26 giugno 2017
Aggiornato 10:30
L'assolo di Giorgia Meloni

Lista unica, prova generale di destra-centro?

La leader di FdI ha lanciato la proposta di una lista unica alle prossime amministrative tra tutte le forze politiche che si riconoscono nel sentiero tracciato il 4 dicembre scorso con il «no» al referendum

La presidente di FdI, Giorgia Meloni.
La presidente di FdI, Giorgia Meloni. (Massimo Percossi | Ansa.it)

ROMA - Uniti sì ma col «modello» giusto. Nella gara di nervi per gli equilibri da definire che si gioca da mesi nel cosiddetto centrodestra è arrivato l'assolo di Giorgia Meloni: lista unica alle prossime amministrative tra tutte le forze che si riconoscono nel sentiero tracciato con il «no» il 4 dicembre. Grande ammucchiata, come auspica Silvio Berlusconi che sente aria di possibile vittoria dopo l'implosione del Pd e la crisi romana dei 5 Stelle? Tutto il contrario, se è vero – come ha spiegato la leader di Fratelli d'Italia a Lucia Annunziata a In mezz'ora – che il percorso verso il «listone» dovrà proseguire rispettando una road map ben precisa: l'ex ministro della Gioventù ha ventilato infatti una «proposta politica chiara e nuova» sì ma con tutti coloro «che vogliono fare una clausola anti-inciucio e che vogliono selezionare la classe dirigente». Tradotto: primarie per la selezione dei candidati, posizionamento strutturale e alternativo al PdR, agenda sovranista.

Modello Liguria
Se l'obiettivo è ottenere tutto questo in chiave nazionale è auspicabile, a suo avviso, la «prova generale» dai territori. L'esempio che Meloni ha lanciato non è per nulla casuale: «Penso alla città di Genova – ha spiegato ancora -: una città dove c'è una bella realtà di Fratelli d'Italia, c'è una bella realtà della Lega e Forza Italia è rappresentata da Giovanni Toti, che con noi ha portato avanti diverse iniziative». Proprio dal capoluogo ligure – dove Meloni, Salvini e Toti stanno lavorando alla definizione del candidato sindaco che vede aperte due diverse possibilità – l'ex ministro vede un'occasione per mettere in campo questo primo step «che ci veda tutti insieme sui temi della sovranità». L'idea della lista unica, è evidente, diventa qui non solo un incoraggiamento e un riconoscimento ufficiale al buon lavoro di amministratore che sta svolgendo Giovanni Toti come governatore della Liguria; diventa, soprattutto un riconoscimento di un modello a tre gambe – lo abbiamo battezzato destra-centro - condiviso dai due «lepenisti» e che in Forza Italia è incarnato da Toti ma combattuto ancora dal cosiddetto «partito azienda».

L'unità come risposta al Cav
Sta qui la replica alla proposta di legge (il soprannominato Berlusconellum, proporzionale con premio di coalizione) che il Cavaliere ha messo in campo qualche giorno fa. Ipotesi di legge pensata per aggirare le primarie volute dagli alleati (è inserita la norma che il premier sarà il candidato del partito che ottenga più voti alle urne) e rilanciare il proprio ruolo di federatore o, scenario altamente probabile, rilanciare se stesso come interlocutore ufficiale del Pd qualora – come è probabile – nessuno dovesse raggiungere la soglia del 40%. Rispetto alla nostalgia proporzionalista, che fa scopa con la voglia di «grande coalizione» che persiste nel magmatico centro dello schieramento politico, Meloni ha riportato al centro invece la vocazione maggioritaria che è stata propria della prima stagione del centrodestra. Lo ha fatto indicando un profilo «comunitario» possibile e sviluppato in una Regione amministrata proprio da una delle ultime intuizioni di Berlusconi. Un'uscita che rende complicata adesso la contromossa da parte dell'ex premier: rigettare l'unità che lui stesso invoca potrebbe dimostrare che tanti retroscena su nuovi «nazareni» all'orizzonte non erano «le solite invenzioni dei giornalisti».