15 aprile 2021
Aggiornato 01:00
Immigrazione e Ong

«Ecco perché le Ong si sono arrese e hanno lasciato il Mediterraneo»

Dopo il braccio di ferro tra organizzazioni no profit impegnate a salvare le vite dei migranti nel Mediterraneo e il Governo italiano sull'ormai famigerato Codice di Condotta, da qualche giorno diverse Ong si sono arrese e hanno lasciato il Mediterraneo. Perché?

ROMA - Dopo il braccio di ferro tra organizzazioni no profit impegnate a salvare le vite dei migranti nel Mediterraneo e il Governo italiano sull'ormai famigerato Codice di Condotta, da qualche giorno diverse Ong - comprese Medici Senza Frontiere, che non ha firmato il Codice, e Save the Children, firmataria - hanno infine interrotto le proprie operazioni in mare, denunciando una situazione di scarsa sicurezza. Un'iniziativa presa subito dopo che la Libia ha dichiarato unilateralmente una zona SAR (di recupero e soccorso) oltre le 12 miglia che delimitano le sue acque territoriali, impedendo a qualsiasi nave civile - comprese quelle delle Ong - di entrare in quel tratto di mare senza un permesso di Tripoli. La decisione libica è palesemente contraria al diritto internazionale, perché le acque soggette alla restrizione di cui sopra sono internazionali: lì qualunque nave può legittimamente entrare e, nel caso si tratti di quella di una Ong, i migranti salvati dal naufragio in quella zona andrebbero condotti in salvo nel porto sicuro più vicino. Secondo le Ong, quella decisione ha generato una situazione di totale insicurezza e anarchia che impedirebbe materialmente alle loro navi di operare per salvare vite, giustificazione - almeno ad avviso di chi scrive - niente affatto peregrina. Anche perché, nelle ultime ore, diverse organizzazioni hanno denunciato di essere state duramente intimidite dalla Guardia Costiera libica, che avrebbe sparato dei colpi in direzione delle loro navi. Addirittura, la Ong spagnola ProActiva parla di «minacce di morte e sequestro» dell'equipaggio. 

L'ipotesi di Delmastro
Andrea Delmastro di Fratelli d'Italia ritiene però che il vero motivo della resa delle Ong sia un altro. Delmastro ipotizza infatti che le Organizzazioni, sapendo dell'inchiesta in corso della procura di Catania per associazione a delinquere, possano essersi spaventate per le possibili conseguenze legali, che vanno dal sequestro dei beni, al blocco dei capitali e dei mezzi, fino a misure cautelari personali. Doveroso sottolineare che, almeno nel momento in cui stiamo scrivendo, quella di associazione a delinquere costituisce solo un'ipotesi di reato. Ma per Delmastro, quella delle Ong sarebbe stata una ritirata «interessata», dettata solamente dall'esigenza di «salvarsi la pelle» di fronte alla dedizione dei pm di Catania.

E la Guardia Costiera libica
La questione è certamente complicata. Perché mentre i pm indagano su possibili contatti tra Ong e trafficanti e gli sbarchi hanno subito una battuta d'arresto (e non per caso, osserva Delmastro), negli ambienti umanitari cresce la preoccupazione per il destino dei migranti. I quali indubbiamente pagano sulla propria pelle le conseguenze dell'attivismo del governo italiano e della Guardia Costiera Libica. Chi prima rischiava la vita in mare, infatti, oggi, quando è fortunato, viene «salvato» dalla Guardia Costiera libica e riportato nei campi di detenzione locali spesso paragonabili a veri e propri lager. La paura, per molti, è che gli sbarchi siano drasticamente calati anche perché i naufragi «fantasma» - quelli di cui mai avremo notizia certa - vicino alle coste libiche siano aumentati paurosamente. Non a caso, le Ong continuano ad appellarsi perché l'Ue apra canali legali e sicuri attraverso cui chi ha diritto possa raggiungere l'Europa, opzione per il momento praticamente inesistente al punto da rendere la terribile e insicura via offerta dai trafficanti l'unica strada percorribile. Altra preoccupazione riguarda l'affidabilità dell'interlocutore principale del nostro Governo, appunto la Guardia Costiera di Tripoli: spesso accusata di essere in affari con gli stessi trafficanti di esseri umani, oggi evidentemente non si fa scrupoli a causare incidenti in mare, a sparare contro le navi delle Organizzazioni e a minacciare l'equipaggio di morte. Possiamo fidarci? Per Andrea Delmastro, sempre meglio fare affidamento su un organismo nazionale, piuttosto che su privati (le Ong) che potrebbero avere avuto contatti con i trafficanti favorendo l'immigrazione clandestina. Tanto che, per l'esponente di Fratelli d'Italia, a quelle Organizzazioni che si sono rifiutate di firmare il Codice di Condotta bisognerebbe togliere il 5 per 1000.