19 agosto 2018
Aggiornato 11:30

Se il governo giallo-verde fa paura: il Financial Times teme i «nuovi barbari» entrati a Roma

"L'Italia è sul punto di instaurare il più anticonvenzionale ed inesperto governo alla guida di una democrazia occidentale europea dal Trattato di Roma del 1957"
Il leader della Lega Matteo Salvini
Il leader della Lega Matteo Salvini (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

LONDRA - Un governo giallo-verde non è più fantasia. M5s e Lega stanno continuando a lavorare per trovare convergenze utili a dare vita ad un programma comune, con basi solide, e i poteri sovranazionali iniziano a dare segnali di preoccupazione. Da Bruxelles arrivano moniti di ogni genere, e anche dal mondo economico il Sistema si fa sentire. Lo ha fatto ad esempio il Financial Times, la "Bibbia" dell'economia internazionale, che sulle sue pagine attacca: "L'Italia è sul punto di instaurare il più anticonvenzionale ed inesperto governo alla guida di una democrazia occidentale europea dal Trattato di Roma del 1957: sarebbe formato dall'anti-establishment Movimento 5 Stelle e dall'estrema destra anti-immigrazione della Lega, partiti che considerano il moderno sistema politico dell'Italia come un completo fallimento e le politiche e la governance europea come piene di difetti». E si spinge persino oltre, abbozzando un parallelismo con la Roma invasa dai barbari: "Ora i barbari non stanno semplicemente premendo alle porte di Roma, sono entrati all'interno delle mura":.

Barbari sì, ma con il voto degli italiani
Nel suo editoriale l'FT non risparmia le critiche alla prospettiva di un governo Salvini-Di Maio. "Tuttavia la Roma del 2018 non è quella del 410, né Luigi di Maio e Matteo Salvini assomigliano al re visigoto Alarico: i loro due pariti godono di un'indiscutibile legittimità democratica, avendo vinto le elezioni, ed è giusto che abbiano l'opportunità di governare il Paese». Escludere i vincitori alle urne dal potere non è una misura degna di una democrazia matura, se - come nel caso italiano - i vincitori hanno conseguito il loro successo in modo limpido e trasparente, continua il giornale. Ciò detto, tuttavia, le politiche illustrate nel loro cosiddetto 'contratto per un governo di cambiamento' danno "non pochi motivi di preoccupazione": i due partiti si dimostrano "eccessivamente" russofili e si oppongono alle sanzioni europee nei confronti di Mosca; la Lega è a favore dell'espulsione su grande scala degli immigrati clandestini e "sembra non preoccuparsi troppo del fatto che tali misure possano contravvenire alla legge italiana o agli obblighi internazionali del Paese", avverte l'FT.

Preoccupano le proposte economiche
Ma i dubbi più seri, conclude l'editoriale, riguardano le proposte economiche dei due partiti, ovvero il reddito di cittadinanza e la flat tax, nonché l'abolizione della riforma Fornero: "Il costo di queste iniziative sarebbe di decine di miliardi di euro, e la proposta sarebbe di finanziarle tagliando al spesa pubblica, facendo ricorso alle privatizzazioni, approvando un condono fiscale, colpendo l'evasione fiscale e incentivando la crescita economica": trattandosi di due partiti che affermano di rappresentare il nuovo, "colpisce quanto la maggior parte di queste idee siano stantie"; altri governi precedenti, specie quelli guidati da Silvio Berlusconi, hanno provato a metterle in pratica e si sono rivelate "solo parzialmente efficaci".

"Disaccordo con l'ortodossia fiscale Ue"
Come risultato, il nuovo governo potrebbe trovarsi "in disaccordo con l'ortodossia fiscale" di altri governi europei e della Commissione, e l'Ue sarebbe giustificata nel suo voler tenere il punto. Tuttavia, dovrebbe anche riconoscere che negli ultimi vent'anni il principale problema dell'Italia non è stato il deficit di bilancio ma la mancanza di crescita economica e insufficienti riforme istituzionali, sostiene il giornale, questioni su cui l'Ue "potrebbe e dovrebbe collaborare costruttivamente" con il prossimo governo italiano, anche se ciò dovesse significare sopportare la "retorica iconoclasta" di Lega e 5 Stelle.

Di Maio: "Più ci attaccano più siamo motivati"
Non è piaciuta a tanti l'entrata a gamba tesa del Financial Times nei nostri affari interni. "Abbiamo attacchi continui, anche oggi da qualche eurocrate non eletto da nessuno. Ma più ci attaccano più siamo motivati" ha commentato il capo politico del M5s Luigi Di Maio, in un video in diretta su Facebook. "Vedo tanta paura in un certo establishment per il cambiamento: chi ha paura è nostro nemico, chi vuole il cambiamento ci dia una mano e lotti con noi». Di Maio sostiene: "Non c'è un solo giornale che non tifi contro questo contratto, il FT dice che i barbari sono arrivati, ma come si permette? Insieme alla Lega abbiamo i voti di 17 milioni di italiani... Qualcuno mi dice 'che c'hai da ridere quando esci dagli incontri?' ma io sono felice, se posso portare risultati per i cittadini. Come si fa a ironizzare su tutto questo? Dopo vengono i nomi, i ministri, che sono importantissimi ma sono quelli che dovranno mettere mano a questo contratto".

Fratoianni: "Francamente inaccettabile"
Della stessa idea il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, di Liberi e Uguali: "Trovo davvero incredibile che mentre nel mondo succede di tutto, dall'ennesima strage di civili palestinesi al confine di Gaza alle scelte di Trump sull'Iran o sui dazi, i rappresentanti della Commissione Europea non trovino niente di meglio da fare che continuare a dare lezioncine e ad ingerire nella discussione politica di questo Paese». A prescindere dal suo giudizio, "che è negativo", sul governo che sta nascendo - conclude Fratoianni - il modo in cui la Commissione Ue interferisce nei fatti politici del nostro Paese è "francamente inaccettabile".