22 novembre 2019
Aggiornato 11:30
Immigrazione

Nel 2050 africani e migranti saranno il doppio, e aumenteranno i flussi verso l'Italia

Da qui a metà secolo aumenterà la popolazione mondiale, mentre interverrà il raddoppio della popolazione africana e quasi il raddoppio del numero dei migranti. Tutti i numeri del Dossier Statistico Immigrazione 2017

Manifestazione di immigrati davanti a Montecitorio contro le discriminazioni sociali e a favore degli aiuti umanitari
Manifestazione di immigrati davanti a Montecitorio contro le discriminazioni sociali e a favore degli aiuti umanitari ANSA

ROMA - A luglio 2017 i migranti nel mondo sono 253 milioni (aggiornamento IDOS della stima Onu), mentre annualmente sono 2,3 milioni le persone che emigrano nei paesi a sviluppo avanzato. Da qui a metà secolo aumenterà la popolazione mondiale (da 7,5 a 9,8 miliardi: in media 70 milioni in più all'anno) mentre interverrà il raddoppio della popolazione africana (da 1,2 a 2,5 miliardi) e quasi il raddoppio del numero dei migranti. Lo si legge nel Dossier Statistico Immigrazione 2017 elaborato Centro Studi Idos e Confronti. I flussi aumenteranno anche verso l'Italia. Secondo un'indagine Gallup del 2017, un terzo della popolazione subsahariana e un quarto dei residenti nell'Europa non comunitaria vorrebbe emigrare. Nel gruppo dei paesi maggiormente destinatari di questi potenziali flussi si colloca anche l'Italia. Sono 14 milioni i potenziali migranti verso l'Italia, paese considerato appetibile (al 9° posto tra tutte le destinazioni). E' noto che in Italia il 6,3% delle famiglie si trova in condizioni di povertà assoluta (tra le quali molte di immigrati), ma il suo Pil pro capite annuo è di 38.912 dollari, mentre non arriva a 5.000 euro in Africa e anche nella vicina Moldavia.

"Tasso di criminalità più basso tra stranieri che tra italiani"
"Prepararsi alle prospettive di convivenza interculturale significa superare l'intolleranza, a partire da quella manifestata contro i rom", si legge nel dossier, verso i quali sarebbe ostile l'85% della popolazione italiana (ricerca del Pew Research Center, Spring 2014 Global Attitudes Survey). "Sempre più sulla rete imperversano i discorsi di odio online contro tutti gli immigrati». Questo atteggiamento viene argomentato sulla base della loro accentuata propensione al crimine, mentre, secondo il trend storico comparativo a livello europeo, la situazione italiana non sarebbe così negativa: secondo Eurostat, il tasso di criminalità per 100mila abitanti è più basso tra gli stranieri che tra gli italiani (500,26 per i primi e 1.076,50 per i secondi); inoltre, l'archivio interforze del Ministero dell'Interno attesta che, sia per gli uni che per gli altri, nel 2016, le denunce sono diminuite rispetto all'anno precedente, mentre nel periodo 2008-2015, secondo Eurostat, quelle contro italiani sono aumentate del 7,4% e quelle contro stranieri sono diminuite dell'1,7%.

Quali vantaggi?
La presenza degli immigrati e dei profughi non comporterebbe solo problemi secondo lo studio. Presentando il bilancio 2016, il presidente dell'Inps Tito Boeri ha sottolineato che senza immigrati il paese nei prossimi 22 anni potrebbe risparmiare 35 miliardi di euro di prestazioni a loro destinate (la cui incidenza più elevata riguarda le integrazioni salariali, le prestazioni di disoccupazione, quelle per i nuclei familiari e gli assegni assistenziali, mentre sono minimali gli esborsi per prestazioni pensionistiche su base contributiva), ma così facendo rinuncerebbe a 73 miliardi di entrate contributive, con una perdita netta di 38 miliardi di euro. In un contesto così problematico gli immigrati sentono l'esigenza di una maggiore tutela, che si traduce in una massiccia iscrizione ai sindacati per le vertenze di lavoro (928.620 iscritti ai sindacati Cgil, Cisl e Uil, con una incidenza del 7,9% sul totale, pensionati inclusi) e agli istituti di patronato per l'assistenza nelle pratiche previdenziali (hanno inciso per un quinto sui 14 milioni di pratiche svolte nel 2016 dai patronati Acli, Inca-Cgil, Inas-Cisl e Ital-Uil del Centro Patronati). Merita più attenzione anche il trattamento dei migranti comunitari, come ha chiesto l'Unione europea con la Direttiva 2014/54/Ue, solo da ultimo entrata in vigore in Italia.

Buone pratiche?
"Nonostante le carenze riscontrate, non è giusto presentare il paese solo come un ricettacolo dei peggiori comportamenti negativi nei confronti degli immigrati e dei profughi». I capitoli del Dossier 2017 dedicati alle regioni riferiscono su una serie di buone prassi. Ad esempio, il Molise da solo ha accolto 3.452 richiedenti asilo. Nell'accoglienza si sono segnalati diversi piccoli comuni, come quello ligure di Pornassio (Imperia) che ospita 173 rifugiati. A Torino il 6 maggio 2017, nel quartiere a ridosso di Porta Palazzo, il mercato all'aperto più grande d'Europa, è stata celebrata la laurea degli studenti universitari di origine straniera, un segno dell'internazionalizzazione del diritto allo studio e di apertura alle seconde generazioni. In Liguria i nuovi migranti, nonostante il loro recente arrivo, hanno compreso l'opportunità di inserirsi nell'associazionismo di solidarietà sociale, sui cui iscritti incidono per il 3%. Questi e altri esempi confermano che la convivenza è possibile e fruttuosa, ma non scontata. I decisori pubblici sono chiamati ad assicurare un supporto strutturale: all'interno del paese, promuovendo uno sviluppo più inclusivo e socialmente orientato; a livello internazionale, coniugando meglio il controllo dei flussi con la solidarietà. "Chi ragiona concretamente è consapevole che la situazione è difficile e che sono necessari coraggio e lungimiranza, facendo perno sulla memoria del grande esodo (tra l'altro da poco ripreso) che ha caratterizzato in passato l'Italia. Il percorso è difficile ma percorribile": questa la tesi sostenuta dai Centri Studi IDOS e Confronti nell'introduzione al Dossier 2017.