Romani: serve larga convergenza

Legge elettorale, Zanda stoppa proporzionale, insorge Fi: no a diktat del Pd

Si riaccende lo scontro sulla riforma della legge elettorale. Nessun ritorno al proporzionale, è meglio il Mattarellum, dice il presidente dei senatori Pd, Luigi Zanda, provocando una levata di scudi da Fi

ROMA - Si riaccende lo scontro sulla riforma della legge elettorale. Nessun ritorno al proporzionale, è meglio il Mattarellum, dice il presidente dei senatori Pd, Luigi Zanda, rilanciando l'indicazione che era arrivata dallo stesso Renzi. Parole di fronte alle quali Forza Italia, però, è subito insorta: nessun diktat dai democratici, la riforma si fa insieme in Parlamento, la risposta in coro degli azzurri.

No al ritorno alla proporzionale
Per Zanda «bisogna fermare la tentazione» di un ritorno al proporzionale, «una legge deve essere fatta bene certo, però senza perdersi in chiacchiere». «La sentenza della Consulta del 24 gennaio sarà importante - ha osservato -. Fisserà dei principi che dovremmo leggere insieme a quelli stabiliti un anno fa sul Porcellum. Ma prima si comincia il confronto in Parlamento e meglio è». Però una nuova legge proporzionale «è del tutto da evitare. Penso - ha spiegato - che sia necessaria una legge elettorale che garantisca la governabilità con un premio adeguato e con meccanismi di elezione dei parlamentari che li tengano legati ai territori, come succedeva con i collegi uninominali del Mattarellum. Una legge proporzionale ci allontanerebbe dall'Europa e ci porterebbe ai governi tri-quadri-pentapartito, che hanno prodotto i duemila miliardi di debito pubblico».

Levata di scudi di Forza Italia
Immediata la levata di scudi da Fi. «La nettissima sconfitta del Pd al referendum costituzionale non sembra purtroppo aver indotto i democratici a più miti consigli. Credono di avere ancora la golden share anche sulla riforma della legge elettorale, ma si sbagliano di grosso», ha detto Deborah Bergamini, responsabile Comunicazione di Forza Italia. Zanda sbaglia nel metodo e nel merito, ha spiegato: «Il Pd non sembra aver recepito il monito del presidente della Repubblica Mattarella che ha chiaramente detto che sulla legge elettorale occorre una condivisione di tutte le forze politiche e comunque una maggioranza più ampia di quella governativa. Se anche sulla riforma della legge elettorale il Pd volesse ritentare con un secondo colpo di mano, dopo aver fallito il primo con la riforma costituzionale bocciata dagli italiani, andrebbe incontro - avverte l'esponente di Fi - ad un'altra sconfitta».

Sistema tripolare
«Il presidente Zanda - ha fatto eco il presidente dei senatori Fi Paolo Romani - non può non considerare che siamo di fronte ad un sistema tripolare, in cui il Mattarellum non può garantire piena governabilità e rappresentatività. Si deve partire dalle parole del Presidente Mattarella che chiede una legge elettorale che prenda atto della sentenza della Consulta, prevista per il 24 gennaio, che sia omogenea fra i due rami del Parlamento e che trovi condivisione anche oltre il perimetro della maggioranza di Governo».

Tra rappresentatività e stabilità
Quanto al contenuto della riforma, Romani ha ricordato che per Forza Italia «la soluzione migliore sia quella di privilegiare la rappresentatività attraverso il proporzionale, assicurando la governabilità attraverso una quota minima di maggioritario. Ognuna delle forze parlamentari ha diritto naturalmente di esprimere la sua posizione, ma il Pd non può dettare la linea». «Dopo la sentenza della Consulta avere subito una nuova legge elettorale sarà vitale per la nostra democrazia, ma servirà una larga convergenza su un complesso di regole che riguardano tutti e non solo gli interessi di una parte politica o di alcune sue componenti», ha concluso Romani.

Confronto
«Fi è aperta al confronto sulla legge elettorale», ha premesso Maurizio Gasparri, per poi però avvertire: «Il Pd non può pensare di fare leggi elettorali a colpi di presunte maggioranze. La politica degli strappi che Renzi ha attuato in ogni direzione si è tradotta non solo in una sconfitta per il Pd, ma in una grave lacerazione del tessuto politico-istituzionale. Attendiamo la sentenza della Consulta e poi diamo luogo a un confronto che punti a una sintesi alta. Senza pasticci, ma senza nemmeno forzature unilaterali. Zanda e il Pd ne prendano atto. Del resto dal Quirinale c'è chi guarda con occhi esperti svolgendo una funzione di arbitro che impedirà errori e prepotenze che il Pd ha pagato caramente sul campo».