17 ottobre 2019
Aggiornato 22:00
Gt a Torino

G7 a Torino: si alza il sipario sulla vetrina della «società eccitata»

Arriveranno i black bloc? La città sarà devastata dai casseur francesi? Verranno ghigliottinati dei fantocci durante scenette teatrali? Le misure di sicurezza salveranno la città dalla calata dei barbari?

I capi di Stato riuniti alla Reggia di Venaria per il G7 di Torino
I capi di Stato riuniti alla Reggia di Venaria per il G7 di Torino ANSA

TORINO - Il controviale di corso Tazzoli  a Torino un tempo si caratterizzava per un lungo serpentone di autobus in attesa dei sessantamila operai che lavoravano presso la madre di tutte le industrie italiane. Oggi i torpedoni che passano al cambio turno raccolgono in fretta gli ultimi sopravvissuti di quel tempo ormai finito. L’interminabile sequenza di parcheggi che circonda l'immensa fabbrica è vuota: Mirafiori nel 2017 dà lavoro a circa dodicimila persone. Il simbolo di un passato che ha reso ricca un generazione, e che permette di sopravvivere ancora oggi grazie a piccole rendite a moltitudini di giovani senza un lavoro, è finito. Torino è stata sconvolta in venti anni da una trasformazione economica tumultuosa, dovuta ad una inesorabile delocalizzazione. La trasformazione da città fabbrica a città del loisir ha avuto come effetto la mitigazione dell’atterraggio sul duro, che però è avvenuto. Al di là del centro-salotto che ospita milioni di turisti, si aprono i campi incolti seminati di quartieri dormitorio e zone industriali abbandonate. In questo contesto storico Torino si appresta ad ospitare il G7 del Lavoro, della Scienza e dell’Industria: tappa di una turbinante dinamica formativa globale permanente.

A cosa servono i vertici internazionali
Ad essi viene associato sempre più spesso il termine «vetrina»: un posto fisico, quindi, dove si vende una merce. In questo caso duplice. Il primo: il luogo che ospita gli incontri, in grado di avere una importante pubblicità atta a propagandare bellezze e peculiarità del territorio ad un pubblico generalista. Le istituzioni locali che hanno scommesso sul terziario avanzato sono ovviamente interessate ad ospitare, a caro prezzo, questi momenti di confronto che vendono un’immagine positiva del luogo ospitante. Ma il fine più importante è ovviamente culturale e meta cognitivo: l’assoluta certezza che il messaggio scaturente al termine del summit risponderà pienamente, e su una scala globale, ai desiderata finanziari che muovono l’attuale fase economica. Sono incontri che hanno lo scopo di educare, plasmare, il pensiero dell’opinione pubblica grazie alla potenza dei media che seguono, come stormi di avvoltoi,  i cosiddetti «lavori». A Torino si potrebbe però manifestare una voce distonica rispetto al tradizionale coro, in virtù della nuova politica economica del presidente Trump, in linea teorica più nazionalista rispetto a quella del suo predecessore.

La società eccitata, in attesa del grande scontro
Tratto da «La società eccitata» di Christoph Türcke: «Alla fine, ecco il sensazionale. Dovrebbe essere raro, oltre che sconvolgente. Ma quell'emozione che fa sobbalzare, quel fremito che magnetizza, quell'eccitamento da clamore non costituiscono l'oltranza che, ogni tanto, viene a sovvertire il nostro pacato assetto percettivo. Sono la dismisura a cui noi, esseri umani senzienti, siamo ormai assuefatti. Se tutto il visibile e tutto l'udibile alimentano il notiziabile, e la logica stessa dell'informazione impone di impressionare per mezzo di stimoli sempre più forti, la soglia di ciò che eccita il nostro sensorio non smetterà di spostarsi in avanti. L'eccitabilità assurge dunque a decisivo imperativo sociale, motore di un'industria sia dell'immateriale sia delle merci. Da tempo il sensazionalismo, con il nuovo regime antropologico che ha configurato, è oggetto di riflessione per studiosi della società e filosofi, nonché terreno di elezione per moralisti in vena di astinenza mediatica e ascetismo emotivo. Il sensazionale, lungi dall'essere l'estrema e perversa propaggine della sensazione, ne è l'archetipo, il «nucleo incandescente di ogni percezione e conoscenza» attraverso il quale Türcke alza il velo sull'arcaico dell'ultramodernità».

Arriveranno i black bloc?
Uno strano ma al contempo previsto dibattito attraversa la città di Torino, e l'Italia in questi giorni: anziché interrogarsi, a maggior ragione in un contesto che le ricette che verranno riproposte le conosce e le subisce ogni giorno, sul senso culturale di tali eventi, i mezzi di informazione focalizzano, portandosi all’estremo limite del monopolio culturale, il dibattito pubblico sulla «sicurezza». Un po’ per distrarre, un po’ per stimolare la parte emotiva profonda. Arriveranno i black bloc? La città sarà devastata dai casseur francesi? Verranno ghigliottinati dei fantocci durante scenette teatrali? Le misure di sicurezza salveranno la città dalla calata dei barbari? Oltre a tutto ciò si unisce una sindrome securitaria scaturente dalla tragica notte di piazza San Carlo, in cui oltre 1500 persone furono ferite, alcune lo sono ancora in modo grave e permanente, ed una giovane donna perse la vita a causa delle lesioni da schiacciamento riportate. Il dramma - che non fu una "disgrazia", al momento è ancora sotto la lente della magistratura ma privo di responsabili - è sempre più ricondotto a evento imponderabile e catastrofico, come un terremoto o un uragano. I due aspetti della «sicurezza» - contestazioni violente e tragedia di piazza san Carlo - hanno portato alla decisione, maturata tra comune di Torino e ministero degli Interni di spostare l’evento presso la Reggia di Venaria, splendida dimora sabauda divenuta polo culturale e turistico di fama mondiale. Una manciata di chilometri fuori da Torino.

Contestazioni per tutti i gusti
Così, mentre le delegazioni dei sette paesi più ricchi del mondo si incontreranno per discutere di integrazione dei mercati, gig economy e sviluppo di reti, un variegato mondo si darà appuntamento per esternare il suo «no» a ciò che reputano propaganda. In città: manifestazioni che si prevedono pacifiche, in virtù di accordi sottobanco che si starebbero prendendo in questi giorni tra organizzatori e manifestanti. Con la possibilità di qualche scaramuccia più o meno incisiva, che – come da principio di Christoph Türcke – porterà i contestatori ad avere il loro quarto d’ora di celebrità. Il momento clou delle manifestazioni dovrebbe essere sabato pomeriggio, quando un corteo partirà dal quartiere Vallette e si avvicinerà alla Reggia di Venaria. Altri momenti di protesta, e in qualche caso di proposta, si alterneranno in città fin da oggi pomeriggio. Il principio del vertice e del controvertice assume così contorni codificati, delle vere e proprie costanti estetiche, fin dai tempi dei vertici di Seattle del 1999. Quasi venti anni di incontri blindati e contestazioni più o meno violente, più o meno efficaci. Un grande «sì» verso i principi della deindustrializzazione occidentale, contrapposti ad rumoroso «no» urlato dalle piazze, per altro sempre meno appassionate.