17 ottobre 2019
Aggiornato 12:31
l'invito del pontefice alla riconciliazione con dio

Papa Francesco in ritiro ad Ariccia, si parla di suore uccise in Yemen

Il Santo Padre si tirira per gli esercizi spirituali della Quaresima. Ecco quelli tenuti da padre Ermes Ronchi

Papa Francesco I.
Papa Francesco I. Shutterstock

ROMA  - Seconda giornata di esercizi spirituali per il Papa e la Curia Romana nella Casa del Divin Maestro di Ariccia. Nelle meditazioni quaresimali, padre Ermes Ronchi, dell'Ordine dei Servi di Maria, ha menzionato anche le quattro suore uccise in Yemen.

Il Vangelo non ha portato pace, ma altre tribolazioni
«Forse pensavamo che il Vangelo avrebbe risolto i problemi del mondo o almeno che sarebbero diminuite le violenze e le crisi della storia, invece non è così. Anzi il vangelo ha portato con sé rifiuto, persecuzioni, altre croci: pensiamo alle 4 sorelle uccise a Aden", ha detto il sacerdote, a quanto riporta la Radio vaticana, nella meditazione di questa mattina dedicata al commento del passo del Vagelo sulla tempesta sedata in cui Gesù chiede ai discepoli: «Perché avete paura, non avete ancora fede?».

Perché abbiamo paura di Dio?
Abbiamo paura di Dio se abbiamo un'immagine sbagliata di lui, come Adamo ed Eva che credono in «un Dio che toglie e non un Dio che dona", ha detto padre Ronchi. «Credono a un Dio che ruba libertà, invece che offrire possibilità; credono a un Dio al quale importa più la sua legge che non la gioia dei suoi figli; un Dio dallo sguardo giudicante, da cui fuggire anziché corrergli incontro; un Dio, in fondo, di cui non fidarsi. Il primo di tutti i peccati è un peccato contro la fede. E dall'immagine sbagliata di Dio nasce la paura delle paure: dal volto di un Dio temibile discende il cuore impaurito di Adamo. E entrambi Gesù è venuto a riempire di luce, di sole».

La fede è il solo modo per vincere la paura
Gesù, ha detto padre Ermes Ronchi, «ci insegna che c'è un solo modo per vincere la paura: è la fede!». E missione della Chiesa, anche al suo interno, è liberare dalla paura che ci fa indossare maschere diverse con i nostri familiari, con i collaboratori, con i superiori. Chi trasmette la fede deve educare a non avere paura, non far paura e liberare dalla paura: «Per un lungo tempo la Chiesa ha trasmesso una fede impastata di paura. Che ruotava attorno al paradigma colpa/castigo, anziché su quello di fioritura e pienezza. La paura è nata in Adamo perché non ha saputo neppure immaginare la misericordia e il suo frutto che è la gioia (...) La paura invece produce un cristianesimo triste, un Dio senza gioia.»

Occorre passare dall'ostilità all'ospitalità
«Liberare dalla paura significa operare attivamente per sollevare questo sudario della paura posato sul cuore di tante persone: la paura dell'altro, la paura dello straniero. Passare dall'ostilità, che può essere anche istintiva, all'ospitalità, dalla xenofobia alla filoxenia ... e liberare i credenti dalla paura di Dio, come hanno fatto lungo tutta la storia sacra i suoi angeli: essere angeli che liberano dalla paura». Ieri il predicatore del Papa, che sta svolgendo un ciclo sulle "domande di Gesù", aveva concentrato sulla gioia di Dio: «Ogni uomo - ha detto - cerca un Dio coinvolgente. Dio può morire di noia nelle nostre chiese. Restituiamogli il suo volto solare, un Dio da gustare e da godere, desiderabile. Sarà come bere alle sorgenti della luce, agli orli dell'infinito. Che cosa cercate? Per chi camminate? Cerco un Dio desiderabile, cammino per uno che fa felice il cuore».