3 aprile 2020
Aggiornato 22:30
Se questo è un grande evento

Giubileo, a Roma serve un miracolo

Parte la corsa contro il tempo: in cento giorni (ma la Giunta ha già previsto ritardi) bisognerà completare decine di cantieri. Con i prevedibili disagi per la viabilità dei romani. Mentre il sindaco latita e il premier non ci mette la faccia

ROMA – Dalla scorsa settimana, possiamo finalmente mettere la parola «fine» all'estenuante telenovela sul destino della Giunta Marino: l'Amministrazione è rimasta in piedi, il primo cittadino ha i suoi tre tutori, sarebbe ora che tutti quanti si mettessero a lavorare seriamente. Ma questo non significa che sia ancora arrivato il momento per stare tranquilli: di telenovela, infatti, ne è appena cominciata un'altra, quella intitolata «Giubileo». Di puntate ne sono previste cento, tanti quanti sono i giorni che mancano all'8 dicembre, data fissata per l'inizio dell'Anno santo. Il modello che il governo Renzi ha in mente è quello dell'Expo di Milano. Anche in quel caso, beninteso, quando furono aperti i battenti i lavori erano ben lontani dall'essere completati, ma grazie alle abilità di mascheramento e occultamento (di cui il nostro premier si è più volte dimostrato un maestro) almeno si è evitata la figuraccia internazionale. La situazione di Roma alla vigilia del Giubileo è sostanzialmente la stessa: mancano tre mesi e non è ancora stato aperto neanche uno straccio di cantiere. Per questo l'esecutivo ha nominato un altro commissario con poteri straordinari ad hoc: a Milano fu Sala, nella capitale sarà il solito prefetto Franco Gabrielli. E il sindaco Ignazio Marino? Lui rimarrà anche oggi in vacanza negli Stati Uniti, in un luogo non meglio precisato «per questioni di sicurezza», presumibilmente a New York per incontrare il suo collega Bill De Blasio. E pazienza se nelle stesse ore al Campidoglio si terrà la prima riunione operativa sul grande evento.

Cantieri, disagi, tasse ed evasione
Sono previste decine di opere, ma tutte medio-piccole, una sorta di lifting della città: non c'è il tempo e non ci sono i soldi per immaginare interventi più profondi. Tutti promettono che «si lavorerà giorno e notte, sette giorni su sette», ma par di capire che almeno una quota moderata di ritardi sia già stata messa in conto: il vicesindaco Marco Causi ha infatti assicurato che «i cantieri saranno completati entro la fine dell'anno», quindi anche dopo l'inaugurazione di inizio dicembre. E solo perché, se non saranno spesi entro il 2015, si rischia di perdere anche i 50 milioni del mutuo acceso alla Cassa depositi e prestiti. Le ruspe entreranno in azione tra una settimana e i romani cominciano già a farsi il segno della croce: non per un sussulto di religiosità in vista dell'Anno santo, bensì per i disagi che li attendono in termini di viabilità. Le zone più toccate dai lavori sono infatti anche quelle più trafficate: le aree delle stazioni Termini, San Pietro e Ostiense, i lungotevere, piazza Vittorio, piazza Venezia e via Nazionale dove verrà rifatta la pavimentazione, più ventuno piste ciclabili tra centro e periferie.  E mentre gli operai lavoreranno sulle strade, gli assessori faranno lo stesso in Giunta, per completare il panorama degli interventi: il primo ad avere le idee chiare è il neo-titolare dei Trasporti, Stefano Esposito, che ha preannunciato di triplicare le tasse per l'accesso al centro dei pullman turistici. Saranno una decina di milioni i pellegrini che utilizzeranno questo mezzo, per un extra-gettito previsto di 52 milioni, più o meno quanto servirebbe a pagare tutto il Giubileo, o a coprire i buchi dell'Atac. Tutto bene, purché poi queste tasse vengano pagate davvero. E che non finisca tutto come per le case affittate in nero ai turisti (il 55%) o i bed and breakfast abusivi (oltre il 75%). Anche questo, infatti, è il turismo a Roma.

Ma Renzi ha il sedere parato
Comunque vada a finire questo grande evento, che potrebbe diventare l'occasione di rilancio internazionale della capitale martoriata o viceversa l'ultimo chiodo che sigillerà la sua bara, un uomo sicuro di «stare sereno», come dice lui, in entrambi i casi c'è già: Matteo Renzi. Il bulletto di Firenze è furbo, e infatti non ha messo la faccia nella conferenza stampa di presentazione del commissario per il Giubileo, mandando avanti il ministro degli affari scomodi Angelino Alfano. Se sarà un flop, potrà sempre dare la colpa a lui, a Gabrielli, a Marino, alla sorte avversa. Se sarà un successo, il merito sarà inevitabilmente tutto assunto dal suo governo e da lui come capo. Come per l'Expo. Ti piace vincere facile, eh?

Sostieni DiariodelWeb.it

Caro lettore, se apprezzi il nostro lavoro e se ci segui tutti i giorni, ti chiediamo un piccolo contributo per supportarci in questo momento straordinario. Grazie!

PayPal