5 dicembre 2019
Aggiornato 20:00
Papa Francesco e lavoro

Lavoro, il Papa parla alla Cisl: costruiamo un'economia sociale di mercato

Papa Francesco ha esortato la Cisl, che ha voluto ricevere in Vaticano in occasione del suo congresso nazionale, a 'lottare" non solo per i lavoratori ma anche per chi "i diritti non li ha ancora", come donne e immigrati

Papa Francesco esorta i sindacati sul tema lavoro
Papa Francesco esorta i sindacati sul tema lavoro ANSA

CITTA' DEL VATICANO - "I profeti sono delle sentinelle, che vigilano nel loro posto di vedetta. Anche il sindacato deve vigilare sulle mura della città del lavoro, come sentinella che guarda e protegge chi è dentro la città del lavoro, ma che guarda e protegge anche chi è fuori delle mura...». Sul confine tra il "dentro" e il "fuori" la "città del lavoro" Papa Francesco ha esortato la Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori (Cisl), che ha voluto ricevere in Vaticano in occasione del suo congresso nazionale, ad includere, anzi a "lottare", non solo per i lavoratori ma anche per chi "i diritti non li ha ancora", a partire da giovani disoccupati, donne sottopagate, poveri, migranti. Sin da quando era arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio ha sempre sostenuto le cause dei più marginali. Un impegno proseguito da Pontefice quando a più riprese - due volte in Vaticano, una volta in Bolivia - ha incontrato i "movimenti popolari", rappresentanti di "campesinos", "cartoneros", operai a cottimo, dell'America latina ma non solo, che non trovano rappresentazione nei partiti politici e neppure nei sindacati.

"Il sindacato deve essere profetico"
Il sindacato, ha detto oggi il Papa ai delegati della Cisl guidata nell'aula Paolo VI del Vaticano da Anna Maria Furlan, "non svolge la sua funzione essenziale di innovazione sociale se vigila soltanto su coloro che sono dentro, se protegge solo i diritti di chi lavora già o è in pensione. Questo va fatto, ma è metà del vostro lavoro. La vostra vocazione è anche proteggere chi i diritti non li ha ancora, gli esclusi dal lavoro che sono esclusi anche dai diritti e dalla democrazia». Bergoglio ha utilizzato un termine teologico per adattarlo alla realtà lavorativa: il sindacato, ha detto, deve essere "profetico", ma "nelle nostre società capitalistiche avanzate il sindacato rischia di smarrire questa sua natura profetica, e diventare troppo simile alle istituzioni e ai poteri che invece dovrebbe criticare", col passare del tempo il sindacato "ha finito per somigliare troppo alla politica, o meglio, ai partiti politici, al loro linguaggio, al loro stile" e, invece, "se manca questa tipica e diversa dimensione, anche l'azione dentro le imprese perde forza ed efficacia".

Economia sociale di mercato
Ma Papa Francesco è andato oltre: "Il capitalismo del nostro tempo non comprende il valore del sindacato, perché ha dimenticato la natura sociale dell'economia, dell'impresa. Questo è uno dei peccati più grossi. Economia di mercato: no. Diciamo economia sociale di mercato, come ci ha insegnato San Giovanni Paolo II: economia sociale di mercato. L'economia - ha proseguito il Papa - ha dimenticato la natura sociale che ha come vocazione, la natura sociale dell'impresa, della vita, dei legami e dei patti. Ma forse la nostra società non capisce il sindacato anche perché non lo vede abbastanza lottare nei luoghi dei 'diritti del non ancora': nelle periferie esistenziali, tra gli scartati del lavoro. Pensiamo al 40% dei giovani da 25 anni in giù, che non hanno lavoro. Qui. In Italia. E voi dovete lottare lì! Sono periferie esistenziali. Non lo vede lottare tra gli immigrati, i poveri, che sono sotto le mura della città; oppure non lo capisce semplicemente perché a volte - ma succede in ogni famiglia - la corruzione è entrata nel cuore di alcuni sindacalisti. Non lasciatevi bloccare da questo. So che vi state impegnando già da tempo nelle direzioni giuste, specialmente con i migranti, con i giovani e con le donne. E questo che dico potrebbe sembrare superato, ma nel mondo del lavoro la donna è ancora di seconda classe. Voi potreste dire: 'No, ma c'è quell'imprenditrice, quell'altra...'. Sì, ma la donna guadagna di meno, è più facilmente sfruttata... Fate qualcosa. Vi incoraggio a continuare e, se possibile, a fare di più. Abitare le periferie può diventare una strategia di azione, una priorità del sindacato di oggi e di domani. Non c'è una buona società senza un buon sindacato, e non c'è un sindacato buono che non rinasca ogni giorno nelle periferie, che non trasformi le pietre scartate dell'economia in pietre angolari. Sindacato è una bella parola che proviene dal greco dike, cioè giustizia, e syn, insieme: syn-dike, giustizia insieme. Non c'è giustizia insieme se non è insieme agli esclusi di oggi".

"Urgente un nuovo patto sociale umano"
Francesco ha sottolineato, nel corso del suo discorso, che "è una società stolta e miope quella che costringe gli anziani a lavorare troppo a lungo e obbliga una intera generazione di giovani a non lavorare quando dovrebbero farlo per loro e per tutti». Per questo è "urgente un nuovo patto sociale umano, un nuovo patto sociale per il lavoro, che riduca le ore di lavoro di chi è nell'ultima stagione lavorativa, per creare lavoro per i giovani che hanno il diritto-dovere di lavorare». Jorge Mario Bergoglio ha peraltro messo in luce, in un passaggio del discorso nel quale ha parlato della giusta pensione, "giusta perché né troppo povera né troppo ricca", che "le 'pensioni d'oro' sono un'offesa al lavoro non meno grave delle pensioni troppo povere, perché fanno sì che le diseguaglianze del tempo del lavoro diventino perenni». "Il sindacato è indispensabile, ha detto il Santo Padre, il buon sindacato, per fare una buona società, stare insieme agli ultimi, stare nelle periferie, stare accanto ai giovani, agli immigrati, agli esclusi", è il commento all'udienza che il segretario generale della Cisl Anna Maria Furlan ha affidato ai microfoni della Radio vaticana. "Credo che sia la vera sfida che abbiamo davanti: come attraverso l'azione del sindacato, l'azione della Cisl i diritti di cittadinanza, il diritto alla dignità della persona, riusciamo a garantirlo a tutte le persone che vivono nel nostro Paese, A partire dai giovani che non trovano lavoro, dei tanti profughi e immigrati che scappano dalle guerre e dalla fame, dagli anziani poveri, da chi pensa che non si debba più avere speranza. Il sindacato è speranza".