31 maggio 2020
Aggiornato 06:30
M5S contro gli sprechi di Palazzo Chigi

Tutti i siti di Renzi

Il governo non bada a spese quando si tratta di farsi propaganda. E la Corte dei Conti denuncia: i tagli solo a carico dei lavoratori dipendenti. Per gli appalti invece la finanza è pubblica è rimasta più che allegra.

ROMA - Cosa ci deve fare Matteo Renzi di 240 siti web? Molti li usa per fare la propaganda a se stesso e al governo, molti altri non li usa ma li paga. Tanto la bolletta non arriva a lui, ma a chi paga le tasse.

TUTTI I SITI DI MATTEO - Sapete quanti sono i siti web riconducibili all’esecutivo? La bellezza di 240. Circa un quarto risultano inattivi, mentre molti altri vengono aggiornati solo sporadicamente.
Quelli attivi il premier li usa per fare propaganda. Gli altri sono praticamente abbandonati, ma quello invece resta vivo e vegeto è il loro costo.
La scoperta delle bulimia web di Matteo Renzi è dei deputati del Movimento 5 stelle che hanno presentato una interrogazione parlamentare, primo firmatario Riccardo Nuti.

FARSI BELLI A SPESE DEI CONTRIBUENTI - «Il governo usa internet per fare propaganda. E scarica i costi sui cittadini. Esistono almeno 240 siti web riconducibili all'esecutivo e circa un quarto del totale risultano essere inattivi», denunciano i deputati M5S che hanno chiesto lumi a palazzo Chigi sulle spese di gestione e manutenzione del florilegio di domini web del governo.
«Il sottosegretario De Vincenti - ha riferito  il deputato Riccardo Nuti - ci ha risposto con una lista parziale di indirizzi e un giro di parole che non chiariscono l'entità delle spese effettive. I 5mila euro al mese per la manutenzione software ci sembrano una cifra parziale. Molti di questi siti sono troppo simili tra loro e hanno finalità solo propagandistiche. Basti dire che ci sono circa una decina di spazi web al fine di comunicare lo stato di avanzamento delle riforme annunciate dai vari esecutivi».
Infine i parlamentari grillini chiedono che si torni a parlare anche «dello scandalo di Verybello.it e dell’ annosa querelle che riguarda Italia.it».

LA SCURE SUI DIPENDENTI PUBBLICI - Resta inoltre al centro del dibattito la  responsabilità del governo rispetto al contenimento della spesa pubblica.
Renzi a parole promette di fare piazza pulita degli sprechi, ma poi nei fatti si è disfatto dello scomodo Carlo Cottarelli per poter elargire più facilmente quattrini in odore di clientela a destra e sinistra. A testimoniarlo ci sono le cifre fornite dalla Corte dei Conti. Il premier, dice la magistratura contabile ha calato la scure solo sui dipendenti: la spesa per i redditi da lavoro dipendente (cioè gli stipendi pagati a impiegati e funzionari) è scesa dal 30,8 per cento del totale registrato nel 2001 al 29,4 per cento registrato nel 2014.

FINANZA ALLEGRA PER GLI APPALTI - La finanza del governo, sostiene la Corte dei Conti, è rimasta invece allegra quando si è trattato di fare acquisti o dispensare appalti: la spesa per acquisti di beni , prestazioni di servizi e utilizzo di beni di terzi, in tredici anni è decollata: era pari al 23,6 per cento nel 2001 è salita al 25,3 nel 2008, ma è addirittura schizzata al 29,5 per cento nel 2014.
Alla fine dello scorso anno la Germania la conteneva al 19,7 per cento, la Francia al 21 per cento. Perfino la Spagna ha fatto meglio di noi limitandola al 23,9 per cento del totale.
Affossare i dipendenti è facile, risparmiare sugli amici degli amici è invece più complicato.

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