30 agosto 2025
Aggiornato 10:30
Governo

Dal Pd un coro di no ai Cinque Stelle

"Noi non siamo fermi, ma deve pedalare chi dice di aver vinto"

Luigi Di Maio.
Luigi Di Maio. Foto: ANSA / ETTORE FERRARI ANSA

ROMA - Tra Pd e M5s «non c'è nessun disgelo perchè non c'è un'apertura, noi siamo obbligati dalla Costituzione a un confronto con chi riceverà un incarico, chiunque sia ci parleremo e porteremo i nostri punti programmatici, siamo interessati a che questo paese abbia un governo e disinteressati che sia un governo Lega-Cinquestelle». Lo ha detto in diretta a Circo Massimo su Radio Capital Ettore Rosato (Pd), vice presidente della Camera. Rosato ha quindi ribadito che il segretario reggente Maurizio Martina non ha fatto un'apertura al Movimento cinque stelle ma «ha lanciato i punti presentati al Quirinale e contenuti nel nostro programma», «siamo pronti a pedalare ma il problema è che prima di tutti devono pedalare quelli che dicono di aver vinto le elezioni. Certo noi non siamo fermi».

No a fare i servi sciocchi di Di Maio
«Noi vogliamo assumerci le responsabilità ma non suicidare il partito o fare i servi sciocchi di chi dice 'per me la Lega o il Pd sono la stessa cosa'. Se facessimo il governo con questi avremmo perso qualunque senso valoriale» ha detto il vice presidente della Camera Ettore Rosato (Pd) «Non c'è divisione sulla linea politica c'è un po' di posizionamento ogni tanto, un po' di qua e un po' di là» ha aggiunto. E' ancora Renzi che decide la linea? «Non so cosa deve fare Renzi per uscire da questo turbine di continue affermazioni che lo coinvolgono in tutto», ha concluso. «Non credo che il forno aperto da Di Maio a Salvini sia chiuso, stanno solo decidendo come dividersi le poltrone. Fanno questo balletto ma ci sono scelte che parlano: si sono divisi in maniera cencelliana e velocemente tutti gli uffici di vertice di Camera e Senato, le commissioni. Siamo tornati alla Prima Repubblica sul serio" ha aggiunto Rosato.

No aperture al dialogo
Anche il deputato Pd Michele Anzaldi smentisce qualsiasi apertura al dialogo: «La presunta 'apertura al dialogo' del Pd al Movimento 5 stelle è una evidente fake news, smentita dallo stesso segretario reggente, nonché in chiara contraddizione con il mandato della Direzione che per un partito davvero democratico, come il nostro, è vincolante. Non sapendo come nascondere il pantano che dura da 44 giorni, durante i quali gli italiani hanno assistito solo alla spartizione selvaggia di tutte le poltrone in parlamento, M5s prova a strumentalizzare le parole di Martina, sperando di trarre in inganno gli elettori. Evidentemente sono già alla canna del gas»«La conferma arriva dalla risposta irridente e arrogante - prosegue Anzaldi - dei capigruppo M5s: davvero si può credere che le proposte che hanno contraddistinto per mesi la campagna elettorale del Pd prima del voto del 4 marzo diventino ora una semplice materia 'utile' per il finto comitato di Di Maio? Mancano solo le pagelle alle nostre proposte da parte di chi alla prova dei fatti ha saputo solo dare esempi di malgoverno. Di Maio, Salvini e Berlusconi stanno tenendo il Paese nella palude, dopo essersi spartiti tutte le poltrone: altro che dialogo».

Nessuna realistica condivisione
 "Reddito di inclusione, famiglia, lavoro, sono state le nostre parole d'ordine degli ultimi quattro anni ed era sufficiente uno sguardo, anche distratto, al programma del Pd, per verificare come fossero punti essenziali dell'idea di Paese che abbiamo in mente. Ciò nonostante, non si ricordano straordinarie confluenze parlamentari sulla nostra azione politica e di governo tali da far immaginare oggi come realistica la condivisione» ha affermato in una dichiarazione la Viceministro Pd renziana Teresa Bellanova. «Allo stato degli atti - ha aggiunto- ha dunque poco senso verificare il livello di consentaneità su questo o quell'altro punto di programma. E' del tutto evidente per identità e storia politica che vi sono differenze di fondo non facilmente componibili. D'altra parte fino a non molto tempo fa il Movimento 5Stelle riteneva che l'Italia, il Mezzogiorno e Taranto si potessero permettere il lusso di chiudere l'Ilva e abbandonare quindi una intera area del Mezzogiorno a una crisi economica gravissima e a un disastro ambientale non più sanabile. Così ha flirtato con l'ala più radicale del movimento NoTap salvo fare sparire la questione all'improvviso dalla propria agenda politica».

"Allo stesso modo - ha concluso Bellanova- sarebbe interessante conoscere il loro punto di vista sul lavoro svolto in questi anni sulle tante crisi aziendali disseminate nel nostro Paese, perché non è sui principi astratti ma sulla pratica concreta e sulle scelte difficile da assumere che si regge qualsiasi azione di governo".