20 luglio 2019
Aggiornato 18:30

Fassino supplica Bersani: «Non lasciare l'Italia nelle mani di Berlusconi e del M5s»

Il messaggero del Pd continua insistentemente a bussare alla porta di Mdp nonostante il secco rifiuto di Pierluigi Bersani

Pierluigi Bersani e Piero Fassino
Pierluigi Bersani e Piero Fassino ANSA

ROMA - Nonostante il secco rifiuto di MDP, il messaggero del Pd non si arrende e continua a bussare insistentemente alla porta di Pierluigi Bersani. "Io non mi arrogo di interpretare il pensiero di Bersani, io personalmente penso che ci siano tutte le condizioni per trovare un'intesa, d'altra parte i temi sono davanti a noi. Perché Bersani abbia questo motus radicale bisognerebbe chiederlo a lui", ha detto Piero Fassino intervenendo in queste ore a radio 102.5. «Bersani - ha proseguito - è stato per 5 anni Ministro nel governo dell'Ulivo, per due in quello dell'Unione, l'ho visto e conosciuto come uomo di Governo saggio e capace di misurarsi con le tante difficoltà della politica».

L'accorato appello di Fassino a Bersani
«È stato con me per sette anni nella segreteria dei DS, abbiamo lavorato insieme a costruire prima l'Ulivo e poi il Partito Democratico, quindi credo non ci sia davvero alcuna difficoltà a un confronto intorno le esigenze del Paese ed è per questo che non mi rassegno a questo rifiuto». Fassino è convinto che se si confrontassero ci sarebbe la possibilità di trovare dei punti di intesa. «Siamo di fronte - ha aggiunto Fassino - al rischio che possa tornare al Governo una destra, per di più prigioniera dell'estremismo di Salvini, siamo di fronte al rischio di consegnare il Paese ai Cinque Stelle che cavalca il disagio che c'è nell'opinione pubblica ma sul tema ha dimostrato fin qui di non avere le idee, le risposte, i programmi per dare al Paese sicurezza e stabilità».

Si può bissare l'esperimento del 2006?
Il centrosinistra in questi cinque anni ha governato il Paese e al di là dei problemi e delle difficoltà che sempre ha chi governa, certamente «consegneremo un Paese molto più forte di quello che c'era cinque ani fa». Fassino lancia quindi un altro accorato appello in direzione di Bersani: «Non buttiamo dalla finestra tutto quello che abbiamo fatto, mettiamoci intorno a un tavolo e discutiamo come aprire un ciclo nuovo che corrisponde con la nuova legislatura». Secondo il messaggero del Pd, l'elettorato di centrosinistra è più unito dei suoi rappresentanti. «Non siamo divisi perché è diviso il nostro elettorato, siamo noi che stiamo dividendo il nostro elettorato, perché ovunque vado trovo tantissima gente che chiede solo una cosa: che il centrosinistra ritrovi la sua unità, un'unità naturalmente tra forze politiche diverse, stiamo parlando di una coalizione». Fassino ricorda che per definizione la coalizione si fa tra più partiti, che tra loro hanno delle diversità, «nessuno chiede a Mdp di annullare la propria identità come non credo che MDP chieda al PD di annullare la sua identità». Quando «abbiamo fatto l'Ulivo nel 1996, l'Unione nel 2006, lo abbiamo fatto tra una pluralità di forze politiche» che avevano ognuna la propria caratterizzazione. «Perché non lo si può fare oggi?», si chiede e conclude l'ex presidente dell'ANCI.