23 settembre 2018
Aggiornato 09:00

Pd, Orfini: «Ripartiamo dall'opposizione». Martina: «Primo passo? Le assemblee»

Dopo la direzione che ha ufficializzato la linea dell'opposizione in Parlamento e il superamento dell'era Renzi, il Pd prova a ripartire. Sì, ma da dove?
Maurizio Martina e Matteo Orfini durante la direzione Pd.
Maurizio Martina e Matteo Orfini durante la direzione Pd. (ANSA /UFFICIO STAMPA PARTITO DEMOCRATICO)

ROMA - «Ci dobbiamo sedere con calma e discutere». Il presidente del Pd Matteo Orfini, prima di partecipare all'assemblea degli iscritti a Scafati, nel Salernitano, fa il punto della situazione sullo stato di salute - alquanto problematico - del suo partito. Dopo che l'attesissima Direzione, oltre ad attestare le dimissioni di Matteo Renzi, ha dettato la linea per le consultazioni al Quirinale: il Pd starà all'opposizione, dove - dicono - lo hanno messo gli italiani. Eppure, al di là della nuova legislatura, da qualche parte bisogna ripartire, rimettere insieme i pezzi. «Lo ripeto a tutti: è franato un modello, anche per fortuna, che vedeva nel Mezzogiorno un'organizzazione basata solo su tessere e preferenze. Dobbiamo rifondare il Pd e lo faremo dall'opposizione. Se i nostri elettori hanno votato Grillo, non dobbiamo corrergli dietro cercando l'accordo con il M5S. Farlo significherebbe smettere di combattere. Dobbiamo capire dove abbiamo sbagliato e andarli a riconquistare. Le scorciatoie non funzionano. Questa è una stagione complicata. Se ci sono cose buone le valuteremo, ma il nostro percorso è un altro» ha detto Orfini.

Dato del Sud
«Il dato del Sud può essere quello del Pd di domani se non affrontiamo veramente la crisi. Il comportamento dei dirigenti campani del partito è preoccupante: lunedì in direzione c'è chi alzava il ditino, c'è chi ancora pensa alle contrapposizioni, gli uni contro gli altri. Questo significa che non c'è consapevolezza di quello che è successo e della gravità della situazione. Non va bene regolare i conti tra di noi, altrimenti ci estinguiamo e spero che nessuno voglia farlo», aggiunge. «Il centrosinistra è al minimo storico. Non è un fatto solo italiano, la sinistra europea è in crisi. C'è stata forte una frattura sociale. Da una larga parte di popolazione siamo stati considerati il partito dell'establishment, e forse perché davvero in alcuni casi lo siamo stati», conclude.

Orlando: "Abbiamo subito l'effetto Renzi"
Quanto a Renzi, ormai il suo ruolo di segretario pare acqua passata. Lo conferma il leader della minoranza e ministro della Giustizia Andrea Orlando, intervistato a Carta Bianca su Rai 2. «A meno che Renzi non intenda ricandidarsi alle prossime primarie e lui stesso l'ha escluso non credo che sia più suo il ruolo di segretario» anche se «farà parte del gruppo dirigente e del futuro del Pd, mi auguro si intraprenda una strada diversa»«Noi abbiamo subito l'effetto Renzi perchè non abbiamo saputo rinnovare prima il partito, Renzi si è inserito in questa contraddizione», ha aggiunto. «Martina? Ora si tratta di seguire lo statuto, lui si è impegnato a una gestione collegiale, vediamo se si concretizzerà. Se si aprirà una fase nuova gli daremo il nostro appoggio altrimenti lo criticheremo sostenendolo con responsabilità», ha concluso.

Martina: niente caminetti
Proprio Maurizio Martina, reggente del Pd, rispondendo a una domanda di Bruno Vespa a Porta a Porta, ha categoricamente escluso che il suo ruolo e la gestione «unitaria» del partito significhi dare vita al «caminetto» rifiutato dall'ex segretario Matteo Renzi.«Gestione unitaria significa provare tutti insieme a fare un passo in avanti. E ripartire con la forza, il protagonismo di tutta la comunità del Pd», ha aggiunto.

Martina vuole ripartire dalle assemblee
La direzione presa dal reggente del Partito Democratico è quella di congressi regionali del Pd con le primarie a settembre-ottobre, nelle regioni dove scade il mandato dei segretari. Un«ipotesi emersa dalla riunione tra  Martina e i segretari regionali al Nazareno, secondo quanto si apprende da alcuni partecipanti all'incontro. Proprio in quella occasione, ai giornalisti che gli chiedevano quale sarà la prima mossa alla guida del Pd, Martina si è limitato a rispondere: «assemblee». «Mettiamo in campo una vera operazione di apertura e discussione nei circoli sul territorio da qui fino a Pasqua, anche con tutto il gruppo dirigente nazionale - ha detto Martina - confrontiamoci e ripartiamo. Abbiamo seimila circoli, promuoviamo seimila assemblea di territorio. E spingiamo al massimo anche il nostro tesseramento 2018 perché tanti cittadini vogliono partecipare». Ma a chi gli chiede se sarà il prossimo segretario, risponde: «No, questo non è il mio tema adesso. Adesso devo fare il lavoro di queste settimane che è molto tosto. Vedremo»