14 novembre 2019
Aggiornato 10:00
Elezioni politiche 2018

Il card. Bagnasco entra nel dibattito politico e bacchetta la supponenza intellettuale di questo post-voto

Il commento del presidente delle Conferenze episcopali europee sul dopo voto italiano

Il card. Angelo Bagnasco
Il card. Angelo Bagnasco ANSA

ROMA - Davanti al risultato elettorale italiano dello scorso 4 marzo, con la vittoria del fronte populista e antieuropeista, più che scandalizzarsi sarebbe utile "cogliere le radici, il perché si verificano certi fenomeni": lo dice a Il Foglio il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente delle Conferenze episcopali europee, per dieci anni e fino allo scorso maggio numero uno della Cei. "In qualunque zona del nostro continente deve essere superato un atteggiamento interiore che genera comportamenti scorretti dei quali prima o poi si paga il prezzo. E' un atteggiamento di supponenza intellettuale a cui consegue facilmente un comportamento arrogante». Per supponenza - dice Bagnasco - "intendo che non si può non prendere in considerazione seria quanto avviene nel tessuto della società. Ogni episodio che si verifica nel tessuto della società, in campo economico e finanziario deve essere non solo registrato, ma anche letto. E non con un'aria superiore, come si trattasse di qualcosa da nulla, di posizioni sempliciotte o puramente strumentali".

E il populismo?
L'ex presidente della Cei invita poi a non "leggere malamente il voto espresso al centro-sud. Qualcuno lo interpreta come la voglia di essere mantenuti attraverso il reddito di cittadinanza. Quello è un voto di protesta perché ci sia uno scatto». Sul populismo, il cardinale ritiene che esso "contenga sì l'espressione di un disagio molto forte e diffuso", ma pensa altresì che "questo disagio si può trasformare in risentimento e quindi in antipolitica, rifiuto. E questo è altrettanto grave. Per questo il fenomeno populista va considerato in modo serio. Io so che a livello di Unione europea quanto avvenuto il 4 marzo in Italia è stato avvertito, forse per la prima volta, in tutta la sua forza e in maniera realista. Da qui deve partire una riflessione seria per cogliere le motivazioni e per guardare avanti".

"Sull'immigrazione l'atteggiamento di principio è quello del Vangelo"
"Di fronte a situazioni nuove e inedite come quella dell'immigrazione - dice Bagnasco - l'atteggiamento di principio è quello del Vangelo. Accoglienza, come più volte il Papa ha detto fin da subito. Questa è la posizione dalla quale nessun cristiano dovrebbe prescindere. Sul piano poi della traduzione degli indiscutibili princìpi evangelici, bisogna capire la portata dei fenomeni. E questo è stato talmente nuovo che tutti abbiamo fatto fatica. Ci voleva impegno, il fenomeno era notevole per mole e durata e per complessità. Poi il Papa ha parlato di accoglienza ma anche di integrazione, e le due cose sono molto diverse: la prima, l'accoglienza, è chiaramente più semplice». La situazione però sta migliorando, "con una lettura più precisa delle situazioni, molte diocesi sono riuscite ad attuare vie di integrazione basate su cultura, casa e lavoro. Il messaggio secondo me sta passando, benché con timori che sono assolutamente comprensibili".

La crisi non è finita
"Sotto il profilo del sentire profondo della nostra gente, ritengo che il popolo italiano sia ancora sostanzialmente moderato", afferma Bagnasco al quotidiano fondato da Giuliano Ferrara e diretto da Claudio Cerasa. "Però ci sono anche le circostanze in cui da anni deve vivere e camminare, e mi riferisco a questi anni di crisi che a mio parere non è affatto terminata. L'animo non cambia, ma le ferite nella carne viva delle famiglie, dei giovani, delle persone adulte che hanno perso il lavoro e non lo trovano più lasciano il segno. Sono due piani spiritualmente distinti", aggiunge l'arcivescovo di Genova: "Uno più profondo, che è quello storico-culturale, l'altro che è più superficiale ma non meno incisivo che è quello del disagio e della preoccupazione per sé e i propri figli"

La critica ai cattolici
Nei giorni successivi alle elezioni, più d'un presule ha fatto sentire la propria voce, chi lamentando uno scollamento tra la linea ufficiale delle gerarchie e chi teorizzando una "terza via" tra il collateralismo e il rischio d'irrilevanza. "Io - dice Bagnasco - ricordo quello che il Concilio ci ha insegnato in merito alla presenza dei cattolici nell'agone politico e in particolare quando afferma che dai medesimi princìpi cristiani possono scaturire opzioni storiche diversificate. Aggiunge però che le grandi opzioni storiche non devono tradire i princìpi di partenza. Insomma, ""la pluralità delle opzioni è legittima, basta che non si verifichi qusta negazione di fondo, altrimenti non abbiamo più la pluralità. Io credo che i cattolici abbiano dimenticato questo principio del Concilio, nel nome della disciplina dei partiti o forse - ed è peggio - in nome di interessi più particolari». Se fosse applicato questo principio, magari le carriere sarebbero meno sicure, ma la presenza dei cattolici più evidente. Nell'ultimo Parlamento, a proposito di certe scelte, abbiamo visto poco presenti i cattolici. Quando si deve dire sì o no su piani strettamente morali che riguardano il bene integrale della persona e quindi il bene reale della società, bisogna essere coerenti. Qui non ci possono essere compromessi".