20 giugno 2019
Aggiornato 09:30
M5s

Di Maio a Torino rassicura su Grillo e promette una sola legge «con cui libereremo il Paese»

Il candidato premier M5s in piazza Castello a Torino per il Restitution Day ha parlato di Grillo, Renzi e sburocratizzazione del Paese

TORINO - Una folla di giornalisti in trepidante attesa in piazza Castello a Torino ha atteso quasi come un messia l'arrivo di Luigi Di Maio proprio nel giorno in cui sotto la Mole prendeva vita l'assemblea Pd al Lingotto con tutti i grandi big, da Gentiloni a Renzi. Pochissimi invece i sostenitori del Movimento, complice forse anche l'orario mattutino. C'erano invece alcuni operai della Embraco, gruppo Whirpool, che di lavoratori ne ha licenziati 500 perché la globalizzazione funziona così (questo caso ve lo abbiamo raccontato da vicino sulle pagine del nostro giornale): quando arriva Di Maio gli gridano «aiutaci tu», lui ascolta la loro storia, ma anziché offrire loro qualche spiraglio concreto, tenta di rassicurarli con un «vi posso solo dire che tra qualche mese questi signori al governo non ci saranno più». Cosa pensa il M5s del lavoro? Quali misure serve adottare per far ripartire il Paese? Al di là della tanto acclamata sburocratizzazione, pur fondamentale, quali idee hanno a proposito di industria, terziario e altro? Non è chiaro.

Via spesometro e studi di settore
Ai giornalisti Di Maio racconta che se saranno al governo inizieranno con l'abolizione dello spesometro e degli studi di settore, «che sono adempimenti inutili per le imprese che hanno causato solo più problemi per chi ha sempre pagato le tasse, mentre hanno continuato a far agire indisturbati i corrotti e i disonesti». Concetto condivisibile, ma molto vago. Perché oltre a tagliare serve programmare, progettare. «Per me è importante che si affermi il principio che in Italia non servono nuove leggi ma provvedimenti economici e fiscali che si inseriscono nella legge di Bilancio». Per tutto il resto – spiega Di Maio – faremo un elenco e con una sola legge «libereremo questo Paese e lasceremo in pace le imprese». Abolire leggi a costo zero, «abolire leggi inutili, che creano ancora più burocrazia e più scartoffie è a costo zero». Quelli della Embraco, intanto, sono sempre lì a due passi che forse sperano in una parola in più, in una proposta concreta, che non arriva.

100 milioni di euro tagliati
Di Maio è sotto la sede del Consiglio regionale per il Restitution day: «Ancora una volta raccontiamo il Movimento con i fatti e non con le parole. I consiglieri del Piemonte, con Davide Bono, sono stati i primi anni fa a tagliarsi lo stipendio e oggi continuano ad onorare questo impegno verso i cittadini». Questa sarà una campagna elettorale – prosegue - in cui tutti diranno di voler eliminare i privilegi, di voler abbassare le tasse, di voler fare la spending review, di voler recuperare le tasse dei cittadini per restituirle ai cittadini o per fare gli investimenti giusti. «Ma le chiacchiere stanno a zero, sono i fatti quelli che contano». Di Maio ricorda che in questi anni il M5s «ha tagliato stipendi, indennità e privilegi per quasi 100 milioni di euro in tutta Italia». Edilizia scolastica, imprese, sicurezza del territorio: «Non ne parliamo soltanto. Aiutiamo questi settori già da opposizione, tagliando gli stipendi ai nostri eletti che rappresentano quello che si deve fare in politica e che dovranno fare tutti i politici in Italia una volta che andremo al governo».

«Renzi fa guadagnare De Benedetti, noi restituiamo i soldi ai cittadini»
Questo è un modo «diverso» di fare politica, ma è anche «l'identità» del Movimento, «è ciò che fa davvero la differenza». E poi l'attacco al segretario dem: «Mentre Renzi chiama De Benedetti per fargli guadagnare 600mila euro in Borsa passandogli un'informazione sulla banca della Boschi, noi i soldi li restituiamo ai cittadini, non li facciamo guadagnare a De Benedetti. Li restituiamo ai servizi essenziali di questo Paese, da cui quel presidente del Consiglio, quelli prima e quelli dopo hanno tagliato per continuare a finanziare banche, privilegi spese inutili e lobby».

«Beppe continuerà a essere nel Movimento»
Qualcuno spera che il Movimento possa cambiare, si sfoga il candidato premier M5s, in modo tale da poter «tradire i suoi valori originali». «Sono i nostri detrattori, che tifano per farci eliminare queste regole. Qualcuno non credeva che nel nuovo statuto potesse entrare ancora una volta la regola del taglio degli stipendi, quella che impedisce ai condannati in primo grado e anche agli indagati con condotte immorali di stare nel Movimento. E invece nel nuovo statuto queste regole non solo ci sono, ma sono anche più forti». Questo non è solo un atto simbolico, è «un'idea di Paese che vogliamo portare al governo del Paese». Di Maio commenta anche le notizie dei giornali che anticipavano un allontanamento di Grillo dal Movimento: «Qualcuno spera che Grillo si faccia da parte, ma il Movimento non è cambiato, è sempre quello di Grillo e Casaleggio, che porta avanti i suoi valori con ancora più persone. Beppe continuerà a essere nel Movimento». «Noi non siamo cambiati, siamo sempre convinti che la politica si possa fare in maniera diversa e di poter cambiare il modo in cui si fa politica in questo Paese, prima che la politica cambi noi».

Una legge sì o no?
«Noi stiamo ragionando in grande, stiamo per eleggere un gruppo parlamentare di maggioranza che darà la fiducia a un governo 5 Stelle»: ciò significa che le regole che già applicano a se stessi le applicheremo a tutta la politica italiana con una legge che taglia i privilegi e recupera miliardi di euro da reinvestire, nell'edilizia scolastica, nelle imprese, nella sicurezza del territorio. Questo passaggio non è limpido però, perché poco dopo Di Maio precisa che «non serve una legge per tagliare gli stipendi, rinunciare ai vitalizi o mettere fuori gli indagati, basta una azione etica delle singole forze politiche». Così l'Italia cambia, e se cambia l'atteggiamento delle istituzioni i cittadini hanno di nuovo fiducia, dichiara. Ma quindi una legge ci sarà o no?