28 maggio 2020
Aggiornato 18:00
Il Primo Maggio, festa dei sindacalisti

I sindacati, le piazze e la libertà d'espressione. Intervista a Daniela Albano

Astrofisica, docente, consigliera comunale del M5s a Torino. Sua la frase «non dovremmo più concedere la piazza ai sindacati»

TORINO - Tutto ha inizio con un post: «E come ogni primo maggio i sindacati preferiscono parlare ad una piazza vuota piuttosto che ricevere qualche contestazione». Lo scrive la consigliera comunale del M5s, astrofisica, insegnante, mamma. Seguono una serie di commenti, tra cui uno in cui lei stessa rincara la dose: «Non dovremmo più concedere la piazza ai sindacati». Una provocazione, evidentemente. Ma in un attimo il messaggio viene distorto al punto tale che viene chiamata in causa niente meno che la democrazia in persona. La astrofisica, insegnante, mamma, si ritrova in una attimo su tutti i giornali come colei che vuole togliere la parola al sindacato.

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Daniela Albano, allora che fa, torna sui suoi passi?
Io dico questo: chi non è in grado di sostenere il dissenso non dovrebbe parlare in una piazza. La piazza è in sé un luogo di confronto, dove le persone si incontrano e discutono, anche animatamente. Quello che accade a Torino, da molto tempo, è che la piazza viene concessa ad un parte che fa un monologo senza contraddizione. Questo non è giusto. E' questa la "concessione" di cui parlo: esclusiva.

Lei vuole attentare al ruolo del sindacato?
Bisognerebbe capire meglio qual è il ruolo del sindacato oggi in Italia. Sono anni che lavoro su temi di politiche scolastiche a fianco ai sindacati di base, e in questo periodo ho sostenuto le lotte dei lavoratori che sono impegnati in dure vertenze come quelle dei mercati generali di Torino o della Safim. Contesti in cui il sindacato di base, non la triplice, è impegnato in prima persona. Questo è il sindacato che io sento vicino a me e alla mia cultura politica.

Oltre agli insulti ha ricevuto anche qualche pacca sulla spalla?
Moltissime. Perché era chiaro il senso delle mie parole. E’ illogico chiudere una piazza perché così si possa rappresentare in pace, come su un palco teatrale, qualcosa che non esiste nella realtà. Le manifestazioni di solidarietà sono state tante e forti, perché le mie parole difendono la democrazia e la libertà di espressione, specie quella di chi oggi non ha potere e rappresentanza: i giovani disoccupati, i precari, i lavoratori atipici, i neo schiavi della gig economy.

Cosa pensa del ruolo dei sindacati?
Ovviamente è un ruolo fondamentale per la democrazia. Ma io, da lavoratrice, so che percezione ha il mondo del lavoro del sindacato: non tutto, ovviamente. Per questo dico: il sindacato deve aprirsi anche verso coloro che vogliono contestare. Non possono pretendere che una piazza come quella di Torino li applauda solamente. Una città che ha il record di ore di cassa integrazione. Meno paura del confronto a viso aperto, e della verità: questo ci vuole. Se invece si vuole fare teatro a me non va bene.

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