11 maggio 2021
Aggiornato 16:30
Le parole di Francesco

«Il nome di Dio è misericordia», il libro intervista di Papa Francesco

In libro-conversazione sulla misericordia, il ricordo di Papa Luciani, il problema della corruzione, la falsa salvezza dei chiromanti, il nodo caldo dell'omosessualità e quello della comunione ai divorziati: questo e tanto altro è «Il nome di Dio è misericordia», il libro di Papa Francesco in occasione del Giubileo

CITTA' DEL VATICANO - La corruzione, ben distinta dal peccato, il rischio di una eccessiva attenzione alla sessualità in confessionale, l'omosessualità e il senso della nota frase «Chi sono io per giudicare?», e ancora i carcerati, i divorziati risposati e il desiderio di accedere alla comunione, i maghi e i chiromanti, la figura di Papa Albino Luciani, Giovanni Paolo I, che governò solo 33 giorni ma sollevò ciononostante grandi speranze. Sono alcuni dei temi affrontati nel libro di Papa Francesco «Il nome di Dio è misericordia», realizzato insieme al giornalista Andrea Tornielli in occasione del Giubileo.

Roberto Benigni presenta il libro del Papa
A presentare il volume pubblicato da Piemme (Mondadori), oggi all'istituto Augustinianum, vicino a piazza San Pietro, Roberto Benigni, il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, e Zhang Agostino Jianquing, detenuto cinese ospite del carcere di Padova, in una tavola rotonda moderata dal portavoce vaticano Federico Lombardi. Nel libro di 109 pagine Papa Francesco ripercorre temi già affrontati nel corso dei quasi tre anni di pontificato, ma sottolinea la loro collocazione, con linguaggio piano e tono divulgativo, nel quadro della misericordia, tema attorno a cui ruota l'anno santo (8 dicembre 2015-20 novembre 2016) e concetto-chiave nella concezione bergogliana della Chiesa. "La centralità della misericordia, che per me rappresenta il messaggio più importnate di Gesù - spiega il Papa a inizio dell'intervista - posso dire che è cresciuta piano piano nella mia vita sacerdotale, come la conseguenza della mia esperienza di confessore, delle tante storie positivhe e belle che ho conosciuto".

L'importanza della misericordia
Troppa misericordia? La Chiesa, «condanna il peccato perché deve dire la verità: questo è un peccato. Ma allo stesso tempo abbraccia il peccatore che si riconosce tale, lo avvicina, gli parla della misericordia infinita di Dio», spiega il Papa, che poi si sofferma sul ruolo di Giovanni Paolo I: «Nessun peccato umano per quanto grave può prevalere sulla misericordia o limitarla. Vescovo di Vittorio Veneto da qualche anno, Albino Luciani tenne degli esercizi ai sacerdoti e commentando la parabola del 'figliol prodigo' disse a proposito del padre: 'Lui aspetta. Sempre. E non è mai troppo tardi. E' così, è fatto così... E' Padre. Un padre che aspetta sulla porta». Bergoglio esprime la speranza che «il Giubileo straordinario faccia emergere sempre di più il volto di una Chiesa che riscopre le viscere materne della misericordia e che va incontro ai tanti 'feriti' bisognosi di ascolto, comprensione, persone e amore».

L'eccesso di curiosità
«Una volta ho sentito di una donna, sposata da anni, che non si confessava più perché quando era una ragazza di 13 o 14 anni il confessore le aveva domandato dove metteva le mani quando dormiva», si legge in un passaggio del libro. «Ci può essere un eccesso di curiosità, in materia sessuale, soprattutto. Oppure un'insistenza nel fare esplicitare particolari che non sono necessari».

Il problema della corruzione
Il Papa si dilunga sul concetto di corruzione, cioè del peccato «che invece di renderci umili, viene elevato a sistema, diventa un abito mentale, un modo di vivere». Il corrotto, avverte Bergoglio, «è colui che pecca e non si pente, che pecca e finge di essere cristiano e con la sua doppia vita dà scandalo». E' chi si indigna perché gli rubano il portafoglio, si lamenta per la scarsa sicurezza ma poi truffa lo Stato evadendo le tasse, e magari licenzia i suoi impiegati ogni tre mesi per non assumerli a tempo indeterminato, oppure sfrutta il lavoro in nero. E magari «si vanta pure con gli amici per queste sue furbizie». «Come chi ha l'alito pesante» - aggiunge il Papa - il corrotto spesso non si accorge neppure del suo stato. Eppure il Signore non abbandona neppure lui, lo salva attraverso prove che «spaccano il guscio» che si è costruito poco a poco, permettendo alla grazia di Dio di entrare. Perché nella logica del Padre «la sola misura della giustizia non basta. Con la misericordia e il perdono Dio va oltre la giustizia, la ingloba e la supera in un evento superiore nel quale si sperimenta l'amore, fondamento di una vera giustizia».

La falsa salvezza del chiromante 
«Una volta - dice il Papa - ho sentito una persona dire: ai tempi di mia nonna bastava il confessore, oggi tante persone si rivolgono ai chiromanti... Oggi si cerca salvezza dove si può». E se maghi e chiromanti sono sempre esistiti, «non c'era così tanta gente che ceracava presso di loro salute e guarigione spirituale. Le persone cercano soprattutto qualcuno che le ascolti. Qualcuno disposto a donare il proprio tempo per ascoltare i loro drammi e le loro difficoltà. E' quello che io chiamo l'apostolato dell'orecchio, ed è importante». E da affrontare, da parte dei confessori, con «tenerezza» e «misericordia».

La comunione ai divorziati
Il Papa affronta, ancorché in modo fugace, il tema della comunione ai divorziati risposati, attualmente vietata, tema tra i più controversi al doppio sinodo sulla famiglia che si svolto nel 2014-2015 e sul quale è attesa un'indicazione papale quando, nei prossimi mesi, Bergoglio pubblicherà l'esortazione apostolica che trarrà da quel sinodo: «Io - racconta - ho una nipote che ha sposato civilmente un uomo prima che lui potesse avere il processo di nullità matrimoniale. Volevano sposarsi, si amavano, volevano dei figli, ne hanno avuti tre. Il giudice civile aveva assegnato a lui anche la custodia dei figli avuti nel primo matrimonio. Quest'uomo era tanto religioso che tutte le domeniche, andando a messa, andava al confessionale e diceva al sacerdote: 'Io so che lei non mi può assolvere, ma ho peccato in questo e in quest'altro, mi dia una benedizione'. Questo è un uomo religiosamente formato». Il Papa, afferma Bergoglio, «è un uomo che ha bisogno della misericordia di Dio. L'ho detto sinceramente, anche di fronte ai carcerati di Palmasola, in Bolivia, davanti a quegli uomini e a quelle donne che mi hanno accolto con tanto calore. A loro ho ricordato che anche san Pietro e san Paolo erano stati carcerati». 

Il nodo dell'omosessualità
Francesco torna sul nodo dell'omosessualità. «Io preferisco che le persone omosessuali vengano a confessarsi, che restino vicine al Signore, che si possa pregare insieme. Puoi consigliare loro la preghiera, la buona volontà, indicare la strada, accompagnarle», afferma, tornando su una sua nota affermazione: «Avevo detto in quella occasione: se una persona è gay, cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla? Avevo parafrasato a memoria il Catechismo della Chiesa cattolica, dove si spiega che queste persone vanno trattate con delicatezza e non si devono emarginare. Innanzitutto mi piace che si parli di 'persone omosessuali': prima c'è la persona, nella sua interezza e dignità. E la persona non è definita soltanto dalla sua tendenza sessuale: non dimentichiamoci che siamo tutti creature amate da Dio, destinatarie del suo infinito amore».

Quando l'interesse della Chiesa supera la fede
Una signora argentina gli ha scritto, racconta il Papa, raccontandogli che «venti anni fa si era rivolta al tribunale ecclesiastico per iniziare il processo di nullità matrimoniale. Le ragioni erano serie e fondate. Un sacerdote le aveva detto che si poteva procedere senza problemi, perché si trattava di un caso molto chiaro per quanto riguarda l'accertamento delle cause di nullità. Ma per prima cosa, ricevendola, le aveva chiesto di pagare cinquemila dollari. Lei si è scandalizzata, ha lasciato la Chiesa. L'ho chiamata al telefono, ho parlato con lei. Mi ha raccontato di aver avuto due figlie che si impegnano tanto in parrocchia». Il Papa racconta anche che questa signora argentina «mi ha parlato di un caso appena accaduto nella sua città: un neonato di pochi giorni è morto senza battesimo, in una clinica. Il prete non ha lasciato entrare in chiesa i genitori con la bara del piccolo, ha voluto che si fermassero sulla porta, perché il bambino non era battezzato e, dunque, non poteva procedere oltre la soglia. Quando la gente si trova di fronte a questi brutti esempi, in cui vede prevalere l'interesse o la poca misericordia e la chiusura, si scandalizza».

(con fonte Askanews)