21 novembre 2019
Aggiornato 13:30
Un imprenditore sconfigge l’ex magistrato Casson

A Venezia sconfitto lo statalismo

Luigi Brugnaro promette una città “apertissima ai privati” e convince i veneziani che per battere corruzione e malaffare non ci voglia più stato, ma concorrenza e voglia di rischiare in proprio, senza la rete protettiva dei soldi dei contribuenti.

ROMA- Ormai tutti parlano di modello Venezia. C’è addirittura chi paragona la vittoria di Luigi Brugnaro alla discesa in campo di Berlusconi nel 1994. Il successo dell’imprenditore che in appena 83 giorni ha asfaltato (come si usa dire di questi tempi ) il candidato del Pd ha infatti un valore emblematico per la sinistra che va molto al di là delle perdita di una classica roccaforte.

L’EFFETTO MOSE - E la ragione è semplice da spiegare. Le elezioni bagnate dalla laguna seguivano uno degli scandali più clamorosi dell’ultimo decennio con miliardi su miliardi buttati nel calderone del Mose, (la difesa presunta dalle acque alte) soprattutto per ingrassare le tasche di politici, faccendieri, collusi, e imparentati. Se solo pensiamo a che cosa avvenne dopo tangentopoli, quando Di Pietro, concluso il processo Enimont, si tolse pubblicamente la toga per andare a fondare un partito, sicuro di ottenere un trionfo, chi poteva dubitare della vittoria di ex magistrato di ferro come Felice Casson, dopo un arrembaggio come il Mose?

LA TOGA NON PAGA PIU’- E invece non è andata così perché da tangentopoli ad oggi non solo sono passati quasi trent’anni, ma soprattutto perché sulla laguna è passato il messaggio che dai guai prodotti dalla mano pubblica non si esce cercando riparo in uomini intrisi di cultura e filosofia pubblica. E’ questo l’effetto epocale del successo di Brugnaro a Venezia: dovendo puntare sull’onestà, come inevitabilmente avviene dopo aver subito l’ aggressione della disonestà, i veneziani non si sono rifugiati dietro il manto di una ex toga. Il cambio di passo lo hanno invece affidato a chi ha costruito la propria fortuna sulle proprie forze e non sull’onda degli apparati statali.

BRUGNARO IL CAMPAGNOLO - I veneziani, scegliendo Brugnaro, hanno dato ragione a chi da tempo sostiene che la corruzione, il malaffare, non si vincono puramente invocando l’onestà, ma cambiando il metodo, i meccanismi dell’economia che hanno governato, e continuano a governare, l’Italia fin dai tempi lontani dell’avvento del centrosinistra, e forse anche prima. Quello che Brugnaro è riuscito a sconfiggere a Venezia è quella convinzione così diffusa da essersi infiltrata in ogni vena del Paese, secondo la quale il pubblico debba essere migliore, e più utile agli interessi della società, del privato. Gli italiani negli ultimi trenta-quarantenni sono stati così certi del primato del pubblico sul privato da avere digerito l’implosione non solo dei paesi sovietici, ma anche il fallimento della fascia più liberista, cioè di quell’area che si riconosceva nella «terza via»(dalla Jugoslavia alla Romania) come un incidente politico e non come l’effetto matematico di un metodo sbagliato.

ATTENZIONE AL PRIVATO TAROCCATO - Il risultato è stato che il socialismo reale è stato spazzato via in quei paesi, ma è restato vivo e vegeto da noi, anzi in molti casi ha conquistato altri spazi, anche se sotto mentite spoglie. Per mentite spoglie vanno intese, per esempio, molte delle «privatizzazioni» volute da Carlo Azeglio Ciampi, e in primo luogo quella delle banche. Che fine hanno fatto le storiche Banca Commerciale, Credito Italiano, Banca di Roma? Sono finite dalla padella delle Partecipazioni Statali, alla brace delle Fondazioni, cioè di nuovi padroni di nomina pubblica che governano il sistema creditizio senza avere pagato una lira, senza rischiare un euro dei propri. E’ sembrato normale, secondo questa logica, che Il Monte dei Paschi fosse governato dai membri di un consiglio comunale della pur civile e densa di storia, Siena. Poi si è visto come è finita.

IL VIZIO STATALISTA - Che cosa prometteva Felice Casson ai veneziani? Ticket a volontà per i 20 milioni di turisti che ogni anno affollano la loro magica città. Luigi Brugnaro, che è chiamato «il campagnolo» perché ha una azienda di famiglia di 426 ettari a Chiusi, ha promesso carte premium per i turisti, concorrenza fra i pontili, servizi differenziati. Insomma una laguna più chiusa alla burocrazia e più aperta al libero mercato. I veneziani, al dunque, hanno scommesso su quell’antica teoria secondo la quale l’interesse dei singoli è il miglior viatico per l’interesse di tutti. Purché Brugnaro non segua l’esempio di Silvio Berlusconi che, dimentico della sua storia personale, si lasciò trasportare da un romantico nazionalismo addossando agli italiani l’ennesimo salasso per conservare sotto il tricolore una Alitalia che, gira e rigira, è finita comunque sotto il controllo degli stranieri.