25 settembre 2020
Aggiornato 19:00
Il segretario della Lega si improvvisa reporter

Salvini live da Bruxelles: #iononhopaura

Tra coloro che questa mattina, ignari di quello che sarebbe accaduto, si stavano recando all'aeroporto di Bruxelles c'era anche lui, Matteo Salvini. Che non ha mancato di documentare via social network quanto stava accadendo nella capitale d'Europa

BRUXELLES - Tra coloro che questa mattina si stavano recando tranquillamente all'aeroporto di Bruxelles, ignari di quello che di lì a pochi minuti sarebbe accaduto, c'era anche Matteo Salvini. Che si è subito improvvisato «reporter», documentando con un collegamento con Mattino Cinque e attraverso i social quello che stava avvenendo nella capitale d'Europa. 

Documentazione via social
Il primo post è giunto da Facebook poco dopo le prime esplosioni all'aeroporto. «ESPLOSIONI e morti all'aeroporto di Bruxelles. Io stavo arrivando lì ma ci hanno bloccato, tutto evacuato. Sto bene (a qualche scemo dispiacerà) e torno in ufficio. Non è possibile vivere sotto il ricatto dei violenti e dei folli. Io non mi arrendo, io non ho paura. Una preghiera per le vittime». Poco dopo, un tweet rabbioso per quanto accaduto: «E qualcuno continua a dire che non ci hanno dichiarato guerra... Sveglia! Le preghiere non bastano più». Quindi, la documentazione fotografica su Instagram, dove il leader della Lega ha pubblicato la foto della sede della Commissione europea, con un'eloquente didascalia: «Palazzo blindato. Un infame attacco al cuore di questa Europa, un'Europa colpevole di aver permesso tanto, anzi troppo, a tutti». E poi ancora su Facebook, il social preferito dal segretario federale del Carroccio: «Eserctito e giubbotti anti-proiettile all'ingresso del Parlamento. Città ferma, solo sirene, ambulanze ed elicotteri. E qualcuno continua a dire che non ci hanno dichiarato guerra... Sveglia! Le preghiere non bastano più».

I commenti del segretario della Lega
Qualche ora dopo gli attacchi, sugli account Facebook e Twitter di Salvini è comparsa una nuova immagine di copertina, che mostra, sullo sfondo di una città sconvolta dall'attentato, l'immagine del segretario della Lega che regge un cartello con l'hashtag #iononhopaura. Un hashtag già lanciato dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre scorso, e ribattuto ora, in occasione dell'attacco a Bruxelles. Lo slogan è icastico: «E' ora di reagire. Ripuliamo le nostre città». Un appello diretto all'Europa e all'Italia, che Salvini considera in balia di amministratori incapaci di garantire la sicurezza dei cittadini. Basti pensare al ministro dell'Interno Angelino Alfano, ribattezzato con numerosi nomignoli (come il «Ministro dell'Invasione») a metterne in luce l'inadeguatezza. Di certo, per Salvini non è più l'ora delle preghiere: è l'ora di reagire. Con le ricette di sempre: chiudere le frontiere, più controlli, giro di vite sull'immigrazione. Ricette che di certo non mancheremo di sentir ripetere nei prossimi giorni.

Sciacallo? «Meglio che imbecille»
E c'è anche qualcuno che lo ha accusato di sciacallaggio. «Me lo hanno detto in occasione degli attentati di Parigi, me lo dicono oggi. Purtroppo è frustrante ripetere sempre le stesse cose: adesso ci saranno i minuti di silenzio, le sfilate per la pace, le bandiere, gli abbracci. Ma non ci si vuole rendere conto che c’è qualcuno che ci ha dichiarato guerra. Sulle accuse di sciacallaggio lascio correre, del resto gli scemi sono in servizio effettivo permanente», ha risposto al fattoquotidiano.it. Ma il leader della Lega non si lascia scoraggiare: «Salvini ne approfitta? Oggi io avrei preferito tornare a Milano e parlare di legge Fornero o incontrare Parisi. Purtroppo c’è stato questo ennesimo barbaro attacco e io dovrei stare zitto? Quelli che oggi mi danno dello sciacallo sono gli stessi che domani predicheranno accoglienza per tutti, braccia aperte a chiunque. Quelli che nel giro di una settimana si dimenticheranno degli attacchi. Quindi meglio sciacallo che imbecille».