornato 08:30
Governo

Prende forma in Italia una nuova egemonia culturale: la coppia Di Maio-Salvini resisterà o farà la fine di Tsipras?

L'aumento dello spread è in realtà molto contenuto, al momento. Che ruolo ha il Quantitative Easing di Mario Draghi nella formazione dei governi?

ROMA - Forse non è chiaro cosa sta accadendo in Italia a chi vive fuori da questo strano paese. Non è chiaro alle élite, ai mercati, ai poteri finanziari, ma soprattutto non è chiaro al mondo intellettuale che dovrebbe avere la capacità di analisi adeguata per riuscire a comprendere la portata dell'evoluzione storica in corso. Con molta probabilità non si sta scrivendo la storia perché uno dei due soggetti che stanno andando al governo cederà. Ma indubbiamente siamo di fronte a una nuova egemonia culturale. Per prima cosa si devono analizzare le ingerenze provenienti da oltre confine. L'attivismo di Macron è sconcertante. Il presidente francese è giunto, pur di dare contro al nuovo governo, a finanziare alcuni lavori della tratta transfrontaliera della Torino-Lione: un passo compiuto quando tutti sanno - è una decisione ufficiale - che la Francia nello scorso luglio ha chiesto una «pausa di riflessione» proprio sulla linea Tav, rimandando i lavori nel proprio territorio al 2030.

Ingerenze eccessive grazie al Qe
E cosa dire dell'aumento del differenziale tra Btp e Bund tedesco, volgarmente noto come spread: anche se siamo ancora a livelli risibili, 185 punti, questi vengono venduti come un terremoto finanziario in corso. E' bene ricordare che tale livello, che provoca commenti isterici e ansiogeni, era in essere solo un anno fa. Idem per quanto riguarda il calo del mercato borsistico: premesso che gli italiani che investono in Borsa sono una minoranza, è bene sottolineare che la Borsa italiana è al termine di un «rally» - assolutamente privo di fondamenti economici reali – che dura da due anni. In particolare il settore bancario e industriale, in primis Fca, sono titoli gonfiati. Non è una caratteristica del mercato borsistico italiano, ovviamente: siamo tutti dentro una gigantesca bolla speculativa generata e implementata dai Quantitative Easing prodotti da Stati Uniti, Europa, e Giappone. Produzione di denaro passata dal nulla direttamente alle banche: che hanno comprato cosa? Titoli di Stato di paesi fortemente indebitati, come ad esempio Italia e Grecia. E comprandosi – ripetiamo, con denaro generato dal nulla – il debito sovrano possono controllarne le sorti.

Retorica sfrenata
La retorica che si sente in questi giorni bui, inerente il risparmio degli italiani, o globale, messo a repentaglio dalle mosse politiche italiane, è vero ma solo parzialmente. Perché grazie al Qe di Mario Draghi buona parte dei 400 miliardi di euro di titoli decennali che ogni anno l'Italia necessita per finanziarsi sono comprati dagli istituti bancari più ricchi: che li tengono in cassaforte oppure li rivendono sui mercati secondari. Quei titoli, quell'enorme massa di debitoria, serve alle banche per governare gli stati. L'esempio della Grecia, che vi abbiamo raccontato qui, ancora vivo e vegeto, è sotto gli occhi di tutti. Un governo eletto, un governo con caratteristiche molto simili a quello italiano in essere – solo sul piano del rapporto con il debito ovviamente – è stato abbattuto proprio da chi possedeva i titoli di stato. Ma l'Italia, non è la Grecia.

Isteria che non fa presa
Emerge in queste ore la manifesta insofferenza da parte dell'opinione pubblica, probabilmente quella che da tempo ha abbandonato i media tradizionali, verso questo commissariamento preventivo del governo. Si sta manifestando una reazione contraria: il panico che dovrebbe ingenerare la minaccia finanziaria non ha ancora, e chissà se mai lo avrà, la spinta che ebbe nel 2011. Anzi, si sta creando una contro spinta che tende a rafforzare, o quanto meno a non indebolire, i due soggetti principali di questo braccio di ferro. I quali, sul piano politico, stanno divorando la concorrenza, proprio perché questa – soprattutto la sinistra – sciaguratamente sul piano economico sociale segue la linea dei poteri sovranazionali. Chiunque in questi mesi ha avuto modo di parlare con un amico, o conoscente, che sostiene posizioni pentaleghiste, pur provenendo da una cultura progressista. Questo perché il binomio giallo-verde sta imponendo al centro della discussione il nodo centrale del debito e della sua rinegoziazione. Nodo che la sinistra o nega, oppure rivendica addirittura come valore.

Nessuna rivoluzione in vista
Con molta probabilità nessun atto veramente di rottura vrrrà preso dal nuovo governo, quanto meno in tempi brevi. La rottura con l'Unione Europea è già sufficientemente marcata, aumentare la frattura e andare alla guerra frontale non avrebbe senso. Con molta probabilità il governo in una fase giallo-verde si limiterà ad una gestione dell'ordine pubblico molto stringente e d'impatto, con espulsioni varie e soprattutto una revisione sull'utilizzo privato delle armi da fuoco. Il governo, ricordiamolo, è in tal senso di destra, e terrà fede alle promesse: in particolare con Matteo Salvini a capo del ministero degli Interni. Ma è sul piano economico-sociale, i famosi e dimenticati diritti sociali, che potrà marcare la differenza.