23 luglio 2024
Aggiornato 05:00
Immigrazione

Migranti, da Merkel e Macron solidarietà ipocrita. Ma il non detto vale più di mille parole

Il vertice sui Balcani ha compreso anche una trilaterale Gentiloni-Merkel-Macron sulla questione migratoria. Che ha prodotto tante dichiarazioni vuote di solidarietà, ma totale indifferenza nei confronti delle reali esigenze dell'Italia

ROMA - Il cuore del summit sui Balcani è stato il vertice trilaterale tenutosi sulla Nave Palinuro della Marina Militare tra il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, il presidente francese Emmanuel Macron e la cancelliera tedesca Angela Merkel. L'argomento, il più divisivo e complicato di tutti: la crisi migratoria che ormai da anni affligge l'Europa e fa sentire il proprio peso soprattutto sull'Italia, e particolarmente nelle ultime settimane. All'indomani del vertice di Varsavia tra Italia e i rappresentanti di Frontex, la parola passa ai principali partner del Belpaese in Europa. Perché, poi, il fatto che la responsabilità che grava sulle spalle dell'Italia possa venire alleggerita e condivisa dipende prevalentemente da loro.

Dichiarazioni di solidarietà
Da Macron e Merkel sono giunte, come d'uso, molte dichiarazioni di solidarietà. «Vogliamo essere solidali con l'Italia, che ha fatto un lavoro fantastico: ma tutti siamo d'accordo sul fatto che dobbiamo affrontare la lotta contro l'immigrazione illegale»: ha dichiarato la Cancelliera, nella conferenza stampa tenuta al termine del vertice trilaterale. In questo contesto, ha continuato Merkel, la cooperazione con il Niger e altri Paesi della regione è «fondamentale»; è necessario anche «stabilizzare la Libia, collaborare con l'Unhcr, presente sul posto, perché le persone siano trattate in modo degno», e intervenire anche in altri Paesi per «migliorarne le prospettive economiche». «L'Europa non può essere solo economica, ma deve anche affrontare insieme tutte le sfide ed è con questo spirito che abbiano affrontato questi colloqui e li continueremo ancora», ha concluso Merkel.

La Francia deve fare la sua parte
Macron, da parte sua, ha dichiarato che "La Francia deve fare la sua parte ed essere a fianco dell'Italia e della Germania di fronte al problema migratorio». E ha spiegato: «Quindi la mia ambizione è quella di coniugare l'umanità e l'efficacia per far fronte a questi grandi flussi migratori »«Dobbiamo far si che la Francia possa fare la sua parte che possa essere solidale nei confronti dell'Italia e di altri Paesi e che possa anche dimostrarsi umana verso i rifugiati», ha insistito Macron, auspicando che «potremo dare una risposta organica per poter avanzare più rapidamente rispetto alle politiche di sviluppo che potranno frenare questi fenomeni migratori».

Mea culpa
Quindi, un inatteso mea culpa: «La Francia non ha sempre fatto la sua parte per quanto riguarda i rifugiati», ha ammesso Macron. «Attualmente stiamo accelerando i processi. La Francia deve potere accogliere i rifugiati e i richiedenti asilo. Vorrei farlo in uno spirito di umanità e di efficacia. Ci sono persone che vengono dall'Eritrea e dalla Siria che devono poter essere accolte. In Francia noi faremo la nostra parte», ha insistito il presidente francese. Il capo dell'Eliseo ha ribadito: «Le persone che rischiano la propria vita nel loro Paese devono poter essere accolte ma non possiamo accogliere uomini e donne che per motivi economici cercano di venire nei nostri Paesi. Sono due realtà profondamente diverse e non ricadono nello stesso diritto e negli stessi doveri sul piano morale, non cederò allo spirito di confusione imperante», ha detto Macron.

E i migranti economici?
Rifugiati sì, cosiddetti «migranti economici» no. Questo, insomma, è il responso francese. Che non tiene conto del fatto che l'84% di chi sbarca sulle nostre coste, secondo le regole attuali, è considerato «migrante economico». D'altra parte, già il primo ministro francese, Edouard Philippe aveva puntualizzato che i migranti che si vedranno respingere la richiesta d'asilo saranno «sistematicamente oggetto di una misura di allontanamento» dopo la bocciatura della domanda. Per quanto riguarda i migranti che hanno lasciato le loro impronte in un altro Paese europeo, presumibilmente competente per esaminare le loro richieste d'asilo, «10 poli saranno istituti» in prefettura, ha aggiunto nella conferenza stampa di presentazione di un «piano di azione» governativo per garantire il diritto di asilo e gestire meglio il diritto di asilo.

Il non detto
E poi, nelle dichiarazioni di Merkel e Macron c'è il non detto. Nessun accenno, infatti, alle recenti richieste dell'Italia di aprire agli sbarchi altri porti europei, per dividere sulle spalle di più Paesi le difficoltà della prima accoglienza. Su questa proposta già Frontex aveva mostrato scetticismo; da parte dei partner dell'Italia sembra confermarsi assoluta chiusura. Nessun accenno, neppure, alla necessità di rivedere il regolamento di Dublino, che costringe i richiedenti asilo a fermarsi nel primo Paese sicuro d'arrivo. Nessun cenno alle relocation, ferme a cifre imbarazzanti da due anni. Il non detto, è il caso di dirlo, vale più di mille parole.