22 settembre 2018
Aggiornato 17:30

Governo, Casini: politica estera? Restare fedeli alla nostra storia

"La campagna elettorale è finita", ricorda Pier Ferdinando Casini ai partiti, di fronte alle grandi sfide internazionali di questi giorni
Pier Ferdinando Casini.
Pier Ferdinando Casini. (ANSA / GIORGIO BENVENUTI)

ROMA - «Mattarella ha ragione, il mondo non aspetta i tempi della politica italiana. I contendenti devono capire che la campagna elettorale è finita e smetterla con la finzione della vittoria: nessuno ha vinto, quindi c'è bisogno degli altri». A parlare è Pier Ferdinando Casini in una intervista al Corriere della Sera. Casini ha aggiunto che «chiunque riproponga formule del passato non vede che la politica oggi è geneticamente cambiata. Chiaramente il pallino è nelle mani del capo dello Stato, ma neppure lui può farcela senza che ci sia il 51% dei voti in Parlamento».

Via tesi azzardate
A suo avviso, gli esponenti del Movimento 5 Stelle, «passate le elezioni, sembrano aver riposto nel cassetto alcune loro tesi azzardate, come gli elogi del regime venezuelano, che ha portato il proprio Paese alla fame. E in queste ultime ore Luigi Di Maio ha appena ribadito (in riferimento all'attacco alla Siria - ndr) l'impegno atlantico del nostro Paese. Un impegno sul quale mi rivolgo anche al Pd». E «Sulla collocazione internazionale dell'Italia - ha aggiunto l'ex presidente della commissione Esteri del Senato - i grandi partiti devono aiutare a mantenere una politica estera coerente con la nostra storia. La politica interna non può entrare in gioco su questo tema».

Siria
«L'azione militare di questa notte era prevedibile e per alcuni versi inevitabile. Adesso è il momento della diplomazia e di rafforzare quel filo di relazioni tra Usa e Russia, che certamente non si è interrotto nemmeno in queste ore» ha spiegato. «Da ciò che sta avvenendo - ha sottolineato ancora Casini- deriva un monito serio anche a noi italiani per dare al Paese una soluzione definitiva alla crisi di governo ed evitare una nostra condizione di inferiorità in una fase internazionale terribile. È per tutti, ed in particolare per chi ha vinto le elezioni, il momento della responsabilità. Si lascino da parte gli slogan e si prenda atto che la campagna elettorale è finita».