23 ottobre 2019
Aggiornato 04:00
Sicurezza e legalità

Non solo Ischia: l'Italia dei condoni facili crolla impietosa di fronte ai nostri occhi

A qualche ora dal terremoto che ha colpito Ischia, tornano ad accendersi i riflettori sul tema dell'abusivismo, mentre il Codacons ventila procedimenti penali nei confronti dei sindaci degli ultimi 10 anni. Qual è la situazione a Ischia e in Italia?

Una persona rimasta schiacciata sotto le macerie a Ischia e poi tratta in salvo
Una persona rimasta schiacciata sotto le macerie a Ischia e poi tratta in salvo ANSA

ROMA - I sindaci ischiani, in queste ore, lo ripetono quasi come un mantra: «Non esistono legami tra i danni causati dal terremoto che ha scosso Ischia e l'abusivismo edilizio». Ma intanto, il Codacons ha già chiesto l'apertura di procedimenti penali nei confronti dei primi cittadini che si sono succeduti negli ultimi 10 anni nell'isola, perché, se le eventuali connessioni tra le abnormi conseguenze della scossa e decenni di lassismo e mala gestione verranno magari accertate nelle sedi opportune, certo è che l'abusivismo nell'isola è una realtà sin troppo acclarata e, purtroppo, fino ad oggi tollerata. Ci voleva un sisma con conseguenze di tale portata, rispetto alle quali il presidente dell'Associazione Nazionale dei Geologi ha definito «allucinante» che si continui a morire per terremoti di questa entità, per risvegliare le coscienze assopite di fronte al fenomeno dell'abusivismo, tanto diffuso nel nostro Belpaese.

Ischia: da simbolo a monito
Ischia ne è da sempre il simbolo, e da ieri è diventata, suo malgrado, anche un monito. Legambiente stima che sull'isola siano circa 600 le case abusive colpite da ordine definitivo di abbattimento e 27 mila le pratiche di condono presentate in occasione delle tre leggi nazionali sulle sanatorie edilizie. L'associazione ha avvertito: «L'Italia paese fragile dove l'unica certezza è l'urgenza della messa in sicurezza dei territori, la vera grande opera pubblica necessaria, incompatibile con qualsiasi forma di sanatoria edilizia».

Fino al 60% di edifici abusivi in alcune regioni del Sud
Sì, perché quello dell'abusivismo è un fenomeno diffuso in tutto il Paese, e prevalentemente nel meridione. Il rapporto Istat Bes 2015 sostiene che la diffusione dei cantieri senza autorizzazione raggiunge «dimensioni senza riscontro nelle altre economie avanzate», gareggiando con «la produzione edilizia legale». In alcune regioni del Sud, in particolare, sono abusivi fino a 60 edifici su 100 in alcune regioni del Sud.  La crisi del settore edilizio non ha affatto inciso negativamente sul fenomeno. Tutt'altro: considerando la media nazionale, l'Istat segnala che «nel 2014, in un contesto fortemente recessivo per il comparto dell'edilizia residenziale, il numero delle nuove costruzioni abusive è salito, rispetto all'anno precedente, da 15,2 a 17,6 ogni 100 autorizzate». Ciò significa che quasi un fabbricato su cinque viene costruito senza rispettare le norme urbanistiche.

Abusivismo di necessità? No, evasione fiscale
La crisi economica ha anzi impattato sull'edilizia illegale in misura molto più contenuta che su quella legale. Per dare un'idea, «a partire dal 2008, entrambe sono state costantemente in calo, ma il flusso annuo della produzione legale si è ridotto di oltre il 60%, mentre quello della produzione illegale di meno del 30%». Gli esperti sostengono che tale circostanza qualifichi l'abusivismo come forma pura e semplice di evasione fiscale, contribuendo a sgonfiare l'alibi spesso utilizzato di «abusivismo di necessità».

Il fenomeno al Sud
Il fenomeno raggiunge il proprio apice al Sud. Secondo il rapporto, in Molise, Campania, Calabria e Sicilia nel triennio 2012-2014 il numero degli edifici costruiti illegalmente è stimato in proporzioni variabili fra il 45 e il 60% di quelli autorizzati. Nello stesso periodo, i valori medi dell'indice di abusivismo sono raddoppiati rispetto al triennio precedente in Umbria e nelle Marche (dal 9 al 17,6% e dal 5,1 al 10,6%, rispettivamente), e incrementi significativi si registrano anche in Toscana (dal 7,9 all'11,5%), Lazio (dal 9,7 al 15,1%) e Liguria (dal 12,4 al 15,6%).

Condoni
Quel che è peggio è che, come ha denunciato Legambiente, quella dell'abusivismo è una ferita che viene continuamente riaperta dalla promessa di condoni edilizi. Di fronte al dilagare dell'«edilizia parallela», infatti, lo Stato tende a normalizzare la situazione condonando l'illegalità, anche a discapito della sicurezza. E' quanto accaduto tre volte negli ultimi decenni, nel 1983, nel 1994 e nel 2003. Intanto, le ordinanze di demolizione effettivamente eseguite, anche quando definitivamente previste da sentenze della magistratura, restano la virtuosa eccezione alla regola. Lo confermano i dati sulle demolizioni eseguite nei comuni capoluogo di provincia, dal 2000 al 2011, appena 4.956, cioè il 10,6% delle 46.760 ordinanze emesse. 

Il ddl Falanga
Un tema che è giunto anche in Parlamento, con l'approvazione, da parte del Senato, nel maggio scorso del ddl Falanga, che, definendo una gerarchia delle demolizioni tra edifici abusivi, potrebbe portare a ‘tollerare’ il cosiddetto abusivismo di necessità. In particolare, il provvedimento detta le priorità che orienteranno le demolizioni. In cima alla lista figurano gli immobili di rilevante impatto ambientale o costruiti su area demaniale o in zona soggetta a vincolo ambientale e paesaggistico o a vincolo sismico o a vincolo idrogeologico o a vincolo archeologico o storico-artistico; gli immobili che costituiscono un pericolo per la pubblica e privata incolumità; gli immobili sottratti alla mafia. 

Condoni camuffati?
Un provvedimento che però non mette d'accordo tutti. Il Movimento Cinque Stelle ritiene che il decreto sembra «essere scritto apposta contro l'azione delle procure che stavano per procedere agli abbattimenti dei manufatti abusivi», in quanto l'elenco delle priorità costituirebbe «un vero e proprio ostacolo per l'azione della magistratura che, prima di poter intervenire, dovrebbe operare un censimento di tutti gli immobili abusivi». I pentastellati, insomma, sostengono si tratti di un tentativo di ritardare le demolizioni più urgenti, effettuando quello che definiscono un «condono edilizio camuffato».