28 febbraio 2020
Aggiornato 04:00
Chiti: «Sbagliato rifiuto pregiudiziale di confronto con Dem»

Su Sinistra italiana infuriano le polemiche del Pd

Non si placano le polemiche nel Pd a causa della nascita del nuovo gruppo Sinistra italiana, presentato domenica in un gremito Teatro Quirino a Roma

ROMA - Non si placano le polemiche nel Pd a causa della nascita del nuovo gruppo Sinistra italiana, presentato domenica in un gremito Teatro Quirino a Roma. «Agli amici che hanno dato vita a Sinistra italiana dico che rispetto la scelta ma non la condivido: ancor più mi sembrano sbagliati i loro annunci di rifiuto pregiudiziale di confronto e convergenza con noi». Lo scrive nel suo blog il senatore del Pd Vannino Chiti.

Chiti rispetta ma non condivide
Secondo l'esponente della minoranza dem, «il Partito democratico è nato per dar vita ad una grande sinistra plurale, che comprenda al suo interno le diverse culture dei riformisti e dei progressisti, sia protagonista nella famiglia socialista europea, ponendo come obiettivo centrale la costruzione di una democrazia sovranazionale, si fondi sui valori della dignità della persona, della solidarietà, dell'ecologia, della non violenza. Il Pd deve sviluppare l'esperienza dell'Ulivo, non rinnegarla. I cittadini di orientamento moderato vanno conquistati con la credibilità di un'innovazione di sinistra, non cedendo a confuse operazioni centriste. La democrazia vive come alternanza tra forze diverse, non con i 'partiti della nazione'», conclude Chiti.

Fasiolo: segnali di ripresa, e loro escono
«I segnali di ripresa dell'occupazione, la crescita stimata del Pil, i dati sempre più confortanti confermati ieri dall'Ocse e oggi dall'Istat sono il frutto del buon lavoro svolto dal governo e dal Parlamento. Per questo l'uscita dal Partito Democratico di alcuni esponenti è una vicenda molto triste». Lo ha dichiarato la senatrice del Pd, Laura Fasiolo. «D'Attorre e Fassina hanno detto che il Pd non è più la sinistra - ha aggiunto -. Ma qual è la piccola sinistra che vorrebbero, quella di Cuperlo con o contro D'Alema, con o contro Bersani, con o senza Civati, o quella landiniana? Mi auguro - ha continuato Fasiolo - che chi ha lasciato il Pd possa capire in tempi brevi l'improvvida scelta di uscire da un partito plurale per vocazione. L'unica sinistra possibile è quella del Partito Democratico. Un partito riformista, plurale, che affonda le radici in una storia antica ma che sa guardare anche e soprattutto in avanti. Altri - ha concluso Fasiolo - stanno solo dimostrando di non saper leggere, pur nelle imprecisioni che il rapido cambiamento comporta, la sfida di modernità e di futuro di un progetto coraggioso che scalfisce vecchie croste di potere».

Monaco: meglio alleanze con il trattino che solchi incolmabili
«Non mi piace la piega che va prendendo il rapporto tra Pd e Sinistra italiana: non il buonismo ma la politica dovrebbe suggerire di non scavare solchi incolmabili, di non rapportarsi come i principali nemici». Lo ha affermato in una dichiarazione il parlamentare Pd Franco Monaco. "Inascoltato - ha ricordato - avevo proposto la "separazione consensuale" tra centro renziano e sinistra riformatrice per poi, auspicabilmente, dare vita a un'alleanza di centro-sinistra con il trattino. Le cose vanno diversamente: quando differenze interne incomponibili non sono prima riconosciute come tali e poi governate politicamente esse degenerano sino all'autolesionismo del centrosinistra. Le responsabilità? Di tutti e tre gli attori: della baldanzosa presunzione di autosufficienza e della leadership divisiva di Renzi, che scioccamente minimizza la defezione di parlamentari autorevoli mentre celebra il reclutamento nel Pd e nella maggioranza di governo di ceto politico in cerca di sistemazione; delle divisioni interne e dell'irresolutezza dei "vorrei ma non posso" di una minoranza PD politicamente ininfluente; di chi non ha avuto pazienza di attendere a una operazione politica maiuscola e ha lasciato il PD con fuoriuscite su base individuale. Quando prevalgono la rimozione dei problemi e i risentimenti si appanna la lucidità e ci si fa del male».

Damiano: tipica malattia della sinistra
«La peggiore malattia della sinistra, storicamente, è quella di considerare come peggior nemico quello che ha le idee più simili alle tue. I compagni di ieri diventano gli avversari di oggi. Se andiamo su questa strada regaliamo le grandi città, nel voto amministrativo, al populismo e poi prepariamo la stessa sorte per il governo del Paese». Lo dichiara Cesare Damiano (Pd), presidente della commissione lavoro della Camera. «Non commettiamo questo errore: gli anatemi reciproci - continua Damiano - non servono, piuttosto confrontiamoci sui contenuti. Il primo appuntamento sarà la legge di Stabilità, per la quale vanno previste correzioni che aggancino meglio la scelta della crescita a quella dell'equità sociale, tema che va irrobustito. Il secondo, è la definizione dei programmi di governo delle città per i quali è fondamentale il ruolo di una sinistra riformatrice. La dichiarazione di Fassina, secondo il quale 'nelle principali città non ci sono le condizioni per alleanze con il Pd' va, purtroppo, nella direzione sbagliata: prima ancora di parlare di contenuti si fanno scelte di schieramento che prescindono dalle situazioni locali e obbediscono a logiche nazionali. Scelta che, se attuata, caricherebbe di grandi responsabilità la neonata Sinistra Italiana», conclude il parlamentare Dem.

Renzi: li rispetto, ma sono lontani dalla felicità
Quelli di Sinistra italiana «non li considero nemici del popolo, come io non vorrei essere considerato un attentatore della democrazia. Sono dei nuovi competitor, quindi li rispetto e non li prendo sottogamba. Detto questo, è evidente che anche la loro iniziativa è il prodotto di una sconfitta, e che quel che accade è una riedizione di quanto già avvenuto in passato a sinistra, con Bertinotti prima e con Vendola poi...». Lo dice il premier, Matteo Renzi, in un colloquio con La Stampa. «Certa sinistra - aggiunge - ha passato un anno ventre a terra contro di me e contro il governo: non c'era piazza dove la Fiom non mi aspettasse per chiedere lavoro, in Parlamento hanno fatto aventini e votato contro ogni nostro provvedimento, sono stato accusato di attentare alla democrazia, e secondo alcuni ci sono stati più attentati che giorni di pioggia..., e hanno messo in campo uno sciopero generale come non ne facevano da anni... Quando attaccano 'Happy Days' non lo fanno perché si sentono lontano da Fonzie, ma perché si sentono lontani dalla felicità. Senza scomodare la costituzione americana e la filosofia politica, io invece credo che la felicità sia l'orizzonte politico da dare agli italiani».

(Con fonte Askanews)