9 dicembre 2019
Aggiornato 22:30

Le anomalie degli incontri di Di Maio con la finanza di Londra

Contro le visite all’estero del candidato premier del M5S si è espressa Giorgia Meloni: «Noi, mai a tavola con la grande finanza»

Il candidato premier M5S, Luigi Di Maio, al panel di chiusura del Villaggio Rousseau di Pescara, 21 gennaio 2018.
Il candidato premier M5S, Luigi Di Maio, al panel di chiusura del Villaggio Rousseau di Pescara, 21 gennaio 2018. ANSA

ROMA – Eppure l’articolo 1 della Costituzione dovrebbe essere chiaro: «L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo…». I dubbi sul fatto che la nostra nazione sia basata sull’occupazione sono noti a tutti ormai da parecchio tempo. Ad aumentare le perplessità sul resto dell’articolo in queste settimane ci sta pensando Luigi Di Maio, prima ospite a Washington «per incontri al Congresso e al Dipartimento di Stato» e nelle scorse ore ricevuto da circoli finanziari come riportato dall’agenzia Reuters. «In piazza grida contro gli inciuci – attacca Giorgia Meloni – e a tavola con la grande finanza garantisce la disponibilità dei Grillini a un governo con PD, Forza Italia e Lega Nord».

Feeling con la finanza                         
I primi segnali di intesa tra Cinquestelle e mondo finanziario c’erano da tempo. A novembre, ad esempio, Di Maio in piena campagna elettorale per le elezioni regionali in Sicilia, pensò bene di volare negli Stati Uniti. «Da domani – aveva scritto su Facebook – sono al lavoro per portare il MoVimento 5 Stelle tra quattro mesi davanti al Presidente della Repubblica per ricevere l'incarico di Governo – poi è arrivato il passaggio relativo al viaggio negli Usa – Questo fine settimana vado a Washington per incontri al Congresso e al Dipartimento di Stato». Di che tipo di incontri si trattava, nessuno lo ha mai capito realmente.

Meloni: «Asse Pd-M5s con la finanza»
A denunciare le anomalie di questi incontri del candidato grillino è Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia: «Di Maio è volato addirittura a Londra per ‘rassicurare’ il mondo della finanza. Domanda: se il M5S è così nemico dei poteri forti, perché il suo candidato premier si incontra con loro quasi ogni giorno? In che modo deve ‘rassicurarli’? Le lobby – sottolinea il candidato premier di Fratelli d’Italia – non hanno mai invitato il nostro partito a Londra: noi rispondiamo solo al popolo e non faremo mai inciuci con chi, come M5S e PD, è al loro servizio». I Cinquestelle, dunque, in piazza si dichiarano contro gli inciuci, secondo la Meloni, ma poi  a tavola con la grande finanza garantiscono la disponibilità dei Grillini a un governo con PD, Forza Italia e Lega Nord: «Dicono una cosa agli italiani e l’esatto contrario (a porte chiuse) ai poteri forti. Ancora una volta Fratelli d’Italia si conferma l’unica garanzia contro inciuci e alleanze contro natura».

Smentita la Reuters
A parlare dell’incontro tra il candidato del M5S e i circoli finanziari è stata l’agenzia Reuters: «Di Maio ha incontrato i rappresentanti dei maggiori fondi di investimento mondiali in un club privato nell‘esclusivo quartiere londinese di Knightsbridge per spiegare le politiche del suo partito e le prospettive per l‘Italia all‘indomani delle elezioni». Secondo quanto si apprende, il candidato Cinquestelle si sarebbe detto disponibile a un eventuale governo di larghe intese. Lui, però, smentisce: «Agli investitori internazionali incontrati oggi a Londra ho ribadito ciò che ho sempre detto: che il giorno dopo le elezioni, se non dovessimo avere la maggioranza dei seggi, farò un appello pubblico a tutte le forze politiche invitandole a convergere sui temi e sulla nostra squadra di governo». Ora, però, il problema non è cosa abbia detto Di Maio, ma a chi. E, tra le altre cose, non si comprende la richiesta di anonimato che la fonte ha avanzato alla Reuters  «per la delicatezza del tema».

M5S tra Londra e Washington
Il problema, dunque, è perché Di Maio si sia fatto ricevere dagli esponenti dei maggiori fondi di investimento mondiali in un circolo riservato a Londra «per spiegare le politiche del suo partito». I diretti interessati non dovrebbero essere gli elettori italiani? A questo punto ci si chiede chi abbia incontrato Di Maio a Washington. E, se non c’è nulla di segreto in questi incontri, come mai la fonte della Reuters ha chiesto di rimanere segreta vista l’importanza della questione.