19 ottobre 2018
Aggiornato 11:16

Bruciano i rifiuti: come si arricchiscono le mafie, e il ruolo ambiguo degli inceneritori

Prima Torino, poi Savona, Pavia, Brescia, Milano e altri: i roghi di capannoni di stoccaggio rifiuti devastano il nord. Un caso o un piano preciso?
Il sito di stoccaggio rifiuti di Corteolona, Pavia, andato a fuoco
Il sito di stoccaggio rifiuti di Corteolona, Pavia, andato a fuoco (ANSA/ FLAVIO LO SCALZO)

PAVIA - "Forse tutta l'Italia va diventando Sicilia... A me è venuta una fantasia, leggendo sui giornali gli scandali di quel governo regionale: gli scienziati dicono che la linea della palma, cioè il clima che è propizio alla vegetazione della palma, viene su, verso il nord, di cinquecento metri, mi pare, ogni anno... La linea della palma... Io invece dico: la linea del caffè ristretto, del caffè concentrato... E sale come l'ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l'Italia, ed è già, oltre Roma...». Così scriveva ne "Il giorno della civetta" Leonardo Sciascia. La colonizzazione delle mentalità mafiosa all'Italia intera, e perfino allo Stato. Si pensi alla vicenda del Comune di Brescia che ha denunciato la Cassa Depositi e Prestiti per i tassi d'interesse applicati sui mutui di cui vi abbiamo parlato. Ma oggi parliamo di rifiuti, seguendo la linea della palma.

Pianezza, Savona e gli altri
E’ stato un incendio avvenuto a metà agosto nella zona industriale di Pianezza
a far scoprire ai carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Torino la presenza di un'area di circa 2 mila metri quadrati, intorno al capannone, dove erano stoccati rifiuti. Nel 2017, solo nel Torinese, i capannoni che ospitavano rifiuti pericolosi andati a fuoco sono stati nove. Il fenomeno è nazionale, ma concentrato nelle regioni del nord. Un altro rogo domenica sera, nell’entroterra di Savona, all’interno di due capannoni di riciclaggio di rifiuti. Qualche giorno prima una nube tossica dopo il rogo in un centro di riciclo in disuso in provincia di Pavia, a Corteolona, ha scatenato il panico: nelle prime ore le concentrazioni di diossine e furani rilevate ammontavano a 11.9 picogrammi equivalenti per metro cubo.

Il business dei rifiuti 
Secondo Coldiretti il business dei rifiuti ha sfiorato i 22 miliardi di euro. Per la precisione 21,8 miliardi, con una crescita del 30 per cento sull'anno precedente. Con una ricorrenza nei territori che vengono colpiti dagli incendi, sempre dolosi, dei rifiuti. Le province di Treviso, Roma, Torino, Viterbo, Cagliari, Salerno, Brescia, Milano sono le più colpite in Italia. Ma il Pavese, ad esempio, è vittima di una vera calamità. Mortara, a due passi da Pavia, settembre 2017: qui l’azienda Eredi Bertè è finita in fiamme proprio lo stesso giorno in cui doveva aprire le porte agli ispettori dell’Arpa. Incendio che al momento in cui si scrive sta causando enormi danni ambientali, costringendo sindaco e prefetto a chiudere le scuole e a ordinare ai cittadini di barricarsi in casa, tappare ogni spiffero, distruggere i raccolti, spegnere i motori delle trebbiatrici, vietando persino il pascolo.

Nel nord la raccolta differenziata funziona grazie alla mafia, al sud il contrario
Il primo punto da sottolineare è che spesso i rifiuti che vengono bruciati illegalmente sono parte di una differenziazione. Punto allarmante, perché mette in risalto che la filiera ormai ha come sbocco finale il rogo incontrollato dei materiali peggiori. Ovviamente si tratta di racket, ma solo in parte. Emerge una sistematicità sull'eliminazione di determinati materiali che fa supporre l'esistenza di un processo collaudato. In passato i rifiuti venivano spediti all'estero - vicenda Ilaria Alpi - o stoccati nei terreni sbancati per la costruzione di grandi opere: i terrapieni ferroviari, così come i tunnel, sono notoriamente luoghi dove venivano sepolti i rifiuti. Intere autostrade del nord, totalmente inutilizzate, sono sospettate di essere state costruite con l'unico fine di contenere materiali nocivi. Il sottosuolo italiano è un colabrodo tossico, anche quello delle città. Ci si trova quindi nella paradossale situazione in cui nel nord la raccolta differenziata funziona grazie alla mafia, mentre al sud la raccolta differenziata non funziona grazie alla mafia.

Il ruolo ambiguo degli inceneritori
In questo senso emerge il ruolo degli inceneritori. Dimentichiamo le promesse ambientaliste di questi impianti: il loro scopo principale è una desunzione, è attrarre tali rifiuti per incenerirli in maniera "controllata"? In prospettiva si intravedono ricchi affari non per la criminalità organizzata, ma per le aziende partecipate che gestiranno tale filiera. E' noto che l'incenerimento dei rifiuti oggi genera i dividendi che tengono in piedi i bilanci delle istituzioni detentrici di ricchi pacchetti azionari.  Poco tempo fa l'inchiesta Araba Fenice ha portato al sequestro per 60 giorni della centrale ENEL di Cerano (Brindisi), della Cementir e dei parchi loppa d'altoforno dell'Ilva di Taranto. Secondo gli inquirenti, il materiale pericoloso da destinare agli smaltimenti speciali sarebbe stato riutilizzato per la produzione del cemento. Trasformando così un costo in un ricavo. I nostri moderni cementi usano sì la calce e la marna ma, con il permesso dei legislatori, oltre alla sabbia aggiungono ceneri di rifiuti per circa l’11 % del totale. Che cosa contengono queste ceneri e qual è la loro composizione? Nessuno lo sa.

Qualche domanda...
Le domande che si pongono sono quindi le seguenti: la schematicità dei roghi che colpiscono impianti di aziende ove vengono conferiti rifiuti pericolosi è il mezzo con cui si vuole costringere lo Stato a investire nella costruzione di nuovi impianti di incenerimento, da cui poi produrre materiali da immettere sul mercato? La nuova base su cui erigere le infrastrutture pubbliche e private del paese? Siamo quindi di fronte alla costruzione mediatica di un bisogno?