5 giugno 2020
Aggiornato 09:30
Immigrazione

Di Maio come Renzi: «No fondi Ue a Paesi che non accolgono migranti»

Intanto il commissario Ue Avramopoulos definisce le resistenze dei Paesi dell'Est a effettuare i ricollocamenti «inaccettabili»

Il leader M5S Luigi Di Maio
Il leader M5S Luigi Di Maio ANSA

ROMA -  Luigi Di Maio come Matteo Renzi. Sull'annosa questione delle politiche europee in fatto di immigrazione, anche il leader del Movimento Cinque Stelle è per usare il pugno duro contro quegli Stati che rifiutano la ripartizione a quote suggerita da Bruxelles. Proprio come da tempo suggerisce di fare il segretario Pd. «Fermare il business dell'immigrazione, che significa smetterla di dare soldi a finte cooperative o a qualche palazzinaro per l'accoglienza. Poi i 5 miliardi che spendiamo per l'accoglienza vanno spesi nei Paesi d'origine per politiche di sviluppo. Ma quelli che arrivano vanno divisi in Europa. Non è accettabile che alcuni Paesi dell'est Europa non accolgano la loro quota di migranti. Finchè questo succede ci fate il piacere di non dare i fondi europei a questi Paesi?" detto il capo politico del M5s Luigi DI Maio, ospite di Quinta a Colonna su ReteQuattro.

Avramopoulos: inaccettabile
Sul tema si è espresso anche il commissario europeo incaricato delle questioni migratorie, Dimitris Avramopoulos, che, in un'intervista alla France Presse, ha definito «inaccettabile» che i Paesi dell'Unione Europea si rifiutino di partecipare all'accoglienza di richiedenti asilo per alleggerire il carico che grava su altri stati membri, come Italia e Grecia. Avramopoulos si trova oggi a Sofia a una riunione dei ministri degli Interni dei Ventotto, dedicata in particolare alla riforma dell'asilo nell'Ue, bloccata da oltre un anno dalle divisioni su eventuali nuove quote di accoglienza in caso di futuri arrivi di massa.

Riforma Dublino, obiettivo raggiungibile?
L'obiettivo di un compromesso entro fine giugno, fissato dai responsabili Ue, è «raggiungibile» secondo il commissario, ex ministro degli Esteri greco ed ex sindaco di Atene. «È urgente andare avanti per adottare un nuovo regolamento di Dublino», ha insistito, alludendo a questo testo europeo contestato, che assegna la responsabilità di valutare la richiesta di asilo quasi sistematicamente ai Paesi di primo ingresso nell'Unione.«Ciò di cui l'Europa ha bisogno, è un sistema comune di asilo europeo. Oggi ci sono l'Italia e la Grecia a essere sotto un'enorme pressione, ma nessuno può garantire che il futuro non riservi sorprese», ha avvertito Avramopoulos, sottolineando che i Paesi dell'Europa dell'Est, molto critici nei confronti della politica migratoria di Bruxelles, non sono al riparo da futuri flussi.

Le intenzioni della Commissione
Malgrado le polemiche e i contrasti che accompagnano le quote provvisorie di «ricollocamento» dall'Italia e dalla Grecia - in vigore tra settembre 2015 e settembre 2017 - la Commissione vuole che la riforma (in cantiere) dell'asilo nell'Ue preveda di nuovo un sistema di ripartizione dei richiedenti asilo. Questo meccanismo scatterebbe però soltanto, su sua proposta, in caso di arrivi di massa in uno stato membro, mentre per il resto del tempo la responsabilità principale di un richiedente asilo spetta sempre al Paese di primo ingresso. Vari Paesi come Polonia, Ungheria o Repubblica Ceca - che si sono rifiutati di applicare le quote decise nel 2015 - respingono però categoricamente ogni accoglienza obbligatoria per il futuro, preferendo esprimere la loro solidarietà con altri Paesi attraverso un sostegno finanziario.

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