23 marzo 2019
Aggiornato 13:30
Le tre richieste dell'ex Premier

Referendum, Renzi e Berlusconi trattano per il rinvio

Lo ha rivelato La Stampa, che in un articolo ricco di particolari ha spiegato che il Cavaliere ha proposto l'appoggio del suo partito ad una ipotesi di postdatare la consultazione popolare, in cambio di tre modifiche sostanziali al quesito.

ROMA – Trattativa fra Forza Italia e governo Renzi per rinviare il referendum costituzionale previsto per il prossimo 4 dicembre. Lo ha rivelato La Stampa, che in un articolo ricco di particolari ha raccontato di un «un lungo conciliabolo a Palazzo Grazioli tra Berlusconi, Gianni Letta e Niccolò Ghedini» al quale ha partecipato un anonimo «personaggio dell'esecutivo» con il ruolo di sherpa.

Le tre richieste di Berlusconi
Il quotidiano torinese ha spiegato che il Cavaliere ha proposto l'appoggio del suo partito ad una ipotesi di postdatare la consultazione popolare, in cambio di tre modifiche sostanziali al quesito referendario. Fi ha chiesto che i futuri senatori vengano eletti direttamente, e non siano quindi dei nominati da altri politici come previsto dall'attuale riforma, che si fissi un quorum più alto per eleggere il capo dello Stato e i vertici della magistratura e che alle Regioni vengano attribuiti maggiori poteri. Le proposte berlusconiane, arrivate all'orecchio del premier, Matteo Renzi ieri mattina, sono state respinte al mittente, ma non essendo stata «bruciata» l'identità dell'ambasciatore del governo che ha gestito la trattativa, potrebbero esserci nuovi incontri. Anche perché, è convinzione dell'ex presidente del Consiglio, rimandare il referendum sarebbe un gesto positivo, in cui la politica intera si mostrerebbe unita a destinare qualcosa come 300 milioni di euro «risparmiati» agli sfollati del terremoto in centro Italia.

Dal Quirinale «stupore, sorpresa e scetticismo» su ipotesi di rinvio
Intanto dal Quirinale è arrivato «stupore, sorpresa e scetticismo» su qualsiasi ipotesi di rinvio della data referendaria. Almeno questo è quanto scritto da Repubblica, che citando «esponenti dell'esecutivo e i parlamentari che ieri lo hanno ascoltato» ha spiegato che Sergio Mattarella si è «sentito chiamare in causa ingiustificatamente». Il presidente della Repubblica si sarebbe detto «infastidito» dalle voci che lo volevano al centro di una trattativa per posticipare la consultazione referendaria e avrebbe anche spiegato che ormai non c'è più tempo per rinvii lunghi (a primavera), sia perché manca poco più di un mese al 4 dicembre, sia perché non c'è un'ampio consenso politico sulla questione.