13 agosto 2020
Aggiornato 22:30
Nel 2012 scriveva: «Dobbiamo cedere sovranità all'Europa»

Gentiloni è di parola: l'«espropriazione» della sovranità italiana a Bruxelles è già iniziata

Quando, in un tweet del 2012, Gentiloni scriveva che «Dobbiamo cedere sovranità all'Europa», parlava sul serio. Ed ha già cominciato a farlo ieri, in occasione del suo primo Consiglio Ue

ROMA - Parola d'ordine: espropriare sovranità, pezzo per pezzo. Con la riforma costituzionale del duo Renzi-Boschi questo processo sarebbe stato completato, visto che il testo avrebbe di fatto istituzionalizzato il «vincolo esterno» e avrebbe reso più agevole, quasi automatico, recepire le direttive dell'Ue. La vittoria del No è certamente una buona notizia, ma il pericolo non è del tutto sventato. 

Un Consiglio europeo senza voto del Parlamento italiano
L'ultimo esempio è fresco di ieri, giornata politicamente importante perché il premier Paolo Gentiloni, quarto presidente del Consiglio del quarto Governo insediatosi senza una tornata elettorale che rinnovasse il Parlamento, faceva il suo debutto in Europa in occasione del Consiglio europeo. La consuetudine politica vuole che, prima di ogni vertice a Bruxelles, il Governo comunichi al Parlamento la posizione che intende assumere in Europa in rappresentanza dell'Italia sui vari temi, ricevendo poi il mandato dalle Camere dopo il voto sulle risoluzioni delle varie forze politiche (è la legge 234 del 2012).

Perché il Parlamento vota prima dei Consigli
Non che il Parlamento, a maggioranza, abbia mai bloccato le proposte governative. Si tratta, però, di trasparenza istituzionale, perché una procedura del genere garantisce perlomeno che i rappresentanti del popolo siano preventivamente informati sulle questioni in agenda, e possano (in teoria) esercitare il loro diritto di discutere e votare per decidere le istanze prioritarie da portare a Bruxelles. 

Questioni di fondamentale non discusse in Parlamento
Questa volta, però, questo non è accaduto. Nessun voto concesso dal governo Gentiloni sul merito delle questioni da discutere in Europa. Questioni di evidente importanza, visto che si è parlato di immigrazione, regolamento di Dublino, sanzioni alla Russia, Meccanismo europeo di stabilità. «Bando alle ciance, deve essersi detto il nuovo esecutivo: tutti sanno che il Parlamento non conta nulla, che il governo italiano è sottomesso all'Europa in tutto, quindi perché perdere tempo?», commenta piccatamente Beppe Grillo sul suo blog. 

Cedere sovranità all'Europa
D'altronde, quanto accaduto (o meglio, non accaduto) ieri non fa che confermare la nomea che circonda Paolo Gentiloni da quando è diventato virale un suo maldestro tweet del 2012. Quello, per intenderci, in cui, in un botta e risposta social con Carlo Cattaneo, scriveva: «Dobbiamo cedere sovranità a un'Europa unita e democratica». Che sia un manifesto programmatico del suo esecutivo?

@CarloCattaneo esatto, dobbiamo cedere sovranita' a un'Europa unita e democratica

— Paolo Gentiloni (@PaoloGentiloni) 2 agosto 2012