22 ottobre 2018
Aggiornato 00:30

Opporsi a Lega e M5s, l'ultima speranza di un centrosinistra ormai ai margini

Tra chi critica l'accordo - «un libro degli incubi irrealizzabili» - e chi si prepara allo scontro finale: sabato assemblea del Pd a Roma
Matteo Renzi in aula al Senato
Matteo Renzi in aula al Senato (ANSA/ANGELO CARCONI)

ROMA - Un libro dei sogni? No, «un libro degli incubi. Irrealizzabili». Così la giovane deputata del Partito democratico, Anna Ascani, ha risposto ai cronisti che chiedevano un commento sul contratto per il governo del cambiamento stilato da Lega Nord e Movimento 5 stelle. Ma se il Pd è compatto nel criticare le due forze politiche uscite vincitrici dall'ultima tornata elettorale, decisamente meno unito è sulle prospettive del partito e, più in generale, del centrosinistra. Intanto a Roma è andato in scena l'incontro tra alcuni big del partito, chiamati dal segretario reggente Maurizio Martina, per fare il punto in vista dell'assemblea in programma sabato alle 10.30 all'Hotel Ergife di Roma. Alla riunione hanno partecipato, tra gli altri, Dario Franceschini, Andrea Orlando, Piero Fassino, Gianni Cuperlo, Luigi Zanda. L'assemblea domani sarà chiamata a decidere il percorso da seguire dopo le dimissioni di Matteo Renzi, che sarà presente alla seduta. L'assemblea, infatti, da statuto, può decidere di nominare un nuovo segretario o di indire il congresso con le primarie. Sull'iter, però, è in corso un confronto per cercare un accordo evitando la conta tra i renziani e il resto del parlamentino dem.

Il governo Lega-M5s? «Prepariamoci, non sarà breve»
Il problema per il centrosinistra, o forse la soluzione, è l'accordo trovato tra Lega Nord e Movimento 5 stelle per il governo del cambiamento. Un accordo che costringerà il Partito democratico, per la prima volta dalla salita a Palazzo Chigi di Mario Monti, a sedersi sui banchi dell'opposizione. E un governo che, a detta del sottosegretario uscente allo Sviluppo economico e membro della direzione Pd, Antonello Giacomelli, in un'intervista a InBlu Radio, network delle radio della Cei, «Non sarà breve». Il motivo? «Si sono spinti troppo avanti per tornare indietro. E nei sondaggi di queste ore non mi pare che diminuisca il consenso della pubblica opinione verso questa impostazione». Poi, la dura autocritica: «Mi amareggia - ha aggiunto Giacomelli - lo stupore di alcuni commentatori che negli ultimi anni non hanno fatto mancare l'appoggio ad alcune posizioni. Il nostro problema non è quello che c'è scritto nel contratto o quello che dicono o pensano Lega e M5S ma quei contenuti che sono stati votati temo consapevolmente da milioni di cittadini. Questo è il problema sostanziale che ci deve interrogare tutti».

Immigrazione, Cgil pronta all'opposizione 
Chi si è detta pronta a dare battaglia al nuovo governo sul tema dell'immigrazione è la Cgil: «Continueremo a batterci affinché l'Italia riconosca lo ius soli» ha spiegato il segretario confederale della Cgil, Nino Baseotto, intervenendo al convegno Sport e integrazione. «Leggo con preoccupazione - ha detto il dirigente sindacale - il capitolo immigrazione sulle bozze del contratto M5S-Lega, dove si dice testualmente che parte delle risorse stanziate per l'accoglienza saranno destinate al fondo rimpatri. In questo modo si mina la coesione sociale e si gettano le basi per la costruzione di ulteriori muri di cui proprio non avvertiamo la necessità, per questo continueremo a batterci per una politica fondata su diritti e inclusione, e per fare in modo che anche nel nostro Paese venga finalmente riconosciuto lo ius soli».

Liberi e Uguali: «Programma più verde che giallo»
Ovviamente critico il commento al contratto di Liberi e Uguali: «Il programma - ha spiegato la senatrice di Leu Loredana De Petris, presidente del Gruppo Misto - è molto più verde che giallo, marcato dalle proposte del Carroccio molto più che da quelle del Movimento. Pur di andare al governo e nella speranza di conquistare palazzo Chigi Di Maio ha svenduto persino un tema che era sempre stato fondamentale per il Movimento, come lo stop alla Tav, e ridotto il Reddito di cittadinanza, che per la verità non era mai stato davvero tale, a un sussidio di disoccupazione». Poi l'attacco sui punti centrali: «E' un programma securitario con forti venature xenofobe: in alcuni casi, come quello della precedenza per i bambini italiani negli asili, davvero oscene e vergognose. Sul fronte delle Infrastrutture cede ai diktat della Lega. Riduce la politica estera alla richiesta di abolire le sanzioni contro Putin. Vagheggia una riforma costituzionale che distruggerebbe ogni autonomia del Parlamento con l'introduzione del vincolo di mandato. In compenso sono scomparsi interi capitoli sbandierati spesso in campagna elettorale. Non si tocca il Jobs Act. Non viene neppure menzionata l'emergenza tragica della sicurezza sul lavoro. Persino sul fronte delle politiche ambientali, che per altri versi contiene elementi positivi, è scomparso ogni riferimento all'abrogazione dello Sblocca Italia».