18 giugno 2019
Aggiornato 06:30
Corruzione

In Italia l'abusivismo edilizio regna sovrano: il 20% degli edifici costruiti è illegale

Il Rapporto Istat rileva che in Italia ogni 100 edifici realizzati con le necessarie autorizzazioni, ne vengono tirati su 20 in spregio delle leggi

Nubifragio a Messina del 2009, scoppia il caso sull'abusivismo edilizio
Nubifragio a Messina del 2009, scoppia il caso sull'abusivismo edilizio ( ANSA )

ROMA - In Italia l'abusivismo edilizio regna sovrano. Il Rapporto Istat sul Benessere equo e sostenibile rileva che in Italia ogni 100 edifici realizzati con le necessarie autorizzazioni, ne vengono tirati su 20 in totale spregio delle leggi. Un dato di assoluta e inaudita gravità che è più che raddoppiato nell'ultimo decennio, segno inequivocabile che illegalità e malaffare hanno tratto grandi vantaggi dalla crisi economica che ha investito il nostro Paese. E nel settore delle costruzioni, così, ad essere maggiormente colpite dalla crisi sono state soprattutto le aziende che rispettano le regole, perché danneggiate dalla concorrenza sleale. La denuncia arriva non solo dall'Istat, ma anche da Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l'università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA.

L'indice di abusivismo edilizio è raddoppiato dal 2007
«Il fatto che l'indice di abusivismo abbia fatto registrare un lieve decremento tra il 2015 e il 2016, passando da 19,9 a 19,6, non deve indurre all'euforia: innanzitutto si tratta in ogni caso di un valore inaccettabile, che si distacca nettamente da quello medio dei Paesi dell'Unione Europea, e poi conferma l'incapacità anche in questo settore di tornare quantomeno ai livelli pre-crisi, quando il dato era di 9 costruzioni illegali ogni 100 autorizzate», sottolinea Simoncini. Dieci anni di stagnazione hanno fiaccato imprese e cittadini onesti, mentre «hanno arricchito chi ha deciso di operare illecitamente, spesso utilizzando materiali scadenti e infischiandosene delle più elementari norme di sicurezza sul lavoro».

L'impatto devastante sull'urbanistica
Una concorrenza sleale che si somma allo scippo fiscale nei confronti di Stato, enti locali e contribuenti. L'impatto dell'abusivismo sul tessuto urbanistico si conferma devastante - prosegue Simoncini - anche perché efficaci politiche di contrasto faticano ad imporsi. «L'inerzia amministrativa, alimentata dal timore di parte della classe dirigente di una perdita di consenso, rende di fatto impraticabili su larga scala le procedure di abbattimento e non consente l'evasione delle oltre cinque milioni di pratiche di condono edilizio ancora pendenti». Aspetto, quest'ultimo, sempre secondo il docente da non sottovalutare, perché consentirebbe di individuare «una volta per tutte i manufatti non sanabili e che quindi devono essere demoliti».Ma in Italia, si sa, le cose funzionano diversamente.