20 ottobre 2019
Aggiornato 03:30

D'Attorre: «Se non cambia, non voto la legge di stabilità»

Il deputato della minoranza del Partito Democratico al Corriere della Sera: «Non credo sarà l'unico. Con un voto contrario uscirò dal partito»

ROMA - Alfredo D'Attorre, deputato della minoranza Pd, non voterà la legge di stabilità 2016 se non verrà corretta in Parlamento. In una intervista al Corriere della Sera spiega: «Non ci siamo assolutamente. È un impianto nsostenibile. Porta a compimento la mutazione genetica del Pd. L'abbraccio con la destra mi pare perfettamente coerente con le scelte di fondo. Al centro c'è l'abolizione della tassa sulla prima casa per tutti, compresi i proprietari di castelli. Neppure Berlusconi si era spinto fin lì. A fronte di questo si riduce la spesa per la sanità in rapporto al Pil».

«Non c'è nulla - sottolinea D'Attorre - per la flessibilità in uscita per le pensioni e ci sono briciole persino insultanti per i dipendenti pubblici, dopo cinque anni di blocco contrattuale. Sul Sud siamo alle chiacchiere. Si dà la priorità ai profitti aziendali senza neppure il vincolo del reinvestimento, anziché ai redditi da lavoro. E poi c'è la ciliegina sulla torta sull'uso del contante, che trasmette un messaggio inquietante in termini di lotta all'evasione e alla corruzione».

«Senza correzioni profonde - sottolinea - la ritengo invotabile. Renzi se la approvi con i voti di Alfano e di Verdini, non certo con il mio. Verdini ha già saldamente piantato le sue tende nel giardino del Pd. Di fronte a questo impianto andrò fino in fondo. Stavolta per me prevarrà la fedeltà al programma con il quale siamo stati eletti nel 2013». Poi dovrà uscire dal Pd. «È del tutto ovvio che un voto contrario implica conseguenze politiche. La sua approvazione significherebbe il definitivo distacco del Pd da una rotta di centrosinistra. Contiene misure che rappresentano una demolizione anche simbolica dell'eredità dell'Ulivo. Se queste cose le avessero proposte Berlusconi e Tremonti saremmo scesi in piazza».

«Penso - conclude D'Attorre - che ci sia ancora la preoccupazione di evitare una spaccatura definitiva del Pd. Ma per quanto mi riguarda siamo arrivati a un punto limite e rischieremmo di non essere più credibili dopo un altro voto favorevole. Non credo che sarò l'unico deputato Pd a non votare la Stabilità, se resta questo l'impianto. E questa scelta sarà condivisa da molti militanti. Invito il resto della minoranza a fare una riflessione. Sul territorio c'è sofferenza e sconcerto. A questa mutazione genetica si aggiunge la sospensione di ogni forma di democrazia interna».