20 ottobre 2019
Aggiornato 05:00
Chiede tregua fino al referendum

Ddl enti locali, Alfano frena i ribelli: «Senza di noi nessuna maggioranza»

Giornate al cardiopalma per Angelino Alfano, che deve lavorare duramente per tranquillizzare i centristi ribelli e ricompattarli in vista del referendum autunnale

ROMA - Giornate al cardiopalma per Angelino Alfano, che deve lavorare duramente per tranquillizzare i centristi ribelli e ricompattarli in vista del referendum autunnale. «Senza di noi il governo non ha la maggioranza, con noi può prescindere da tutti gli altri», ha osservato il leader di Ncd, arrivando all'assemblea del gruppo di Area popolare al Senato. «Tutti i bluffatori sono stati smentiti dal gioco pubblico di oggi», ha aggiunto a proposito del voto sul Ddl Enti locali.

Favorevole al ritorno di un centrodestra? 
A chi gli chiedeva poi dei parlamentari di Ncd che sarebbero a favore di un ritorno nel centrodestra, Alfano ha risposto che «innanzitutto bisogna capire da chi è formato il centrodestra: anche alcuni che stanno nel centrodestra rifiutano questo nome, c'è una crisi di identità enorme da quella parte».

Stop alle fibrillazioni
Ad ogni modo, dopo le fibrillazioni dei giorni scorsi, quando nella maggioranza era scattato l'allarme per eventuali 'agguati' sul ddl sull'equilibrio dei bilanci degli enti locali,la maggioranza e Ap al Senato hanno votato compatti sul provvedimento, passato con 184 sì (167 della sola maggioranza «pura», 6 voti sopra la soglia dei 161). Un via libera sottolineato dal presidente dei senatori Renato Schifani: «Da Ap ci sono stati 29 voti a favore su 31, con due assenti ampiamente giustificati. Se questi sono i numeri di un agguato...».

Sempre con Renzi, ma con qualche dubbio
Se il gruppo si è allineato alla linea della maggioranza, restano però, all'interno dello schieramento, le critiche di alcuni «dissidenti» alla linea politica di Angelino Alfano, che stasera ha incontrato i senatori, provando a compattare il partito. «Senza di noi il governo non ha la maggioranza, con noi può prescindere da tutti gli altri», ha detto arrivando all'assemblea e sottolineando che «tutti i bluffatori sono stati smentiti dal gioco pubblico di oggi». Dunque avanti con il sostegno all'esecutivo fino al referendum, poi si farà il punto. «Abbiamo fatto delle riforme, altre ne faremo, credo che siamo stati dalla parte giusta. Poi abbiamo detto che dopo il referendum faremo un tagliando», ha assicurato. E se c'è chi chiede di tornare nel centrodestra, il leader risponde che «innanzitutto bisogna capire da chi è formato il centrodestra: anche alcuni che stanno nel centrodestra rifiutano questo nome, c'è una crisi di identità enorme da quella parte».

Tregua fino al referendum
Alfano chiede (e otterrà) quindi una «tregua» fino al referendum. Ma se i frondisti accetteranno di aspettare l'autunno per la resa dei conti, le critiche sulla linea non verranno nascoste. «Il problema politico resta - rileva Roberto Formigoni, uno dei 'dissidenti' -. Noi diciamo che il referendum condotto così è lontano dalla nostra impostazione; che il quarto polo non esiste e che l'Italicum non va bene per il premio di maggioranza ma anche per i deputati designati. Lo dicono De Benedetti e Franceschini, non lo dobbiamo dire noi? E poi c'è la questione del dopo: Renzi dice che non ci vuole». Nel centrodestra, invece, l'orizzonte è "il modello Milano, che è vivo e lotta insieme a noi", conclude Formigoni.

La mossa sbagliata?
«Per ora non cambia nulla - riflette un senatore critico con la linea del partito - anche perchè dobbiamo aspettare l'esito del referendum. Se vince il sì Renzi fa quel che vuole, se vince il no vediamo cosa decide di fare Berlusconi». Tregua, dunque, anche perchè ora nessuno vuol fare la mossa che potrebbe rivelarsi sbagliata.

(Fonte Askanews)