5 agosto 2021
Aggiornato 07:30
G7 di Carbis Bay

Draghi: «Con Biden ricostruite alleanze incrinate da Trump. Con la Cina serve franchezza»

Il Presidente del Consiglio non ha dubbi sul ruolo e sulla strada intrapresa dal nuovo inquilino della Casa Bianca. E nella conferenza stampa del G7 lo mette nero su bianco

Il Presidente americano Joe Biden a colloquio con Mario Draghi durante una pausa del G7 di Carbis Bay
Il Presidente americano Joe Biden a colloquio con Mario Draghi durante una pausa del G7 di Carbis Bay ANSA

CARBIS BAY - La ricostruzione delle «alleanze tradizionali» degli Stati Uniti, «seriamente incrinate» da Donald Trump, la «condivisione» sui rapporti con la Cina e le autocrazie, gli impegni sul clima e (in parte) sui vaccini. Sono questi, per il presidente del Consiglio Mario Draghi, i risultati positivi del G7 che si è chiuso a Carbis Bay, in Cornovaglia.

E' stato l'ultimo summit di Angela Merkel, ma anche il primo di Joe Biden e dello stesso Draghi, che ieri hanno avuto un colloquio di circa mezz'ora, il primo «faccia a faccia» da quando sono in carica. «E' stato un rivedersi, noi ci conosciamo da tanto tempo», ha ricordato il capo del Governo, sottolineando che il confronto è andato «molto, molto bene» con una «ampia disponibilità di Biden a continuare a lavorare insieme». Proprio il nuovo corso dell'amministrazione americana, secondo il presidente del Consiglio ma anche gli altri leader, può segnare una svolta in direzione di un maggiore multilateralismo. «L'America è tornata al tavolo», ha ribadito oggi in conferenza stampa Biden, arrivato in Cornovaglia con l'obiettivo principale di trovare una 'sponda' sulla linea dura nei confronti della Cina.

Proprio su questo, nel corso del confronto, sono emerse diversità di vedute tra i 'falchi' e gli Stati più disponibili a cooperare con Pechino (una linea sostenuta anche dall'Italia). Alla fine, però un compromesso sembra essere stato trovato. «Nei confronti della Cina e in generale di tutte le autocrazie, che influiscono sui processi elettorali, usano la disinformazione, fermano gli aerei in volo, rapiscono, uccidono, non rispettano i diritti umani, usano il lavoro forzato», ha spiegato Draghi, i punti di vista sono stati «toccati e condivisi». Tre, a giudizio del premier, i «pilastri» su cui deve basarsi il confronto con Pechino: «Cooperazione, competizione e franchezza».

«Nessuno - ha sottolineato - disputa il fatto che la Cina abbia diritto ad essere una grande economia come le altre. Quello che è stato messo in discussione sono i modi che utilizza, anche con le detenzioni coercitive. E' un'autocrazia che non aderisce alle regole multilaterali, non condivide la stessa visione del mondo delle democrazie». Per questo occorre «essere franchi sulle cose che non condividiamo. Biden a un certo punto ha detto che il silenzio è complicità».

Per l'Italia la questione del rapporto con la Cina pone però un problema particolare e pratico, che riguarda l'accordo sulla Via della Seta, siglato nel 2019 dal governo Conte. L'Italia è l'unico, tra i grandi Stati europei, ad averlo fatto, cosa che non è mai stata gradita dalla Casa Bianca. Si tratta di una questione che «in questi giorni non è stata mai menzionata» ma che «esamineremo con attenzione», ha garantito Draghi, aprendo forse la strada a una eventuale modifica del memorandum.

Positivo il giudizio del presidente del Consiglio sulle intese per la lotta ai cambiamenti climatici e per la tutela dell'ambiente. Da parte del G7 ci sono «impegni presi» rilevanti, ma c'è il problema di altri Paesi. Tutti quelli, cioè, che dicono «sono d'accordo, sono pronto a finanziare la lotta al cambiamento climatico, ma continuo a emettere fino a che non si trova una alternativa commercialmente sostenibile» ai combustibili fossili, «alternativa che oggi non c'è. Se dovessimo aspettare di creare una alternativa non avremmo tempo di farlo. Dobbiamo fare questi cambiamenti entro 10 anni. L'adesione agli impegni finanziari comporta coerenza con le politiche energetiche interne. L'Italia ha speso moltissimo negli ultimi 10 anni per migliorare le emissioni ma se non possiamo fidarci delle politiche interne degli altri Paesi si comincerà ad applicare una tassa che aggiusti la differenza dei costi di produzione, questo è il primo passo verso il protezionismo».

Per quanto riguarda la questione dei vaccini, il nodo principale (non risolto), per il governo italiano, è quello della rimozione dei divieti all'esportazione. Dunque è vero che c'è un tema di «donazioni di vaccini e finanziamenti» ma anche la necessità di «eliminare il blocco alle esportazioni di vaccini e materie prime, su cui la discussione c'è stata». Questo è fondamentale anche per la questione dei brevetti, su cui «c'è una proposta operativa della commissione Ue che permetterebbe di dare obbligatoriamente la licenza di produzione».

Tra i temi rimasti in sospeso, e che hanno creato tensioni in questi giorni, c'è la cosiddetta «guerra delle salsicce», ovvero la disputa sugli accordi doganali con l'Irlanda del Nord dopo la Brexit. Una questione (non in agenda ma emersa nei bilaterali) che rischia di innescare una guerra commerciale tra Londra e gli Stati membri dell'Ue. «Questo - ha sottolineato Draghi - è un negoziato difficile. Non si ha l'impressione che ci sia una grande collaborazione ma è una cosa molto difficile anche per il Regno unito, come dicono loro si tratta dell'integrità del Regno. Ma gli accordi sono accordi e vanno mantenuti».

(con fonte Askanews)