13 dicembre 2019
Aggiornato 22:00
Il sottosegretario agli Esteri sull'immigrazione

Della Vedova: «Bene la Germania sulla sospensione di Dublino»

Il senatore e sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, ha affermato che la scelta del governo tedesco di sospendere il Trattato di Dublino per i rifugiati siriani «ha una grande portata pratica e politica»

ROMA (askanews) - «La decisione tedesca» di sospendere il Trattato di Dublino per i rifugiati siriani «ha una grande portata pratica e politica» ed «è un importantissimo passo avanti nella direzione giusta, una risposta inequivocabile alla violenza neo-nazista in Germania e un vero esercizio di leadership europea». Lo scrive in un articolo pubblicato oggi su Stradeonline.it, il senatore e sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova.

Xenofobia e eurofobia
«La xenofobia e l'eurofobia - aggiunge - sono chiaramente due sintomi della stessa malattia. A prevenire il contagio, come è sempre più evidente, non basta il permanente scaricabarile politico-istituzionale tra gli Stati e da parte dei vari Stati verso l'Ue, come se immigrati e richiedenti asilo fossero rifiuti tossici da stoccare in luogo protetto e comunque sempre 'altrove'. Questa sindrome Nimby anti-umanitaria - sottolinea Della Vedova - non salverà l'Europa, ma la distruggerà». Secondo il aottosegretario agli Esteri, «l'Italia, come ha ribadito oggi Gentiloni, è in prima linea con sforzi e risultati eccezionali sull'immigrazione. È un Paese che deve far fronte all'immediata emergenza umanitaria del primo soccorso e da anni lavora, con esiti straordinari, per impedire un'ecatombe quotidiana di disperati nel Mediterraneo. Alzare il dito per bacchettare il nostro Paese, da parte dei Paesi vicini, non avrebbe dunque alcun senso. Non bisogna fare polemiche, bisogna tutti fare di più. Esattamente come ha fatto il governo tedesco».

La protezione dei rifugiati
Conclude Della Vedova: «La protezione dei rifugiati, per le dimensioni e le caratteristiche che il fenomeno ha assunto, o diventerà oggetto di una vera cooperazione europea, con l'adeguamento degli strumenti di diritto e operativi oggi disponibili e manifestamente insufficienti, oppure accrescerà le diffidenze e le tensioni nazionalistiche contro l'Unione europea».