16 ottobre 2019
Aggiornato 02:00
#Romasonoio

Ripuliamo Roma. Dai rifiuti e dalla corruzione

Gassman ha ragione: cominciamo noi romani a pulire la nostra città. Non solo dalla monnezza che invade le strade, ma anche dal sistema corrotto che ne ha infestato la politica da troppi anni. Marino ha un'ultima chance per provarci: sosteniamolo

ROMA – I soliti criticoni un tanto al chilo lo hanno accusato di parlare facile, lui che è milionario e sta sempre all'estero. Ma in realtà, qualunque sia la sua vera e profonda motivazione, l'iniziativa di Alessandro Gassman #Romasonoio è lodevole. Non solo eticamente, anche concretamente: arrivati a questo punto, con una Capitale in piena agonia, chi non fa parte della soluzione fa parte del problema. Punto. È troppo facile, per quanto in voga tra i romani, prendersela sempre con qualcun altro, a partire da chi comanda. Ma le responsabilità dello sfascio vanno condivise equamente tra tutte le parti in causa: non solo perché i sindaci e i consiglieri comunali sono pur sempre votati dai cittadini, ma anche perché si ritrovano a gestire quella stessa città che noi diamo loro in mano.

Gli sporcaccioni siamo noi
Prendiamo il tema dei rifiuti, ad esempio: proprio quello al centro dell'iniziativa di Gassman e delle denunce che in questi giorni piovono finanche dal New York Times. C'è forse qualcuno che pensa che le strade siano sporche perché Ignazio Marino fa nottetempo il giro di Roma spargendo monnezza a destra e a manca? È evidente che la sporcizia sia provocata da noi cittadini, dal nostro insufficiente senso civico e dal nostro scarso amore per la città in cui abitiamo. Su questo Gassman ha perfettamente ragione: se vogliamo una Roma che faccia meno schifo, cominciamo a non rovinarla noi per primi. Dimostriamo meno egoismo e più capacità di gettare l'occhio oltre il piccolo giardinetto di casa nostra: ne avremo tutti da guadagnare, a lungo termine.

Perché la raccolta non funziona?
Allo stesso tempo, però, hanno ragione anche coloro che a Gassman ricordano l'altra parte delle responsabilità, quella istituzionale. Il senso è: noi romani paghiamo le tasse e pretendiamo in cambio servizi adeguati, degni di una Capitale europea. Perché dovremmo mantenere un carrozzone pubblico come l'Ama se poi a raccogliere i rifiuti per strada dobbiamo essere noi con scopa e paletta? Sacrosanto. Ma, anche su questo fronte, mi chiedo e vi chiedo come mai questi problemi, che nascono da lontano, da almeno vent'anni di Giunte inefficienti quando non addirittura colluse con la criminalità organizzata, esplodano proprio oggi sotto la guida di Ignazio Marino. Che, seppur non sia stato capace finora di risolverli nel modo che aveva in mente, certamente non può essere accusato di averli aggravati fino a questo punto in soli due anni.

Antisistema
Il fatto è che Marino, per quanto inefficiente, si è sempre dimostrato onesto e dunque ha rifiutato di contaminarsi con l'intricato sistema di corruzione pubblica, interessi privati, familismo amorale, favori incrociati e amici degli amici che domina incontrastato Roma ormai da decenni. Anzi, da buon «marziano», come è stato definito proprio per la sua estraneità agli ambienti romani, ha provato a contrastarlo: l'esempio emblematico arriva di nuovo dalla raccolta rifiuti, dove il sindaco ha osato mettere fine al cinquantennale, chiacchierato e ben poco trasparente monopolio della discarica di Malagrotta del magnate Manlio Cerroni. Guarda caso, proprio da quel momento gli spazzini hanno iniziato a non raccogliere più l'immondizia dalle strade. Chi tocca i fili muore.

L’ultima chance
Proprio per questo, proprio perché ha avuto il coraggio e l'incoscienza di mettersi contro i poteri forti, oggi più che mai il primo cittadino ha bisogno del sostegno nostro, quello dei romani onesti e perbene. Noi siamo pronti a dargli fiducia per l'ultima volta, perché i suoi tentativi di moralizzazione della città ci piacciono tanto, anche se finora sono rimasti solo sulla carta. Lui, a partire dal rimpasto di Giunta che è previsto per domani, dovrà però dimostrare di essere capace di realizzarli davvero. Oltre all'onestà e al decisionismo, Marino ci convinca che possiede anche l'efficienza. Questa è la sua (e forse anche la nostra) ultima possibilità. Non la sprechi. Stavolta, non glielo perdoneremmo più.