25 giugno 2019
Aggiornato 01:00
Lega Nord

Maroni rivendica: firmare il Patto per la Lombardia «decisione saggia e opportuna»

Ragionamenti a 360 gradi per il governatore lombardo che ha parlato del referendum costituzionale, degli effetti del No nella sua Regione e del futuro del centrodestra

MILANO – Ragionamenti a 360 gradi per il governatore della Lombardia, Roberto Maroni che ha parlato del referendum costituzionale, degli effetti del No nella sua Regione e del futuro del centrodestra.

«Qualunque cosa succeda a Roma il Patto è firmato»
Per quanto riguarda la Lombardia, Maroni ha detto di non essere preoccupato per il «Patto per la Lombardia» siglato con il premier dimissionario nei giorni scorsi non senza polemiche anche nel suo partito: «Qualunque cosa succeda a Roma il Patto è firmato e c'è quindi è stata una decisione saggia e opportuna» firmarlo, ha detto a margine della presentazione della guida «ai sapori e ai piaceri» della Lombardia pubblicato da La Repubblica. «Direi che ho fatto bene a firmarlo prima perché è stato approvato e certificato anche dal Cipe quindi si può attuare», ha insistito il presidente della Lombardia.

«Credo che al premier bisogni rendere l'onore delle armi»
Quanto al referendum, per il leghista intervistato da Radio 24 il premier ha commesso una serie «di errori gravi, ma quello fatale è stato personalizzare il referendum. Credo che al premier bisogni rendere l'onore delle armi. Poteva tergiversare, invece ha fatto quanto era giusto: dimettersi ». L'ex segretario del Carroccio ha sottolineato l'affermazione «del fronte del no, che rappresenta un mondo variegato. Ora - ha osservato - bisogna capire cosa succede adesso». La crisi di governo che si apre con le dimissioni di Renzi, secondo Maroni, «non è il finimondo, anche l'andamento dei mercati lo conferma. Io - ha detto - penso che in ogni crisi ci possa essere anche un'opportunità. Per l'Italia è quella di avere un governo finalmente scelto dal popolo».

Una nuova legge elettorale prima del voto
La linea del governatore lombardo è quella di «andare al voto», dopo aver messo mano alla legge elettorale. E per farlo, ha sottolineato, «non ci vogliono dodici mesi per farlo». Sui possibili modelli, il presidente della Lombardia ha affermato «a titolo personale» di essere affezionato alla legge elettorale «uninominale con i collegi, dove i candidati dei vari schieramenti sono in competizione fra di loro». Entro fine gennaio, ha aggiunto, «si può fare la nuova legge elettorale, poi primarie nel centrodestra e subito al voto».

Primarie del centrodestra con Salvini candidato
Maroni ha poi confermato che il candidato della Lega alle possibili primarie del centrodestra per il candidato premier della coalizione «si chiama Matteo Salvini, per quanto mi riguarda è l'unico, è la persona giusta e tutta la Lega lo sosterrà assolutamente, nessun dubbio». Il predecessore dell'attuale numero uno del Carroccio ha detto di essere d'accordo con lui sulla necessità di andare al voto appena possibile anche se «io credo che ci siano i tempi per fare una nuova legge elettorale in tre settimane» mentre il segretario leghista chiede di andare alle urne anche con la legge in vigore.

Il referendum sull'autonomia
Infine Maroni ha voluto ricordare «il referendum sull'autonomia» della Lombardia e del Veneto: «Bene la vittoria del No, questa riforma avrebbe ridotto di molto i poteri delle Regioni, soprattutto di quelle virtuose come la Lombardia. Noi in primavera rilanceremo il vero referendum, quello sull'autonomia». Il governatore ha auspicato che nel caso di elezioni politiche anticipate il referendum per l'autonomia venga abbinato alla tornata elettorale, «se invece non ci saranno faremo comunque il referendum sulla Lombardia autonoma, a statuto speciale».