23 febbraio 2020
Aggiornato 12:30
Dopo il trionfo bisogna pensare a governare

M5s, il tempo del «no» antisistema è finito. Quale futuro per il partito di Grillo e Casaleggio?

Oggi Matteo Renzi, formidabile esecutore dell’ideologia JP Morgan, è il collante che ha consacrato la vittoria del M5s. Dopo la critica al sistema, ora c'è da capire cosa e come costruire una politica diversa

ROMA - La benzina del M5S, che ne ha decretato il successo alle amministrative, al momento ha un nome: Matteo Renzi. Un carburante inesauribile, che mette insieme appartenenze ideali variegate al punto tale da contenere nella stessa cornice gli opposti. Perché Renzi è la parte per il tutto che rappresenta plasticamente il sistema. La voce delle banche private tedesche che comandano, la voce dell’arroganza del nuovo dio mercato, che nel giorno della rivolta francese annuncia: «Se gli italiani non vogliono crepare sul posto di lavoro dovranno indebitarsi con una banca». Dopo trent'anni di lavoro, dopo trent'anni di contributi versati.

Tomaso Montanari è un grillino?
Mi hanno sorpreso le parole di Tomaso Montanari, storico dell’arte e saggista, che ha di fatto sostenuto Virginia Raggi, giungendo ad un passo dall’accettare la proposta di fare l’assessore alla cultura a Roma. Penso di conoscere bene Tomaso, tutto mi aspettavo tranne quel sostegno così pesante. Così l’ho chiamato e gliel’ho chiesto. «Oggi Matteo Renzi è il formidabile esecutore dell’ideologia JP Morgan, la banca d’affari che ha scritto nero su bianco che la democrazia deve essere smantellata e sostituita dal mercato» mi ha detto. «Lo fa rudemente, lo fa volontariamente. Cerca lo scontro, cerca la rissa per cacciar via tutti dai processi partecipativi. Oggi non possiamo rimanere ciechi di fronte al fatto che gli unici che hanno un processo inclusivo, e quindi opposto, sono i Cinque Stelle. Certo, resta l’ingombrante figura di Grillo e della Casaleggio Associati, ma questo è un pericolo minore rispetto allo smantellamento democratico che sta portando avanti il Pd attraverso il suo segretario. Per questo mi sono seduto al tavolo con Virginia Raggi».

Il M5s, un campo di battaglia conteso da visioni ideali opposte
Le parole di Tomaso Montanari raccontano quanto oggi il Movimento fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio sia divenuto un campo di battaglia, conteso da visioni ideali opposte. Per molti versi in piena sintonia con i tempi che corrono, perché scalabile come una qualsiasi società privata quotata in borsa. Ma in questo caso non si parla di valori di mercato e pacchetti di azioni, ma di quale indirizzo ideologico – e già su questa parola molti proveranno disgusto, mentre altri l’esatto opposto – dare alla maggiore organizzazione politica, di massa, del XXI secolo. Finito il tempo del «uno vale uno», con il passar degli anni è stato evidente che la regola era un più semplice «due valgono più di molti». Come è giusto che sia: il potere esiste, le gerarchia esiste, e l’uguaglianza perfetta la lasciamo alla società perfetta che ineluttabilmente un giorno trionferà sulla terra. Un giorno lontano. Grillo e Casaleggio comandavano manu militari su un’armata impreparata ed entusiasta. Ma poi è giunto il terzo passaggio, repentino e recente: dall’uno vale uno, al due valgono più di molti, all’attuale «moltitudini vogliono valere come quei due». E qui vengono in mente le parole di Tomaso Montanari, cattolico di sinistra, moderato, che si trova dentro un coacervo di appartenenze tendente all’infinito. E lui pesa, moltissimo. Perché apre la via al mondo intellettuale italiano, da sempre snob e schierato da un parte sola.

Il «no» antisistema dei grillini
Ma cos'è il campo dove oggi si trova l’accademico fiorentino? Spesso la critica è la seguente: non hanno un programma politico. Cosa sia un programma politico in un momento storico in cui le politiche economiche e sociali vengono dettate dalle banche private è un mistero. In fondo nei programmi si può scrivere qualsiasi cosa, ma la realtà è che la Troika alza la cornetta, chiama i ministri e spiega cosa c’è da fare. Al momento, l’unico che ha resistito – duole moltissimo ammetterlo a chi scrive - è stato Silvio Berlusconi. Quindi meglio non scrivere nulla e rifugiarsi dentro un vasto «No» antisistema, nel quale moltissimi possono riconoscersi. No alle grandi opere, no alla svendita del patrimonio, no alle migrazioni incontrollate, no alla riforma costituzionale, no alle tasse strozza imprese, no al sindacato gemmazione di un partito, no a Marchionne e molto altro. Il «No», come diceva il poeta Edoardo Sanguineti, «è la più indispensabile delle parole».

La questione banche
Ma oggi, con i risultati che hanno travolto città come Roma e Torino, è il «Sì» il campo della contesa. Un esempio pratico: cosa si pensa nel M5S del sistema bancario? Deve essere pubblico o privato? Una scelta dicotomica che non lascia margini di incertezza. Molti parlamentari hanno più volte espresso la volontà di reintrodurre un sistema pubblico. Come, non si sa, perché probabilmente scatterebbe immediatamente un colpo di stato finanziario peggiore di quello avvenuto nel 2011. Il sistema bancario pubblico, diretta espressione del ministero del Tesoro, è l’esatto opposto di quanto pensava Casaleggio in persona, che aveva posizioni molto più vicine ad Hayek che a Keynes. Oppure si prendano i due torinesi Vittorio Bertola e Chiara Appendino. Il primo si dice vicino alla corrente ideologica di Ron Paul, teorico dell’anarco-capitalismo, la seconda si definisce «olivettiana».

Dove stanno i pesi massimi della cultura italiana?
Tutto questo oggi, cioè le cose, cioè come si vede il mondo e come lo si vuole plasmare, è oggetto ci contesa a suon di «attivisti» buttati nella mischia: i vecchi militanti di partito novecenteschi. Abbandonata la mitologia del web, immense masse di cittadini periferici, «classi subordinate» si sarebbe detto molti anni fa, si gettano dentro un contenitore chiedendo pane, casa e lavoro. E, al contempo, nell’agone a questo punto entrano anche i pesi massimi della cultura italiana. Mentre Zagrebelsky, nel momento in cui raccoglie le firme per bloccare il referendum di ottobre ha chiesto di votare per il renzianissimo Fassino, massima espressione della confusione culturale che avvolge come una nebbia gli intellettuali un po’ agé, Tomaso Montanari dichiara il suo sostegno per il M5S, e al contempo bacchetta Grillo e Davide Casaleggio. La scalata è in corso, chi vuole rilanciare?