14 ottobre 2019
Aggiornato 12:00
Centrosinistra

D'Attorre (Mdp) al DiariodelWeb.it: «O il Pd cambia, o ha già perso». E apre su Grasso candidato premier

Il deputato di Articolo Uno spiega ai nostri microfoni i veri motivi del «no» all'alleanza con i democratici: «Ci accusano di voler far fuori Renzi? Ma se lui è già stato battuto...»

ROMAOnorevole Alfredo D'Attorre, quest'alleanza con il Pd non s'ha da fare?
Ma non per una nostra ostilità. Ad oggi non si può fare perché abbiamo idee diverse sull'Italia, su quello che serve per il Paese. Un giudizio diverso sull'azione di governo e sulle scelte future.

Il programma è quello che emerge dai vostri emendamenti alla Finanziaria: cambiare il Jobs act e la legge Fornero, sulla quale siete dalla parte della Cgil?
Ci vuole una svolta sociale. Veniamo da quattro anni in cui le scelte economiche hanno privilegiato i più forti: le grandi imprese esportatrici, le rendite finanziarie, il sistema delle banche. Questo ha accresciuto le diseguaglianze, indebolito il lavoro e determinato una ripresa molto anemica e mal distribuita.

Una bocciatura totale dei governi Renzi e Gentiloni.
Sì, e per questo noi riteniamo che serva un cambiamento profondo. I dati elettorali degli ultimi tre anni lo segnalano: il centrosinistra ha perso una parte significativa della propria base elettorale, inseguendo la destra e il M5s sul loro terreno. Se il Pd continua a far finta di nulla e a rimuovere la realtà, si prepara a una sconfitta ancora più pesante.

Eppure un po' sembra che il Pd ne stia prendendo atto, offrendo un passo indietro di Renzi dalla candidatura a premier. Se così fosse, cambierebbe qualcosa?
Noi non partiamo da un veto personale. Qualcuno dice che il nostro obiettivo sia quello di far perdere Renzi: se così fosse, lo avremmo già raggiunto. Lui ha già perso la sua partita il 4 dicembre, quando il Paese ha espresso il suo giudizio. Il punto è mettere in campo un nuovo progetto. Invece di discutere sui nomi, capiamo cosa vogliamo fare.

Ma i progetti sono anche incarnati dalle persone. Un cambio di leader indicherebbe anche un cambio di politica.
Sarebbe la conseguenza di una svolta sul lavoro, sulla scuola, sulle pensioni, sulla sanità. Se nel Pd maturasse questa idea, inevitabilmente si arriverebbe ad un'altra leadership.

E in quel caso potreste riaprire un tavolo?
Certo, lo abbiamo detto con grande chiarezza. Per adesso siamo impegnati nel percorso verso l'assemblea del 3 dicembre, che metterà in campo un nuovo progetto politico: una lista unitaria, progressista, civica, di sinistra, con l'obiettivo di una forza comune dopo le elezioni.

Chi c'è dentro?
Articolo Uno, Sinistra Italiana, Possibile. E credo che alle assemblee territoriali parteciperanno anche tanti cittadini senza tessera. Sarà un momento in cui un pezzo della sinistra progressista potrà ritrovarsi, perché le divisioni viste finora hanno tenuto lontano un pezzo del nostro mondo.

Pisapia invece non c'è?
Credo stia ancora valutando il da farsi, deciderà lui. Finora ha detto di voler costruire un progetto alternativo al Pd renziano, se dovesse cambiare idea ne prenderemmo atto.

E se la trattativa con il Pd non si dovesse riaprire, andrete da soli?
Andremo con un programma di svolta e metteremo in campo l'unica vera novità delle prossime elezioni.

Con Grasso candidato premier?
Vedremo cosa deciderà il presidente del Senato: valuterà lui nelle prossime settimane. La sua personalità sicuramente ci farebbe segnare un salto di qualità, questo è il mio personale giudizio. Darebbe l'idea di un progetto di governo che metta al centro i temi della giustizia, della legalità, dell'attuazione integrale della Costituzione, e avrebbe la capacità di andare oltre i confini tradizionali della sinistra.

Ma andare da soli, come in Sicilia, non significa far vincere la destra?
Allo stato la destra ha già vinto. Se il Pd non cambia rotta, non c'è alcuna possibilità di arginare la loro avanzata. L'unica chance è una svolta che restituisca credibilità al centrosinistra. Non è che sommandoci a Renzi recuperiamo voti, anzi, rischiamo di disperdere anche la rete che abbiamo costruito nel Paese in questi mesi di lavoro.

Eppure non sembrate recuperare troppi voti nemmeno in solitaria. Fava ha preso praticamente la stessa percentuale dell'ultima volta, quando voi eravate ancora nel Pd.
All'epoca c'erano anche Leoluca Orlando e l'Italia dei valori, che hanno un peso significativo in Sicilia, mentre stavolta hanno sostenuto il candidato del Pd. E poi stiamo parlando di un'era geologica fa, in cui il M5s non era nemmeno lontanamente ai livelli che ha raggiunto questa volta. Mi pare un confronto fuori luogo. Il risultato di Fava è stato dignitoso, in una situazione difficile e con liste prive di quei campioni delle preferenze, che invece hanno rappresentato circa l'80% dei voti del Pd.

Non sembra un caso specificamente siciliano: i sondaggi nazionali vi attribuiscono le stesse cifre.
I sondaggi suggerisco di farli quando saranno in campo il nuovo progetto, il nuovo nome, il nuovo simbolo, il nuovo leader. Aspetterei dicembre. In ogni caso se in Sicilia, una zona dove è tradizionalmente debole, la sinistra ha ottenuto il 6%, è ragionevole sperare in un risultato più significativo a livello nazionale. È stato sempre così.

Quindi qual è il vostro obiettivo?
Un risultato che raggiunga le due cifre. Non essere marginali o irrilevanti, ma una forza di governo che sfidi il Partito democratico e il Movimento 5 stelle a guardare verso sinistra. Per chi vuole arginare le destre, rischia di essere inutile votare sia per il Pd, che sarà spinto ad allearsi con Forza Italia, che per il M5s, spinto verso la Lega.

Ipotizziamo che voi prendiate il 10%. Il giorno dopo le elezioni, proporreste un governo al Pd?
Proveremmo a costruire uno schieramento alternativo alla destra di Berlusconi e Salvini, che è il nostro avversario. Lavoreremo prima delle elezioni per indurre un cambiamento profondo nel Pd, e se questo non si produrrà ci confronteremo con loro sulla base dei risultati raggiunti. E anche con il M5s.

Perché, potreste allearvi anche con i grillini?
Il Movimento 5 stelle va incalzato a uscire da questo solipsismo, da questa autarchia che rischia di rendere inutili anche i loro voti, come dimostra il caso della Sicilia. Continuano con questa storiella di essere al di là della distinzione tra destra e sinistra, ma questa è una furbata che può essere utile per raccogliere voti, non certo per governare. Dalla Rivoluzione francese in poi, nessuno in Europa si è mai sottratto a questa realtà, non capisco come possa farlo Grillo. Anche per loro arriverà il momento delle scelte e dovranno decidere da che parte stare.