19 gennaio 2020
Aggiornato 07:30
Il 17 luglio primo vero confronto in aula

Caso Yara, processo 5 anni dopo l'omicidio: dubbi e battaglie

La svolta investigativa arriva il 16 giugno 2014, quando un muratore di 44 anni, Massimo Giuseppe Bossetti, viene arrestato sulla base delle indagini sul Dna, che nel caso dell'uomo risulta sovrapponibile a quello rilevato sugli indumenti intimi di Yara

BERGAMO (askanews) - E' stata una delle storie di cronaca nera che più hanno colpito il pubblico italiano: l'omicidio della 13enne Yara Gambirasio avvenuto a Brembate di Sopra, comune della provincia bergamasca con meno di 8mila abitanti, il 26 novembre del 2010. Nel tardo pomeriggio di quel giorno la ragazzina, che praticava ginnastica ritmica a buoni livelli, ha lasciato da sola il centro sportivo di Brembate per fare ritorno a casa poco lontano, ma da quel momento si sono perse le sue tracce. Unico indizio, che poi sarà molto importante nel quadro delle indagini, il fatto che il suo cellulare sia stato agganciato, pochi minuti dopo l'uscita dalla palestra, dalla cella di Mapello, paese a tre chilometri da Brembate. Il corpo della ragazzina verrà ritrovato in un campo a circa 10 km dal luogo della scomparsa il 26 febbraio 2011: su di esso segni di colpi di spranga e armi da taglio, più una profonda ferita alla testa. Secondo gli esperti però nessuna di queste era una ferita mortale, e il decesso sarebbe giunto anche a causa del freddo.

Bossetti è rimasto l'unico indagato
Le indagini per lunghi periodi hanno dovuto fare i conti con la scarsità di indizi e alcune piste rivelatesi poi sbagliate, come quella che aveva portato a indagare un operaio marocchino che lavorava in un cantiere edile a Mapello. La svolta investigativa arriva il 16 giugno 2014, quando un muratore di 44 anni, Massimo Giuseppe Bossetti, viene arrestato sulla base delle indagini sul Dna, che nel caso dell'uomo risulta sovrapponibile a quello rilevato sugli indumenti intimi di Yara, che peraltro non ha subito violenze carnali, inizialmente attribuito a colui che gli investigatori hanno chiamato «ignoto 1». Sulle prove legate al Dna, nucleare e non mitocondriale, la difesa di Bossetti ha sollevato pesanti dubbi fin da subito, ma comunque, il 26 febbraio 2015 con la chiusura delle indagini Bossetti è rimasto l'unico indagato e per lui è stato chiesto il rinvio a giudizio. Da parte sua la difesa ha più volte invocato la scarcerazione del muratore, sempre negata dai giudici bergamaschi.

Primo round in 17 luglio
Prima dell'apertura del processo, oggi 3 luglio, difesa e procura hanno combattuto a livello di istanze e di media, in particolare gli avvocati di Bossetti, oltre ai dubbi sulla prova del Dna, hanno contestato anche i rilievi sui frammenti di tessuto ritrovati sugli indumenti di Yara e gli elementi sui siti Web pedopornografici rilevati nel computer dell'imputato. Con queste premesse, di dura battaglia legale, il processo si è aperto oggi: primo vero e proprio round il prossimo 17 luglio.