23 febbraio 2020
Aggiornato 12:30
Immigrazione

Blocco navale, nel 2015 Renzi lo definì impraticabile. Si può fare o no?

Nel 2015, Renzi disse 'no' al blocco navale. Oggi il Governo prospetta qualcosa del genere. Matteo Salvini e Giorgia Meloni accusano il Pd di incoerenza. Ma di cosa si sta parlando realmente? Facciamo un po' di chiarezza

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ROMA – C'è chi il blocco navale lo invoca dalla notte dei tempi, e da sempre lo considera necessario ad arginare il fenomeno migratorio. C'è chi, invece, ne ha sempre negato la fattibilità , salvo poi invocarlo in extremis quando la situazione diviene «insostenibile» e quando è ormai chiaro che la pazienza dell'opinione pubblica è agli sgoccioli. Soprattutto perché, prima o poi, per forza di cose si andrà alle urne, e quelle, si sa, non perdonano.

L'incertezza del Pd
Era dunque prevedibile che Matteo Salvini e Giorgia Meloni, dopo che si è diffusa la notizia dell'ipotesi blocco navale considerata dal governo, abbiano puntato il dito contro il Pd. Perché la sinistra, ai due leader che lo proponevano, era solita rispondere che «non si può fare». Come mai ora – si chiedono i due volti della destra – improvvisamente si può? Ottima domanda. Anche perché la posizione del Pd sull'argomento è decisamente confusa. Da una parte non arretrano sullo ius soli, dall'altra invocano una misura quantomeno delicata sotto il profilo del diritto internazionale, che è sempre stata appannaggio della destra.

La polemica nell'aprile 2015
La polemica sul blocco navale scoppiò nell'aprile 2015, dopo il terribile naufragio (l'ennesimo) che ha insanguinato il Mediterraneo provocando più di 700 morti. In quell'occasione, Salvini e Meloni accusarono il Governo di essere «complice» di quella strage per non aver cercato di fermare i barconi, e ancora una volta invocarono il blocco navale. Il centrodestra si allineò su quella richiesta, e il primo a rispondere fu l'allora sottosegretario Angelino Alfano, che puntualizzò: «Certo, sarebbe indispensabile, ma non è una cosa che può fare il governo italiano, spetta alle autorità locali e alle organizzazioni internazionali».

Il «no» di Renzi
A rispondere agli appelli della destra, all'indomani della tragedia, fu lo stesso presidente del Consiglio Matteo Renzi. Che spiegò i motivi della sua contrarietà alla proposta. «Il blocco navale avrebbe come effetto di fare un gigantesco regalo agli scafisti», perché, dato che dal punto di vista giuridico può essere proclamato soltanto in acque internazionali, creerebbe un corridoio gestito unicamente dagli «scafisti-schiavisti», scaricando le responsabilità successive dei migranti sugli stessi che hanno imposto la restrizione. Renzi concluse quel discorso sottolineando che quella era essenzialmente una questione di «dignità dell'uomo»; oggi, due anni più tardi, il suo Pd deve invece aver cambiato idea. Forse – dicono i maligni – per la debacle elettorale alle amministrative, innegabile nonostante i tentativi di Renzi di ridimensionarla, e per l'inquietante presagio che essa può costituire in vista delle politiche.

Cos'è un blocco navale in senso stretto
Di certo, al di là dei cambi di casacca del Pd, la questione del blocco navale è estremamente delicata, perlomeno sotto il profilo giuridico. L'espressione in senso stretto, infatti, indica il blocco dei porti o delle coste di uno Stato da parte delle forze armate di un altro Stato, ed è un atto di guerra. Farlo al largo della Libia, a meno che ciò non avvenga in un contesto militare tutt'altro che auspicabile o che lo Stato in questione dia il suo consenso, è in effetti impraticabile. E' chiaro che non è questo il caso: il blocco di cui si parla in queste ore riguarderebbe la chiusura dei porti italiani alle navi di Ong straniere intenzionate a portare altri migranti in Italia.

Fu Prodi a proclamare un vero blocco navale in Albania, causando una strage
Il dibattito, insomma, si fonda sostanzialmente su un equivoco terminologico. Un vero e proprio «blocco navale», su richiesta del governo albanese, venne proclamato il 25 marzo 1997 dall'allora premier Romano Prodi, a seguito di un accordo stretto a Roma con il quale l’Italia si impegnava a impiegare uomini e mezzi a ridosso delle coste albanesi e nelle acque internazionali del canale di Otranto per fermare l’afflusso di migranti verso le coste italiane. Più che l'espressione «blocco navale», si preferì utilizzare la definizione di «pattugliamento concordato», anche perché quella iniziativa provocò una vera e propria strage, con 81 morti e 27 dispersi.

Il blocco dei porti italiani a navi straniere: si può fare?
Chiudere i porti alle navi straniere è invece fattibile? Sotto il profilo del diritto internazionale, vige l'obbligo di salvare chiunque si trovi in pericolo in mare, e portarlo nel porto sicuro più vicino. E' possibile dunque che il Governo italiano intenda giocare sul fatto che l'Italia non sia necessariamente il porto sicuro più vicino, cercando di far sì che siano Paesi come la Tunisia e l'Egitto a sobbarcarsi l'onere (Paesi che però le Ong non ritengono «sicuri»). E' solo un'ipotesi, in mancanza di notizie più precise. Per capirci qualcosa di più, sarà necessario attendere i prossimi sviluppi.