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Governo, ora Di Maio mette la Rai (e la televisione) nel mirino

Il capo politico del Movimento 5 stelle in una lettera inviata ai "suoi" parlamentari: «Presto una legge meritocratica per sostituire i direttori dei Tg»

Luigi Di Maio durante la trasmissione Porta a Porta di Rai 1, Roma 02 Maggio 2018
Luigi Di Maio durante la trasmissione Porta a Porta di Rai 1, Roma 02 Maggio 2018 (ANSA / LUIGI MISTRULLI)

ROMA. Anche la televisione di Stato entra nella bagarre politica. Al centro, il tema dei direttori dei telegiornali Rai. Luigi Di Maio, capo politico del Movimento 5 stelle, va all'attacco senza mezze misure con una lettera inviata ai parlamentari pentastellati nella giornata di ieri nella quale denuncia come, nelle ultime ore, sarebbero partite richieste ai Tg «di fare servizi contro di noi». Certo, ammette, «negli ultimi 50 giorni ci hanno trattato con i guanti bianchi perché avevano paura che andassimo al Governo e sostituissimo i direttori». Poi, l'attacco che suona quasi come una minaccia. «Lo faremo molto presto» avverte Di Maio «grazie a una legge finalmente meritocratica». Immediata, e non poteva essere altrimenti, la levata di scudi di quella che, ogni ora che passa, è sempre più una forza di opposizione (quasi a prescindere dal governo che sarà): il Partito Democratico. Il primo a parlare addirittura di "lottizzazione" della Rai è Luciano Nobili, parlamentare dem: «Signori e signori, ecco Luigi Di Maio, ecco il Movimento 5 stelle. Altro che terza Repubblica. Altro che reddito di cittadinanza. La loro priorità è lottizzare la Rai». 

Il Partito Democratico contro il Tg1
A insorgere su Facebook è un altro deputato Pd, Michele Anzaldi, che denuncia l'operato del Tg1: «Di Maio dice che in queste settimane in Rai li stanno trattando coi guanti bianchi? Difficile negarlo, a giudicare dall'edizione di oggi del Tg1 delle 13.30. Il leader M5s ha messo nero su bianco in una lettera ai suoi parlamentari che vuole cacciare tutti i direttori dei tg Rai, e il Tg1 che fa? Dà spazio proprio a quella lettera, con tanto di immagine del testo, senza alcun accenno alle minacce da epurator di Di Maio. Un caso di imbarazzante servilismo, che ovviamente nulla toglie alla gravità della lettera del capo dei cinquestelle». Quindi l'appello ai sindacati dei giornalisti e agli organismi di controllo: «Possibile - prosegue Anzaldi - che Usigrai, Ordine dei giornalisti, associazioni e organismi di controllo non abbiano nulla da dire contro le annunciate epurazioni dei cinquestelle?».

Di Maio: «Non abbiamo paura dei giornalisti in mala fede»
Ma il leader politico del Movimento 5 stelle non si arrende e mette nel mirino i giornalisti Rai in quello che sembra un vero e proprio appello ai "suoi": «Non dobbiamo avere paura dei loro servizi in mala fede: ci hanno attaccati per 5 anni, eppure abbiamo vinto a Roma, Torino e siamo arrivati quasi al 33%. E lo spirito che ha animato le nostre battaglie crescerà sempre di più».

«Anche in Molise è stato un successo»
Per Di Maio i servizi dei Tg Rai hanno dato una lettura sbagliata anche dei risultati delle amministrative e delle regionali: «Dicono che perdiamo voti. Ma nessuno dice che a giugno 2017 abbiamo preso alle amministrative l'8% di media. Dopo pochi mesi in Sicilia il 35%. A marzo 2018 il 32,5%. A Trapani in 8 mesi siamo passati dal 12% delle comunali al 54% delle politiche. Questa storia delle amministrative è vecchia. Tutti sanno che a livello locale agiscono altre logiche e che il Movimento non ha decine di liste a supporto ma, coerentemente si presenta da solo. In Molise, nonostante l'accozzaglia di partitini contro di noi, siamo la prima forza politica con il 37% dei voti».