19 giugno 2019
Aggiornato 14:30
Legge elettorale

Il Rosatellum passa al Senato con 214 sì: vai con la legge «bunga-bunga»

Come da previsioni, anche al Senato il 'Rosatellum 2.0' è passato e ora è legge. Ecco cosa succede adesso

ROMA - Come da previsioni, anche al Senato il "Rosatellum 2.0" è passato e ora è legge. 214 i sì, 61 i no e 2 astensioni. Hanno votato a favore i partiti della maggioranza PD e Alternativa-Popolare, oltre a Forza Italia, Lega Nord e ALA-Scelta Civica, il gruppo del senatore Denis Verdini. Contro M5S, Articolo 1-MDP e Sinistra Italia-Possibile. Dopo il via libera di ieri ai 5 voti di fiducia chiesti dal governo sui vari articoli del testo, il provvedimento, già approvato alla Camera, diventa definitivo. Con la sua pubblicazione in Gazzetta ufficiale diventerà legge. Durissimo lo scontro dentro e fuori il Parlamento durante la discussione sul provvedimento dopo che ieri il Movimento Cinque Stelle ha manifestato in piazza contro la blindatura del provvedimento. "Questa è la legge bunga-bunga - afferma il capogruppo al Senato M5S Giovanni Endrizzi - un'orgia di pluricandidati in cui l'utilizzatore finale è immancabilmente sempre lo stesso. Siete la stessa banda, voi senza idee, senza programmi, ma con il medesimo progetto, mantenere le poltrone per continuare a sfinire e spolpare una nazione allo stremo». Gli risponde indirettamente dall'Aula del Senato il leader di Ala Denis Verdini: "Rivendico con orgoglio tutto quello che abbiamo fatto, il ruolo di supplenza che abbiamo svolto ignorando gli stupidi strali che ci arrivavano quotidianamente. Avremmo votato anche la stepchild così come voteremo il testamento biologico e abbiamo contribuito con orgoglio anche al mantenimento dei conti pubblici".

Forza Italia gongola
Forza Italia strasoddisfatta, ovviamente: "Oggi scriviamo una buona pagina per la storia della Repubblica - afferma il capogruppo di Forza Italia al Senato, Paolo Romani, "con questa legge poniamo le basi perchè la prossima legislatura sia stabile, capace di rispondere alle esigenze dei cittadini italiani. Oggi abbiamo evitato che si andasse al voto con i frutti di sentenze della Corte, testi non omogenei tra Camera e Senato, rilanciando con forza - conclude - il ruolo del Parlamento".

FI e Lega sono uscite
Senza il voto di Mdp, la maggioranza non ha dunque sofferto sui voti di fiducia grazie anche alle molte assenze sul fronte dell'opposizione al momento del voto in Aula, soprattutto tra le file di Forza Italia e della Lega. Tant'è che in almeno tre voti di fiducia è stato decisivo il sostegno dei senatori di Verdini. Il "balletto" di assenze e presenze in Aula, al quale si è assistito soprattutto da parte dei senatori di FI, Ala, Lega e "Federazione della Libertà" per far abbassare o meno il quorum, ha garantito che il "Rosatellum" incassasse la fiducia, ma non è riuscito a camuffare più di tanto il perimetro incerto in cui sarà costretta a vivere la maggioranza in questo scorcio di fine legislatura al Senato, in vista delle votazioni sulla legge di bilancio.

Come si voterà
Ma cosa prevede esattamente il Rosatellum? Si tratta di un sistema elettorale misto proporzionale-maggioritario che consente, e incentiva, la formazione di coalizioni tra partiti diversi. Circa un terzo dei seggi tra Camera e Senato sarà eletto in scontri diretti all’interno di collegi uninominali. I due terzi rimanenti saranno invece eletti con un sistema proporzionale. Non sarà possibile il voto disgiunto: significa che si potrà quindi votare soltanto il candidato al collegio uninominale e una delle liste che lo appoggiano. Alla Camera ci saranno 232 collegi uninominali, in cui ogni partito o coalizione presenterà un solo candidato. Verrà eletto il candidato che prenderà nel collegio almeno un voto in più degli altri. Gli altri 386 seggi saranno assegnati con metodo proporzionale: ogni partito o coalizione presenterà una lista di candidati, si conteranno i voti ricevuti da ogni lista e ogni partito o coalizione eleggerà un numero di parlamentari proporzionale ai voti ottenuti. Altri 12 seggi saranno assegnati nelle circoscrizioni estere. Al Senato le cose funzioneranno in maniera quasi identica: i collegi uninominali saranno 102 e 207 i collegi del proporzionale; saranno 6 i seggi degli eletti all’estero. Non sarà possibile il voto disgiunto: significa che ogni persona esprimerà un solo voto, che andrà al candidato del suo collegio (per la quota maggioritaria) e alla lista che lo appoggia (per la quota proporzionale). Se dovesse essere barrata la casella di un candidato al collegio uninominale e la casella di una lista diversa da quelle che lo appoggiano, il voto sarà annullato.

La soglia del 3%
Per eleggere dei parlamentari i partiti dovranno ottenere almeno il 3 per cento dei voti su base nazionale. Se i partiti si presentano alleati in una coalizione, quest’ultima dovrà raggiungere almeno il 10 per cento dei voti su base nazionale. I partiti che non raggiungono questa soglia non eleggeranno alcun parlamentare. Sono consentite le pluricandidature, cioè sarà possibile presentarsi in diversi collegi, ma solo nella quota proporzionale: ogni candidato potrà presentarsi in cinque collegi proporzionali differenti. Ci si può candidare in un unico collegio uninominale, ma si può essere contemporaneamente candidati in cinque collegi proporzionali.

Centrodestra e centrosinistra i favoriti, M5s cassato
Come accadeva con la vecchia legge elettorale, il Mattarellum, la presenza dei collegi uninominali favorirà le alleanze tra partiti, che avranno un incentivo a dividersi tra di loro i vari collegi e appoggiare in maniera unitaria i candidati di coalizione. È una situazione che di fatto favorisce il centrodestra che, soprattutto alle amministrative, ha mostrato di riuscire a ottenere buoni risultati quando si presenta unito. Anche il centrosinistra potrebbe risultare avvantaggiato, se il PD riuscisse a formare una coalizione con le forze di centro e con quelle alla sua sinistra. Il Movimento 5 Stelle, invece, rischia di essere la forza più penalizzata da questo sistema. Da un lato non intende allearsi con nessuno, dall’altro non ha molti candidati forti e con l’esperienza e la notorietà necessaria a competere efficacemente nei collegi uninominali.