18 agosto 2019
Aggiornato 23:30
Meloni: «Difendere il lavoro è una priorità»

Almaviva e la proposta di legge di Meloni contro la delocalizzazione

Chiude la sede romana di Almaviva e le lettere di licenziamento per i 1666 lavoratori sono già state spedite. FdI avanza una proposta di legge contro la delocalizzazione dei call center

ROMA - Chiude la sede romana di Almaviva. Le lettere di licenziamento per i 1.666 lavoratori del call center sono partite dopo che è fallito anche l'ultimo tentativo di mediazione del ministero dello Sviluppo economico. La presidente di Fratelli d'Italia-Alleanza nazionale, Giorgia Meloni, si è scagliata contro la delocalizzazione dei call center e le norme ce si sono dimostrate inefficaci per tutelare i posti di lavoro dei cittadini italiani.

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Chiude la sede romana di Almaviva
Niente da fare per la sede romana del call center di Almaviva Contact e i suoi 1.666 lavoratori. Il tentativo al Mise di ieri è fallito e le lettere di licenziamento sono già partite. Il viceministro dello Sviluppo economico, Teresa Bellanova, ha spiegato che «purtroppo l'azienda ha avanzato difficoltà anche dal punto di vista della tenuta della procedura e, quindi, ha ribadito il mantenimento dell'accordo dei lavoratori di Napoli e il mancato accordo con Roma». La sede romana era inattiva dallo scorso 22 dicembre, quando è scaduta la procedura di mobilità ed è stato dato il via libera ai licenziamenti.

Meloni: Un duro colpo per la Capitale e l'Italia intera
Una settimana fa era stato siglato l'accordo per la sede di Napoli e anche i lavoratori romani speravano di riuscire nell'impresa. Ma le cose sono andate diversamente. La presidente di Fratelli d'Italia-Alleanza nazionale, Giorgia Meloni, si era schierata più volte dalla parte dei lavoratori e recentemente, con un post sul suo profilo Facebook, aveva annunciato la disponibilità del suo partito a intraprendere qualunque strada per evitare il loro licenziamento. All'indomani del fallimento della trattativa, la Meloni definisce l'accaduto una «notizia drammatica» e «un duro colpo per la Capitale e per l'Italia intera».

1666 famiglie in difficoltà economiche
Milleseicentosessantasei famiglie si ritroveranno ora in gravissima difficoltà. Più volte Fratelli d'Italia ha chiesto al Governo di intervenire contro «l'ignominia» della delocalizzazione all'estero e di mettere un freno al meccanismo delle gare al massimo ribasso, ma purtroppo – scrive la presidente di FdI sul suo profilo Facebook - «siamo stati ignorati». È sotto gli occhi di tutti che le norme per limitare la delocalizzazione dei call center si sono dimostrate inefficaci. Occorre essere più decisi, perché l'Italia non può continuare ad assistere inerme al licenziamento di massa di migliaia di lavoratori.

La proposta di legge di FdI contro la delocalizzazione
Molte aziende, infatti, scelgono di spostare le proprie sedi produttive all'estero, dove il lavoro costa meno, anche se tirano avanti grazie alle commesse ottenute dalle società pubbliche. Per questo Fratelli d'Italia ha depositato una proposta di legge per stabilire un principio chiaro: il divieto per le amministrazioni e gli enti pubblici di aggiudicare gare a quegli operatori economici che hanno localizzato, anche mediante affidamento a terzi, l’attività di call center fuori dal territorio nazionale. «Difendere il lavoro degli italiani in Italia è una priorità», sottolinea la Meloni. I dati ufficiali dell'Istat albanese confermano che nel 2015 il numero dei call center che lavorano per il mercato italiano è raddoppiato, dando vita a oltre 25 mila posti di lavoro, mentre nel Belpaese chiudono uno dopo l'altro. «Chiediamo a tutte le forze politiche presenti in Parlamento di fare la loro parte per approvare subito questa legge», conclude il suo appello la presidente di FdI.