2 giugno 2020
Aggiornato 13:00
La ricetta del premier sull'immigrazione è fattibile?

Renzi l'Africano, ma è tutta fantascienza

La ribellione di Matteo Renzi in sede europea sulla questione dei profughi avrebbe anche un senso, se non fossero solo parole. Perché poi passare ai fatti risulta praticamente fantascienza

ROMA - Se perderà il referendum elettorale del 4 dicembre, terminerà la sua carriera politica. Matteo Renzi lo ricorderemo per la sua arroganza e il suo tentativo di ribellione alla morsa franco-tedesca che domina l’Europa «unita». Ribellione sul piano economico contro l’austerità, ed anche sulla politica dei profughi. Ribellioni entrambe condivisibili per quanto siano, al momento, solo verbali e non pratiche. Sul piano economico, la ribellione renziana, che giunge solo di fronte alla catastrofe italiana e sua, è già stata raccontata da noi del DiariodelWeb (LEGGI ANCHE «Renzi, prove di ribellione. Salvare l'Italia per salvare se stesso»). Quella sulla gestione dei profughi è una novità che vale un breve riassunto.

L’eterno conflitto con la Germania
«Per noi è fondamentale gestire la questione africana. A Bratislava siamo arrivati a un documento in cui di Africa non c'era neppure il nome. La mia impressione è che se l'Europa continua così dovremmo organizzarci da soli». Queste le parole di Renzi al termine dell’incontro con Merkel e Hollande che, come noto, ha avuto momenti di tensione, almeno secondo quanto racconta il Primo ministro italiano, che, ricordiamolo, non ha partecipato alla conferenza stampa finale per protesta verso i due capi europei. Ricostruzione peraltro smentita dal duo franco-tedesco, che ha ricordato «l’accordo con Renzi durante i colloqui privati».

Operazione africana
Ma cosa intende il capo del Governo quando parla di «operazione africana»?  Forte delle difficoltà politiche di Angela Merkel in Germania, si rende conto però che la gestione dei flussi migratori rischia di travolgerlo. Solo un anno fa, a Malta, fu pomposamente lanciato il programma «Piano d’azione per l’Africa» che prevedeva una collaborazione con alcuni Stati africani sul piano economico e politico. Il piano, voluto e sottoscritto dall’Unione Europea, è rimasto lettera morta.

Risorse alla Turchia, all'Africa le briciole
Vennero investiti la miseria di cento milioni di euro in cooperazione e sviluppo. L’accordo con la Turchia assorbì la maggior parte delle risorse, circa sei miliardi di euro piovuti nelle casse di Erdogan che, in cambio, blindava le proprie coste e sul suo territorio creava delle vere carceri dove ammassare i migranti. La rotta turca è quella più battuta dai disperati che vogliono raggiungere la Germania. La quale rivendica il suo sforzo ad accogliere un numero di esseri umani in fuga superiore a qualsiasi altro Paese della Unione Europea. 281 milioni di quei sei miliardi investiti in Turchia sono italiani.

«Fatti concreti, l’Italia farà da sola»
Premessa: il controllo, per quanto possibile, dei flussi migratori non può che scaturire da uno sviluppo economico sostenibile del continente africano, nonché dal miglioramento dei sistemi sanitari e scolastici, dal contenimento della corruzione governativa dilagante. E poi, ancora, la gestione nell’interesse delle popolazioni delle risorse naturali, l’embargo totale della vendita di armi. Sogni, ovviamente. Ma tra questi, il primo potrebbe avere un minimo sviluppo.

La proposta di Renzi
«Sull'immigrazione bisogna intervenire in Africa come l'Italia ha proposto, illustrato, spiegato nel dettaglio. Non si possono piangere calde lacrime quando un barcone affonda o viceversa chiudere le frontiere quando la gente scappa da fame o guerra. Bisogna intervenire a monte. Per il momento abbiamo visto tante interviste e pochi fatti concreti», ha detto Renzi. Cosa questo significhi non è chiaro, probabilmente è un ribellione verbale che lascia il tempo che trova e non preoccupa nessuno. E poi ancora: «Dobbiamo avere una strategia per l'Africa», ma anche «cambiare la percezione del futuro e la chiave è l'opportunità di dare un messaggio di speranza», quindi passare dalla paura alla speranza di un futuro migliore.»

Cooperazione senza soldi
L’idea renziana, peraltro condivisibile, è di bloccare i flussi migratori all’origine, migliorando le condizioni di vita in quei Paesi che vedono partire moltitudini di uomini e donne per cause economiche. In pratica, però, non è chiaro che cosa intenda. Il suo sindaco milanese, Beppe Sala, nelle recenti dichiarazioni sui migranti ha chiesto una nuova politica nazionale per i migranti, pur ammettendo che a Milano un vera emergenza non c’è. L’emergenza si muove nel territorio africano, appunto: tre milioni di uomini e donne stanno viaggiando verso l’Italia. Verso tale operazione è giunto il plauso del governatore lombardo, Roberto Maroni. Il quale chiede lo schieramento dei caschi blu sulle coste libiche.

Il lato "buono" della globalizzazione
Renzi probabilmente ha un’idea più classica, legata alla cooperazione internazionale su vasta scala, «il lato buono della globalizzazione», come da sue parole. Come questo possa andare di pari passo con gli interessi coloniali di Francia e Inghilterra, la progressiva conquista economica e «demografica» della Cina, l’accaparramento di risorse naturali da parte di multinazionali, la corruzione endemica e fuori controllo, l’odio inter-etnico irrefrenabile, rimane un mistero.

Fantascienza
Se l’Italia, inoltre, volesse «fare da sola», come ha minacciato il nostro primo ministro, rimane l’enigma di dove poter trovare le risorse. Oggi la cooperazione internazionale italiana ammonta ad un decimale poco superiore allo zero del Pil, e le leggi di bilancio ferrei dell’Unione europea rendono insostenibile qualsiasi avventura in tal senso. Si dovrebbe, ancora un volta e a maggior ragione, superare il fiscal compact e andare quindi contro gli interessi tedeschi. Fantascienza.

Sostieni DiariodelWeb.it

Caro lettore, se apprezzi il nostro lavoro e se ci segui tutti i giorni, ti chiediamo un piccolo contributo per supportarci in questo momento straordinario. Grazie!

PayPal