29 settembre 2020
Aggiornato 23:00
La polemica dopo Bruxelles

Sciacallo? Salvini risponde: «Sinistra di buonisti e malati di mente»

Nell'enorme tragedia di Bruxelles, si è anche consumato un piccolo «caso mediatico» tutto italiano. Perché il web (e non solo) non ha perdonato a Matteo Salvini il suo presenzialismo social nel giorno degli attentati, accusandolo di sciacallaggio. Ma il leader della Lega non ha tardato a rispondere

BRUXELLES - Nel giorno dei tragici attentati di Bruxelles, si anche è consumato un piccolo «caso mediatico» che ha tenuto banco sui quotidiani - offline e online - italiani. Protagonista, il leader della Lega Nord Matteo Salvini, che proprio quel giorno si trovava nella capitale d'Europa. Così, il segretario del Carroccio si è improvvisato «reporter per un giorno», documentando passo passo la situazione nella città via social network. L'hashtag di riferimento è stato #iononhopaura, lo stesso usato all'indomani degli attentati del 13 novembre scorso a Parigi.

Sciacallo?
Eppure, c'era da aspettarselo: le reazioni non si sono fatte attendere. Un po' perché il leader della Lega fa sempre notizia, un po' per la sua tradizionale inclinazione a cavalcare fatti di questo genere, con una disinvoltura che non manca di infastidire alcune sensibilità. Si aggiunga che, subito dopo gli attentati, è iniziata la tradizionale maratona televisiva: da Mattino Cinque a Porta a Porta, passando per i classici talk show di prima serata. Così, è partito l'attacco: dal web e non solo si sono moltiplicate le accuse di «sciacallaggio», In prima fila, l'attrice Sabina Guzzanti, che proprio da Facebook ha fatto partire la «rivolta»: «Salvini il parlamentare assenteista per antonomasia, oggi eccezionalmente si trova a Bruxelles», ha scritto. «Sta quindi infestando fb di sue foto in città come fosse in qualche modo protagonista degli attentati. Riesce a spacciarsi per una 'quasi vittima' sostenendo che stava per andare in aeroporto prima di essere fermato dalla polizia. Stava già tornando in Italia quindi, la sua settimana da parlamentare finisce di Martedì mattina alle 8».

Colpa dei «buonisti»?
All'attacco è andato anche il premier Matteo Renzi, che ha osservato: «Chi fa polemiche non si rende conto che gli italiani e gli europei hanno l'esigenza di sentirsi parte di una comunità, non esiste in questo momento il colore dei partiti ma un paese da sostenere insieme. Non è tempo di sciacalli ma neanche di colombe».Ma soprattutto, si è scatenata l'ironia del web, dove l'hashtag #salviniovunque ha scalato i trending topics. E l'immagine del leader della Lega è stata sarcasticamente appiccicata a foto e quadri famosi: dal Titanic, all'Oscar a Di Caprio, al dipinto «Il quarto stato» di Giuseppe Pellizza da Volpedo, fino allo sbarco sulla Luna.  La reazione del leader del Carroccio, ovviamente, non si è fatta attendere: «In Italia abbiamo la sinistra più imbecille d'Europa. Ci sono 32 morti e loro giocano con le foto di Salvini. I commenti su facebook fanno passare Salvini più pericoloso dei terroristi. Sono dei malati mentali». Soprattutto, per il Matteo meneghino quei morti sono «i figli del buonismo dell'accoglienza a tutti i costi. E' ora di dire che i potenziali delinquenti non devono venire a casa nostra».

L'unica certezza
Chi ha ragione? Ognuno farà le proprie personali valutazioni. Ma un paio di riflessioni si possono azzardare. Primo, passi il dibattito politico, anche quando è incendiato da populismo ed emotività; ma rimane il fatto che siamo pressoché l'unico Paese d'Europa dove, a qualche ora da una simile tragedia, si è costretti ad assistere a simili teatrini davvero poco edificanti, che quasi fanno notizia più della pur drammatica notizia stessa. Secondo: tra gli sciacalli e le colombe, tra i professionisti della guerra e quelli del pacifismo, tra chi vorrebbe chiudere le frontiere e chi è convinto che l'integrazione autentica sia l'unica possibile risposta, non è più tempo delle parole. E' scaduto il tempo dei talk show, delle polemiche, dei pollai televisivi, delle reazioni emozionali e delle amnesie collettive dopo poche settimane. La politica italiana, europea e internazionale dovrebbe, oggi più che mai, parlare meno, e agire di più. Possibilmente memore degli errori del passato, e determinata a non ricadere ogni volta nella stessa trappola.