14 novembre 2019
Aggiornato 17:30
Contro il terrorismo «grande alleanza» di popoli e fedi

Renzi: Un Presidente del Consiglio non gioca a Risiko

Intervenendo al foro di dialogo mediterraneo, il Premier insiste sulla sua «strategia di ampio respiro» per rispondere alla minaccia terroristica. Impensabile una soluzione «last minute», la risposta deve passare necessariamente per una sfida culturale.

ROMA - Restano «la rabbia e lo sdegno» per le vittime degli attentati di Parigi, resta il ricordo anche per i morti negli attentati di Beirut, Baghdad, Ankara, quelli dell'aereo di linea russo. Ma se «onorare le vittime è la priorità», il vero «grande interrogativo per la politica» è quello di come «scongiurare nuove stragi». E la risposta può essere solo una: «Non c'è alternativa ad una grande alleanza tra popoli, estrazioni culturali e fedi religiose». Intervenendo al foro di dialogo mediterraneo, il presidente del Consiglio Matteo Renzi insiste sulla sua «strategia di ampio respiro» per rispondere alla minaccia terroristica. Impensabile una soluzione «last minute», la risposta deve passare necessariamente per una sfida culturale: «E' il sistema immunitario delle nostre società contro la deriva del fanatismo».

L'Europa non fa quello che deve fare
Il primo passaggio è la difesa dei propri valori, anche se questo rischia di tradursi «in una perdita di voti» o in «insulti dai partner europei» con tanto di procedura di infrazione avviata da Bruxelles contro l'Italia: «Non potrete mai chiedere all'Italia di rinunciare a quello che è. Anche se ci dovesse costare una perdita di voti, non perderemo mai la nostra dignità. Per questo continuiamo a lavorare per salvare anche una sola vita umana», scandisce Renzi. Che ribalta le accuse: è l'Europa che «non fa quello che deve», è l'Europa che «si lava la coscienza dando un po' di soldi a qualche paese» sono alcuni dei suoi leader che «strillano il giorno dopo la tragedia e poi si nascondono».

Un Presidente del consiglio non gioca a Risiko
Il secondo passaggio riguarda l'azione diplomatica e militare contro il Daesh: «Avviare una transizione in Siria, stabilizzare l'Iraq, avviare un accordo politico Libia. Con un obiettivo chiaro: la distruzione di Daesh che è l'assoluta priorità». Un piano su cui l'Italia è già fortemente impegnata, ma che vedrà ulteriori sforzi solo se e quando ci sarà anche una strategia per la Siria: «Un presidente del Consiglio non gioca a Risiko per far contenti i commentatori: un presidente del Consiglio chiede che ci sia un disegno strategico».

L'Italia un ponte tra Europa e Africa
Il terzo passaggio è la cooperazione internazionale. Su cui Renzi rivendica lo sforzo del governo («Aumentano dopo anni i fondi») ma loda anche le attività delle due principali aziende italiane. Stamattina Enel, con la donazione di 500mila euro a favore dell'Unhcr che consentirà a 20mila bambini siriani di tornare a studiare in patria. E oggi pomeriggio, al foro di dialogo mediterraneo, anche Eni: «Vorrei riconoscere all'ingegner Descalzi e all'Eni un grande lavoro, non soltanto nel settore energetico che pure è decisivo, ma anche a livello geopolitico, dal Mozambico all'Egitto e dal Corno d'Africa fino ai Paesi dell'Africa Occidentale».
Perchè nonostante tutti i riflettori siano puntati sulla Siria, Renzi insiste nel guardare al continente nero: «La sua forma geografica fa dell'Italia naturalmente un ponte tra Europa e Africa, il continente che più di ogni altro avrà la possibilità di crescere nei prossimi 20 anni». Una strategia che per Renzi deve coinvolgere tutta la UE, colpevole in questi anni di allargamento ad est di aver trascurato la sponda sud.