23 febbraio 2020
Aggiornato 22:00
Ira fronte del No: è inaccettabile ingerenza

Referendum, le opposizioni all'attacco dell'endorsement dell'Ambasciatore USA

Una vera e propria ingerenza: ecco come il fronte del No considera l'endorsement dell'ambasciatore americano in Italia John Philips.

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi.
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Shutterstock

ROMA - Un endorsement che diventa un caso politico. A pronunciare le parole che fanno infuriare lo scontro sulle riforme è l'ambasciatore americano in Italia, John Phillips. Se al referendum vincesse il no - dice - il Paese farebbe «un grosso passo indietro». E ancora: «Quello che serve all'Italia è la stabilità e le riforme assicurano stabilità, per questo il referendum apre una speranza».

L'attacco di Bersani
Protestano le opposizioni, che animano il fronte del no, ma anche la sinistra Pd che sul ddl Boschi ha un atteggiamento sempre più critico. «Cose da non credere. Aver allestito un appuntamento come se fosse un giudizio di Dio, un fatto cosmico, darà fiato - dice Pier Luigi Bersani - alla speculazione finanziaria e a chi vuol mettere le mani sul nostro sistema. Chi ha il potere di farlo deve raffreddare il clima». Nel corso di un incontro sulle relazioni transatlantiche organizzato a Roma all'istituto di studi americani, Phillips afferma anche che «Renzi ha svolto un compito importante ed è considerato con grandissima stima da Obama, che apprezza la sua leadership».

Le reazioni della Lega
Le affermazioni dell'ambasciatore suscitano una secca reazione del fronte del No, che si appella a Sergio Mattarella chiedendogli di considerare addirittura, come fa il senatore leghista Roberto Calderoli, se non sia il caso di ritirare il gradimento a Phillips. Attacca anche il leader del Carroccio, Matteo Salvini. «Si faccia gli affari suoi - dice - e non interferisca, come troppe volte è già accaduto in passato, nelle vicende interne italiane».

Forza Italia e Giorgia Meloni
Ad appellarsi al presidente della Repubblica è anche Forza Italia che accusa Phillips di «ingerenza inaccettabile». Il capogruppo azzurro alla Camera, Renato Brunetta, si augura che tali parole siano «precisate e auspicabilmente rettificate». «Chiediamo, ad ogni modo, una parola in merito - aggiunge - da parte del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e da parte del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che fino a prova contraria è il premier di tutti gli italiani e che quindi ha il dovere di garantire, a livello internazionale, l'onorabilità e la libertà del Paese e dei loro cittadini». Sulla stessa linea la leader di Fdi, Giorgia Meloni. «Renzi - sostiene - dimostri di non essere un inutile fantoccio e pretenda le scuse immediate e formali da parte degli Usa. Renzi viene pagato dagli italiani per difendere la sovranità nazionale, non per fare il lacchè di lobby e grande aziende».

Si e M5s
Ironica Sinistra italiana con Nicola Fratoianni. «Dopo Marchionne residente in Svizzera - scrive su Twitter - oggi arriva anche il sì dell'ambasciatore statunitense nel nostro Paese. Tutto naturalmente per l'interesse degli italiani». Meno solerte, ma arriva anche la replica a Phillips del Movimento5stelle. «Quello dell'ambasciatore statunitense a Roma - affermano i pentastellati - ci sembra un intervento irrituale e appare come una grave ingerenza negli affari interni di un altro Paese».

(Fonte Askanews)